Un riconoscimento internazionale che valorizza una testimonianza potente contro la violenza di genere e rinnova l’eredità civile di Oscar Wilde.
Sabato 22 novembre, alle ore 15:30, nella prestigiosa Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Vetralla, Mirko Giudici riceverà il Premio Internazionale Oscar Wilde per il suo libro Mia o di nessun altro – La storia di Filomena Di Gennaro, pubblicato da Frascati & Serradifalco Editori. Un nuovo traguardo per un’opera che, poche settimane fa, si era già imposta al Premio Internazionale Spoleto Art Festival, confermando la forza narrativa e civile del lavoro dell’autore.
Un premio che onora la letteratura come voce scomoda e necessaria
Il Premio Internazionale Oscar Wilde porta con sé un significato culturale profondo: celebra non solo la qualità letteraria, ma anche il coraggio di affrontare temi scomodi, quelle verità umane che la società spesso preferirebbe ignorare. Accostare il nome di Oscar Wilde – simbolo di libertà, anticonformismo e denuncia delle ipocrisie sociali – a un’opera contemporanea è un invito a riconoscere nella letteratura un gesto di resistenza, una traccia che continua a parlare oltre il tempo.
Ricevere questo premio non significa soltanto essere selezionati tra autori di talento: significa essere chiamati a custodire un’eredità culturale che ruota intorno alla difesa della dignità umana, alla lotta per la verità e alla sensibilità verso ogni forma di sofferenza sociale.
Il cuore del libro: una storia che brucia e che non permette indifferenza
Mia o di nessun altro è un racconto duro, necessario, che porta alla luce la vicenda di Filomena Di Gennaro, vittima di violenza di genere. Giudici non indugia nel sensazionalismo, ma mette al centro la persona, restituendo dignità e memoria a una storia che – purtroppo – rappresenta molte storie.
La narrazione, accurata e rispettosa, ha un obiettivo chiaro: rompere il silenzio, offrire uno spazio di consapevolezza e rendere visibile ciò che troppo spesso rimane confinato nelle statistiche o nelle pagine di cronaca.
In un contesto culturale dedicato a Wilde, questa tematica assume un peso ulteriore. Wilde fu perseguitato e umiliato per la sua identità e per il suo modo di amare: la sua esistenza è un monito sulla violenza esercitata dal pregiudizio. Portare un libro che denuncia la violenza sulle donne all’interno di un premio dedicato a lui significa affermare, con forza, che ogni forma di oppressione – fisica, psicologica, sociale – merita di essere contrastata in modo netto, pubblico e senza esitazioni.
Le parole di Mirko Giudici: un premio dedicato a chi non ha più voce
Nelle riflessioni dell’autore, il riconoscimento assume un carattere profondamente umano. Giudici considera questo premio non come un traguardo personale, ma come un’occasione per dare ancora più eco alla storia di Filomena e, simbolicamente, alle storie di tutte le donne che non sono sopravvissute alla violenza.
L’autore ha più volte ribadito che l’onore ricevuto appartiene prima di tutto a lei, Filomena, e alle famiglie che vivono l’ingiustizia e il dolore di una vita spezzata. Accogliere un premio intitolato a Wilde, proprio con un libro che parla di libertà negate e identità violate, per Giudici significa sentirsi parte di una missione culturale: continuare a raccontare, continuare a disturbare, continuare a educare.
Un riconoscimento che diventa responsabilità
Il Premio Internazionale Oscar Wilde non chiude un percorso, ma lo rilancia. Conferma la forza di un libro che ha saputo trasformare la memoria in testimonianza e la denuncia in coscienza collettiva. In un momento storico in cui la violenza di genere continua a essere una ferita aperta, opere come questa diventano strumenti indispensabili per scuotere le coscienze e nutrire una cultura della responsabilità.
Ospitare il Premio Internazionale Oscar Wilde rappresenta per Vetralla un’opportunità significativa: un momento che valorizza il suo patrimonio storico e civico e la proietta in un circuito di iniziative culturali internazionali. L’evento rafforza l’immagine di una città capace di accogliere, promuovere e nutrire la cultura contemporanea.
E, come ricorda il motto dell’edizione di quest’anno, “125 anni dopo: la sua voce non tace”, la voce di Wilde continua a farsi sentire nelle parole di chi, come Mirko Giudici, sceglie di trasformare la letteratura in un atto di coraggio civile.




















