La libertà dei genitori è diventata un sospetto fisso: se li lasci soli sei incosciente, se li controlli troppo sei oppressivo. Intanto, tra salotti di città e case nei boschi, gli assistenti sociali suonano più spesso alla porta. Chi sbaglia a misurare il pericolo?
La verità è che lo Stato arriva sempre tardi: quando ha già chiuso gli occhi per anni o quando interviene sull’unico week-end in cui ti sei azzardato a uscire a cena. La tesi è semplice, scomoda e poco spettacolare: la libertà dei genitori finisce dove inizia un pericolo concreto per i figli, non dove comincia l’ansia collettiva.
Ma il pericolo non ha un algoritmo: si nasconde nella presa scoperta in salotto come nell’isolamento dorato di chi cresce senza scuola, regole, legami. La vera questione non è dove sia lo Stato, ma dove siamo noi quando smettiamo di essere genitori prima che lo Stato sia costretto a ricordarci che l’abbandono non comincia in un bosco, ma in un soggiorno pieno di adulti distratti.



















