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Alla sede romana del Parlamento Europeo, si discute delle sanzioni occidentali alla Russia

Startshinov, Bordarenko, Bertot, Malan, Gasparri e Bergamini : la soluzione della crisi ucraina va cercata con ragionevolezza e pensando sempre alla vita quotidiana della gente
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In un documentato studio pubblicato nel 2015 sul sito dell’Istituto per l’Europa dell’ Accademia delle Scienze di Russia, Alekej Gromyko (nipote del mitico ministro degli Esteri sovietico, N.d.R.) e  Valentin Fedorov, rispettivamente Direttore e Vice Direttore dell’ente, analizzando la scelta occidentale delle sanzioni economiche contro la Russia in risposta alla sua politica nella crisi con l’ Ucraina, sostenevano l’ inutilità, storicamente dimostrata, delle sanzioni come arma di pressione nei confronti di regimi la cui politica si ritiene in contrasto col diritto internazionale.  E la contrarietà delle sanzioni –  che incidono negativamente sulla vita quotidiana dei popoli – al diritto umanitario,  specialmente alla Convenzione di Ginevra del 1949 ( “Cinquant’anni spesi nel blocco di Cuba da parte degli Stati Uniti”, scrivevano, a sostegno dellal loro tesi, “non hanno minato l’economia cubana né rovesciato i dirigenti politici cubani”. In poposito non va dimenticato, però, il forte sostegno che, in compenso, il regime castrista ricevette, per molti di quegli anni, dai Paesi comunisti, Urss in testa;. mentre nel caso del Sudafrica razzista, ad esempio, le sanzioni adottate nei suoi confronti negli anni ’80 giocarono un ruolo non secondario nella sua caduta). E’ vero, comunque ( e qui si può esser piu’ d’accordo con Gromyko e Fedorov), che a volte, in passato,  la linea  “sanzionista”  ha prodotto  effetti opposti a quelli desiderati, causa l’ondata d’ostilità verso i “sanzionatori” prodotta  dalle ristrettezze causate ai popoli colpiti (caso classico, quello italiano del ’35-’36, con le “inique sanzioni” occidentali legate alla guerra etiopica; e, in parte, cileno di fine anni ’70, con  Pinochet assurto quasi quasi a “eroe nazionale” antisanzioni).
   Due anni dopo la presa di posizione dei due autori, questi stessi temi son stati analizzati presso la sede romana del Parlamento Europeo di via Quattro novembre, in un incontro organizzato dalla “Fondazione Europea di sviluppo e cultura- Ki An”, col patrocinio dell’ agenzia stampa “Consul press”, diretta dal giornalista Antonio Parisi: e centrato sul possibile ruolo dell’ Italia in una svolta nei rapporti tra Russia e Unione Europea.  Cui han partecipato, da parte russa, Mikhail Startshinov, Vicepresidente della Commissione Affari interni della Duma di stato, e il giornalista e politologo Oleg Bordarenko; e, italiana, Maurizio Gasparri, Vicepresidente del Senato, Lucio Malan, membro della III Commissione permanente Affari Esteri del Senato, Fabrizio Bertot, europarlamentare eletto nelle liste PDL, e Deborah Bergamini, Vicecapogruppo del Partito Popolare Europeo  al Consiglio d’ Europa.
  “L’ Europa”, ha precisato Bordarenko,  “secondo l’ultimo rapporto ONU sull’ argomento, per le sanzioni contro la Federazione russa perde ogni mese, 2 milioni di euro; mentre in Italia, la maggioranza della gente si dichiara contraria a questa scelta. A parte poche aziende che da questa situazione han guadagnato buttandosi su alternative non sempre limpide, si può dire che  nessuno ha tratto vantaggio da anni di sanzioni; mentre la Russia non solo ha adottato controsanzioni verso l’ Occidente, ma, per quanto riguarda specificamente i rapporti con l’ Italia, ha anche dato vita a produzioni imitative di quelle italiane, che non arrivano piu’ ( le mozzarelle, ad esempio).E’ chiaro che questa situazione non può durare”. “All’ Italia, invece”, ha aggiunto Deborah Bergamini, “ogni ora di sanzioni alla Russia costa circa 410 milioni di euro; mentre dal 2002, anno dello storico vertice di Pratica di Mare, il nostro export in Russia è sempre salito, nel 2016 ( con, “in mezzo”, gli anni della terriibile crisi mondiale iniziata nel 2008), è sceso a poco piu’ di 6 miliardi emezzo di euro, e il 2017
 rischia di esere l’anni peggiore. M,a quel che è piu’ inaccettabile, è il comportamento di tanti nostri politici,  Governo in primo piano: che in Parlamento si dichiarano contrari alle sanzioni, poi nei consessi internazionali deputati veramente a decidere, votano a favore”. “Il massimo – ha ricordato Maurizio Gasparri – l’ha raggiunto il premier Gentiloni: che poco tempo fa, in conferenza stampa con Putin a S.Pietroburgo ha definito le sanzioni allal Russia “antistoriche”: mentre 24 ore dopo, al Consiglio Europeo, l’Italia ha dato l’ok alla loro proroga”.
     “In realtà- ha sottolineato, in risposta alle domande dell’ uditorio, Mikhail Starshinov – gli investimenti dei turisti russi in Italia, ad esempio,  potrebbero esser  tranquillamente sostituiti da quelli dei turisti di altri Paesi, e la stessa cosa, all’ inverso, vale per la Russia: ma a chi conviene questa logica? Oggi nessuno sta traendo vantaggi, in senso economico vero, da queste sanzioni (tranne , in Russia, una parte dei contadini, che s’è avvantaggiata delle nostre controsanzioni all’ Occidente e del ritorno a un regime protezionistico, che protegge appunto l’agricoltura russa). Occorrre quindi superare questa situazione, ma questo può avvenire solo con la soluzione della crisi russo-ucraina.Crisi che si può risolvere solo se, da ambole parti,. prevarrà un orientamento ragionevole: soprattutto la capacità di affrontare i problemi distaccandoci da emozioni e reazioni soggettive, e pensando sempre anzitutto alla vita quotidiana della gente”.
Fabrizio Federici
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