Vibo Valentia, il 14 dicembre 2025
La poesia è la voce di chi tace, ma poi esplode manifestandosi ed esprimendosi nel modo più insolito. Ecco perché la seconda giornata della Biennale d’arte vibonese si concetta sulla poesia, con la lettura delle poesie da parte degli autori stessi.
Sonia Demurtas, fondatrice della Biennale, inizia il suo percorso artistico dalla poesia. I poeti sono per lei colleghi, amici e anche una fonte di nuove ispirazioni. Non mancano, perciò, iniziative di diffondere il messaggio poetico. Si tratta del libro di autori vari “Il profumo del loto” con la prefazione di S. Demurtas e C. Tagliano che viene donato agli artisti, antologia “Artisti e poeti del terzo millennio” e del Calendario che unisce le opere dei pittori alle liriche dei poeti abbinando tutto ciò a profonde analisi e recensioni critiche. Si istituisce, inoltre, l’Albo d’oro dei poeti contemporanei: è un libro curato da Sonia Demurtas in cui sono presenti, con le loro opere, dieci poeti provenienti da diverse regioni italiane.
Molto spesso la poesia colpisce chi la legge e chi la ascolta per la profondità del messaggio. È il caso, per esempio di “Scampolo di luce”, lirica di Domenica Pirilli. Antonio Sator, un pittore della Biennale che conosciamo anche nella sua veste di un critico attento a rivelare i più reconditi significati, trova in questa composizione la ricerca della luce, anche e soprattutto di quella interiore che fa comprendere i valori della vita.
Si prosegue con la lettura della sensuale ed emozionante poesia “E se”.
Antonio Sator presenta la poetessa dei sentimenti, Mimma Febbraro. Turbinio di emozioni. “Scintilla senza cirino, l’amore”. Mimma è anche un’artista di
opere di ricamo e di quelle create a uncinetto. “Viva la vita. Una margherita nata nel cemento” – recitano i suoi versi che ispirano voglia di vivere e di creare.
Domenico Truocchio è il poeta della memoria di un uomo “invisibile ” che si perde in una società la quale si disgrega. L’autore legge a memoria la sua lirica “Con un fiore in mano”. Il fiore qui è una metafora dell’effimero, è percepito come inutile in un mondo disgregato. La preghiera in versi dello stesso autore “Vorrei chiederti” porta la persona a riflettere, apre le domande senza dare risposte. Per Domenico Truocchio, la poesia può dire la verità. Il suo richiamo ai lettori è quello di non perdere l’occasione di dire il vero con i mezzi artistici.
Antonio Sator introduce alcuni pittori della Biennale vibonese, decifrando i loro linguaggi ed interpretando le loro opere.
Giovanni Curto, un maestro che ha portato avanti la sua filosofia, parte dalla materia e giunge all’astrazione
L’astrazione diventa l’anima. “La ventiquattresima ora”, quadro che rappresenta Cristo il quale trascina alla salvezza l’umanità: in questo quadro è simbolico perfino il colore – l’azzurro solleva l’uomo e lo porta dal buio alla luce.
il poeta Gabriele Raggiu incontra l’artista Giovanni Curto e si ispira alla pittura e alla filosofia del Maestro. Di fondamentale importanza è la sua poesia dedicata al Campanile in rovina che sarà restaurato a breve. “Evanescenza dell’amore” – è il titolo del quadro di Curto, “Quasar” è la relativa poesia di Gabriele Raggiu.
Si presenta il libro poetico “I fiori di Arvin” di Vincenzo Aruta. È una silloge di quaranta poesie tradotte anche in inglese che dà valore all’amore, passione e alla riflessione. Qui, il mare diventa un mare dei sentimenti, lo scoglio è l’amore, l’amore è l’eternità. Per il poeta che si ritiene naif, la poesia è la culla dell’anima, e l’obiettivo della produzione poetica è quello di migliorare e addolcire gli animi.
Antonio Sator presenta la produzione artistica di Giuseppe Galati, pittore calabrese. Avverte nei suoi quadri la luce del Mediterraneo ricomposta dai paesaggi di mare e montagna. I quadri rivelano la vita quotidiana della Calabria: la fatica, il dolore, il sacrificio,ma anche l’estasi.
È presente alla Biennale Roki Marchese, un’autrice di Castelluccio sito fra i monti Dauni (Foggia, Puglia). Quest’artista ha realizzato la copertina del libro di Vincenzo Aruta e ha partecipato alla sfilata dei foulard d’autore.
L’artista che dipinge, ma è anche poetessa è Caterina Rizzo. Caterina parte dal figurativo, poi giunge all’astrazione, è un’evoluzione all’insegna dell’interiorità. I suoi quadri sono l’esplosione della vitalità e femminilità, un vortice di materia che si dissolve (“Risveglio di sensi”).
Stefano De Angelis, poeta e fotografo, colpisce con un”opera pittorica che sembra realizzata nel Settecento. L’artista è un veterano della guerra in Bosnia, e la sua motivazione nella creazione è la rivalsa contro l’aberrazione umana. “Il mio messaggio è rivolto ai giovani per farli uscire dall’oscurità del quotidiano. Lo faccio con il ritratto di Gesù che ho ritrovato e fotografato”.
Alla Biennale ci sono i casi curiosi che riguardano l’arte, la ricerca e il restauro delle opere antiche. Il Professor Giuseppe Mantella, restauratore, dopo aver visionato un’opera del Settecento napoletano si è proposto a restaurarla per poi svelarla al pubblico a Vibo insieme a Sonia Demurtas.
Viene interpretata la poesia “Dell’arte e dell’anima” rivolta dall’autore a tutti gli artisti.
Antonio Sator presenta le opere pittoriche di Liliana Condemi e di Tonio Fortebraccio, il pittore della luce, con i paesaggi della Calabria e delle sue città. Tonio Fortebraccio usa una tecnica materica prediligendo fra i colori il giallo arancione. Sullo sfondo di questo colore il paesaggio sembra filtrato dalla visione spirituale, l’opera diventa quasi evanescente, ma acquisisce più impatto, si trasforma in un paesaggio interiore. Il colore ha le sfumature del Mar Mediterraneo. Il pittore dipinge così una Calabria rivisitata in chiave contemporanea
Liliana Condemi è una pittrice della metafisica. Le sue opere squarciano oscurità, proponendo una visione surreale del mondo. La sua pittura è una ricerca della spiritualità.
Antonio Teti, artista poliedrico perché, oltre ai quadri, realizza sculture ed opere a smalto. Antonio usa materiali come argento e oro e crea opere di grande pregio richiamando l’arte bizantina e la traduzione antica.
Andrea Stanic dalla Croazia, terra di rocce e altre bellezze paesaggistiche, ci porta nel mondo di luci soffuse, primavere, felicità e bellezza naturale.
Valeria Scarano dipinge in maniera vorticosa. La sua pittura è la danza del colore, è il movimento nella sua astrazione, un’esplosione di sensi e di vita.
Saverio Barone, crea il movimento artistico “sensazionalismo “. Gli interessa molto la dinamica del colore. Ogni suo quadro diventa un fulcro dell’ulteriore attività artistica: la creazione dei foulard. È un processo che porta l’opera di arte ad essere indossata.
Per Tommaso Mirabello, la pulsione è la metafisica. L’artista si ispira a De Chirico: figure simboliche, l’arte che astrae la figura è la chiave per capire l’enigma della vita
Carmela Capria è una pirografa presente alla Biennale. Le sue opere hanno un carattere sacro. È un sacro filtrato, ma non iconico, è qualcosa di prossimo all’anima che avvicina Cristo a noi, è un effetto morbido che aiuta la conoscenza.
Corradino Corrado è un pittore le cui opere sono la metafora e la sintesi della Calabria. Sembrano una festa patronale di Vibo riportata sulla tela (Madonna del Carmine). Nei quadri di Corrado il sacro permea il popolo calabrese parlandoci della Magna Grecia e dello stretto legame del popolo calabrese con la spiritualità.
È carica di significati la poesia di Gabriele Raggiu dedicata alla Calabria, una regione che segna ed insegna alla volta.
La seconda giornata della Biennale si conclude con la consegna dei premi e degli attestati della partecipazione.
Sonia Demurtas, artista poliedrica e fondatrice della Biennale d’arte di Vibo Valentia, ringrazia Francesco Capria per la gradita presenza e la Sator Arts per una collaborazione e un supporto notevoli e costanti nel tempo.
Vorremmo concludere il nostro racconto della giornata poetica della Biennale vibonese d’arte con le parole di Tonio Fortebraccio rivolte alla fondatrice dell’evento: “Hai creato qualcosa di bello, Sonia, che prima non esisteva”. Creare il bello che non esiste prima di noi – non è forse quello il vero obiettivo dell’Arte?
Foto di Vincenzo Testa
Olga Matsyna


















