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I grandi nomi e le grandi assenze del Romics

Luci ed ombre sulla fiera del fumetto romana
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Si è conclusa ieri la XXI edizione del Romics, la più longeva manifestazione romana dedicata a fumetti, videogiochi, cosplay, e più o meno a tutto ciò che è collegato al mondo dell’entertainment. Ovviamente la sezione che riveste più importanza nell’ambito di questo evento è quella dedicata al fumetto, con un intero padiglione dedicato alla vendita di materiale editoriale delle più diverse case editrici, dalle major nostrane alle piccole produzioni. I restanti quattro padiglioni dedicati a questa edizione hanno ospitato eventi che vanno dalle proiezioni di film e documentari alla discussione su progetti sviluppatisi sul web.

Come ogni anno sono state molte le personalità legate al mondo del fumetto presenti in fiera, con una compresenza di autori affermati e scrittori o disegnatori alle prime esperienze. Il grande ospite d’onore di questa edizione, dopo la presenza di Go Nagai dell’anno scorso, creatore del celeberrimo Jeeg Robot, è stato Yoshiyuki Tomino, ideatore, fra le altre cose, di un altro dei grandi fumetti giapponesi dello stile cosiddetto Mecha, ovvero, per i profani, quello dei Robottoni: Gundam. L’autore giapponese è stato insignito del Romics d’Oro, un premio che ogni hanno viene consegnato a quelle personalità internazionali che, con il loro lavoro, hanno contribuito allo sviluppo e alla diffusione

Gabriele Dell'Otto

Gabriele Dell’Otto

del fumetto nel mondo. Ma, guardando entro i confini nostrani, sono stati diversi gli artisti italiani a cui, durante i giorni della fiera, i visitatori hanno avuto la possibilità di chiedere dei disegni personalizzati o degli autografi sulle

proprie opere. I tre più rilevanti sono stati senza dubbio Gabriele Dell’Otto, Giuseppe Camuncoli e Stefano Caselli, conosciuti ai più per i loro lavori per la Marvel e la DC, le più importanti case editrici di fumetti americane, che ogni mese danno alle stampe opere che vedono protagonisti personaggi iconici come l’Uomo Ragno, Batman e gli Avengers, delle cui storie i tre autori di casa nostra hanno fatto parte, per diversi periodi di tempo, del roaster dei disegnatori. Oltre alle tre super-star erano presenti anche diversi autori che, dopo aver iniziato a lavorare sul web, hanno poi visto le loro opere stampate da case editrici che ne hanno colto le potenzialità. Due esempi su tutti sono Labadessa, autore di alcune strip che hanno per protagoniste l’ansia e tutte le turbe proprie del genere umano, e Sio, che ha fatto del proprio stile minimale e di una comicità fuori dal comune il suo punto forte. Altro tassello importante della fiera sono stati senza dubbio quei rami dell’intrattenimento che inizialmente erano partiti per fare semplicemente da cornice alla parte centrale della manifestazione, il fumetto, salvo poi diventare, di anno in anno, sempre più importanti per l’organizzazione, ovvero la parte dedicata ai cosplay e quella relativa al mondo di Youtube. Sulla contaminazione fra queste diverse anime della fiera ci sarebbe molto da dire, dato che di anno in anno si rinnovano le polemiche per gli spazi dedicati a questa

Mattia Labadessa mentre firma il suo libro

Mattia Labadessa mentre firma il suo libro

o quell’altra sezione. In ogni caso le circa 20000 presenze attestate hanno dimostrato che questo appuntamento esercita ancora una forte attrattiva sugli appassionati del genere.

Purtroppo, per concludere, non si possono nascondere alcune mancanze del Romics che, da qualche anno a questa parte, sono sempre più evidenti. La più importante è relativa al fatto che ormai le più grandi case editrici italiane, fra

cui la Panini e la Sergio Bonelli Editore, non ritengano che l’appuntamento del Romics sia quello più consono per svelare al pubblico i propri piani editoriali futuri o per presentare opere in anteprima, preferendo altri appuntamenti nazionali per le proprie conferenze e presentazioni, come ad esempio il Lucca Comics ed il Napoli Comicon. Essendo il Romics, come detto, giunto alla XXI edizione, ed essendo quindi uno degli appuntamenti di genere con più storia alle spalle, questa scelta editoriale, a che è lontano da questo mondo, potrebbe apparire inconsueta, ma di certo gli editori hanno le loro ragioni per programmare in questo modo i loro eventi. Forse, dopo una così lunga tradizione, ci dovrebbe essere un cambio di rotta da parte dell’organizzazione, per fare in modo che il Romics, anche a livello editoriale oltre che mediatico, torni a rientrare nella cerchia dei più rilevanti eventi nazionali.

Andrea Ardone

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