“Solo” 1.310 vittime nei primi sei mesi del 2025. “Solo” -6,8% rispetto al 2024. È il solito paradosso delle statistiche: sembra quasi una buona notizia, finché non ti rendi conto che stiamo parlando di più di sette persone al giorno che escono di casa e non tornano più. Ma quando esattamente abbiamo deciso che morire un po’ meno è un successo?
Sulle strade urbane i morti calano, sulle autostrade aumentano. E via Cristoforo Colombo a Roma resta una specie di cimitero a cielo aperto, con i presìdi, i fiori, le foto dei ragazzi uccisi dall’ennesima macchina troppo veloce, troppo distratta, troppo “tanto a me non capita”.
Il punto è che continuiamo a vivere la velocità come un diritto naturale e le regole come una seccatura. Poi ogni anno facciamo la giornata delle vittime della strada, ci indigniamo 24 ore, condividiamo il video con lo slogan sull’sms, e il lunedì ricominciamo a guidare come se la strada fosse nostra. Finché un giorno scopriamo che su quel numero, 1.310, c’è scritto il nome di qualcuno che conosciamo.



















