Il dna dell’uomo e la parità sono diventati l’ultima coppia male assortita del 2025. Davvero basta evocare il codice genetico per spiegare secoli di sopraffazione? È comodo pensare che sia scritto nei cromosomi, meno comodo ammettere che è inciso nei privilegi. E quando a pronunciarla è chi dovrebbe difendere la legge, il cortocircuito è servito.
Millenni di dominio maschile non sono un refuso del destino ma una scelta rinnovata, giorno dopo giorno, da chi gira la testa dall’altra parte. Le leggi si aggiornano, i codici si riscrivono, perfino i software si patchano: possibile che l’unica cosa intoccabile resti il maschio medio?
L’educazione arriva sempre in coda, come la nota a piè di pagina che nessuno legge, eppure è lì che si decide se un bambino impara il rispetto o l’immunità morale. Non esiste un gene della disparità, esiste la comoda leggenda che la giustifica. E finché continueremo a raccontarcela, la violenza resterà la nostra paurosa zona di comfort, perché l’unica cosa scritta davvero nel nostro codice, oggi, è che non abbiamo più alibi.



















