Si è appena conclusa la Biennale d’arte di Vibo Valentia organizzata da Sonia Demurtas. Parliamo con uno degli artisti presenti alla Biennale, SAVERIO BARONE. È un pittore che ha fondato il movimento chiamato “emozionismo riflessivo”. Ed è anche un autore dell’ate che diventa indossabile, prestandosi ala moda.
Saverio, che emozioni Le ha suscitato la primissima edizione della Biennale vibonese?
È stato emozionante vedere i miei lavori in seta indossati. È come se la mia pittura, uscita fuori dalla tela, prendesse movimento.
Che opere ha portato alla Biennale e perché ha scelto proprio quelle per Vibo Valentia?
Ho portato i quadri “Mondo cosmico” e “Momenti sospesi nel rosso”. Con forme fluide e intrecciate di rosso che arriva ad aranci sfumati,non è una definizione – sono spazi infiniti, fluttuazioni; non è una geografia reale – sono territori interiori, luoghi dell’anima, dove il colore diventa tensione, ferita, energia.
Che cosa intende per il suo celebre “emozionismo riflessivo”?
Non è uno stile, è una condizione dello spazio, è un linguaggio puro istintivo che subito si frantuma. Emozione non viene spiegata – si manifesta, poi, viene messa in discussione. L’ osservatore non riceve risposte, ma entra in un sistema aperto, in una vita dove tutto è collegato: dolore, amore, sofferenze.
Emozionismo Riflessivo vive in mondi indefiniti non reali. La china è sempre presente dove è un atto di corrosione, dove assale la luce, il colore, l’atto di essere.
Come e quando è avvenuto il suo debutto nelle arti visive?
Ricordo solo che, alle scuole elementari, mi portavano, assieme ad altri ragazzi, a fare delle gare di pittura. Da quei giorni sono cambiate molte cose, ma la mia forte passione per la sperimentazione è sempre presente.
Dove si trova nella Sua ricerca artistica? Quali sono le tappe e gli elementi fondamentali del Suo percorso creativo?
Oggi ho l’esigenza di andare oltre la tela perché mi contiene. Devo andare oltre gli spazi con la luce e i colori. L’osservatore, per me, non è più soltanto un osservatore: è coinvolto, è dentro emotivamente. Non sono alla ricerca dell’oggetto – io lo attraverso. È una esplosione del colore.
Come nasce l’idea di produrre i foulard sui quali vengono stampati i Suoi quadri?
Come dicevo, non mi definisco uno stilista e nemmeno un artista – sono un pensatore. Non creo estetica – apro fratture interiori e le espongo. È molto più intimo. I miei foulard sono un’estensione dei miei pensieri.
Quali sono i tessuti e le attrezzature che usa per trasformare i quadri nei capi di abbigliamento?
I tessuti sono in seta che mi suggerisce calore, morbidezza, fluttuazione – quello che ho cercato, quello che mi rappresenta nel mio Emozionismo Riflessivo. Poi, mi affido a vari collaboratori più tecnici che mi sostengono.
Come i foulard con i dipinti stampati si iscrivono nel Suo movimento di “Emozionismo Riflessivo”?
È tutto collegato alla mia visione. Chi acquista il mio foulard, entra a far parte di un sistema emotivo.
L’arte indossabile come concetto La porta irrimediabilmente alla moda. Ha già un progetto o evento moda a cui aderirà l’anno prossimo?
Certamente. La mia visione va molto oltre ai foulard, l’estenderò anche sul vestiario. Ho già ricevuto alcune proposte tra cui quella di Matera Premio Moda Città dei Sassi.
Ci sveli qualche mostra a cui parteciperà nel 2026.
Ancora non ho deciso a quali mostre partecipare, ma sicuramente preferirei
quelle che mettono l’accento su arte e moda come connubio.
Ringraziamo Saverio Barone per la sua disponibilità e cortesia. Invitiamo i nostri lettori a conoscere le sue opere.
Olga Matsyna



















