Il dialogo millenario tra Oriente e Occidente trova una nuova, suggestiva sintesi a Roma. Dal 6 marzo all’8 aprile 2026, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM), diretta da Renata Cristina Mazzantini, ospita per la prima volta in Italia la personale di Gulistan. La mostra, intitolata “Time Garden” e curata da Gabriele Simongini, presenta una delle voci più interessanti della pittura cinese contemporanea in un percorso che intreccia la Via della Seta con l’eredità artistica europea.
Gulistan, il cui nome significa “Giardino di Rose”, porta nella capitale italiana una pittura che costruisce ponti visivi e spirituali tra due mondi lontani. Con Time Garden, l’artista cinese fonde le tradizioni pittoriche orientali, come i murales delle grotte di Dunhuang e le linee calligrafiche cinesi, con la solida struttura dell’affresco occidentale, dando vita a un dialogo culturale profondo e sinergico.
Il museo romano, che custodisce capolavori di Modigliani, Morandi e Boccioni, diventa così il luogo ideale per una riflessione sullo scambio culturale tra Oriente e Occidente, mentre Gulistan trova ispirazione in queste opere. Le sue composizioni esprimono una coesistenza tra i mondi attraverso una pittura che non solo rappresenta, ma anche vive nell’incrocio di immagini, forme e significati.
Time Garden raccoglie un corpus di 45 opere in cui il tempo, per Gulistan, non è una linea retta, ma un giardino dove ogni fiore simboleggia un frammento di memoria, una parte di civiltà. La sua concezione del tempo è circolare e fluida, dove passato e presente si intrecciano e si fondono, dando vita a una narrazione che non ha confini netti. Le tempeste di sabbia delle grotte di Dunhuang si mescolano alla luce di Roma, mentre l’estetica orientale si incontra con il “non finito” della pittura occidentale.
Gulistan esplora anche la relazione tra arte e femminilità. Per lei, l’arte al femminile non deve essere confinata alla lotta per l’identità e la parità di genere, ma deve piuttosto riflettere la “verità dell’essere”, attraverso la sensibilità unica delle donne nel percepire il mondo. La sua arte, dunque, diventa veicolo di emozioni universali, attraversando i confini culturali e temporali.
In opere come Fragments of Time, la stasi contemplativa di Morandi si fonde con le tonalità terrose delle pitture murali di Dunhuang e le linee calligrafiche orientali. Nella serie The Nature of Memory, frammenti di scultura romana si uniscono alle figure femminili orientali, mentre in Memory of the Portraits, il “non finito” della pittura occidentale si confronta con la delicatezza dell’inchiostro su carta della tradizione cinese.
Al centro della visione di Gulistan c’è il camminare, inteso non solo come movimento fisico, ma come pratica interiore e meditativa. Il viaggio, che attraversa paesaggi, rovine e siti antichi, diventa il modo in cui l’artista traduce l’energia dei luoghi in immagini. La tecnica pittorica di Gulistan riflette questo ponte tra culture: la combinazione di colori a olio e pigmenti a base d’acqua crea una fusione morbida e naturale, che dà vita a figure sospese tra il sogno e la memoria, tra l’apparizione e la dissolvenza.
Agostino Fraccascia



















