Giovanna Carbone, valente artista e poetessa friulana nota in Italia e all’estero per aver partecipato a svariate rassegne d’arte presso prestigiose sedi culturali del nostro Paese ed in numerose città europee come : Helsinki, Mostar, Istanbul, Stoccolma, con opere che si avvalgono dell’uso quasi esclusivo della tecnica ormai desueta del collage, di cui si è occupato il nostro giornale tempo addietro in occasione delle opere a quattro mani eseguite durante la pandemia del covid insieme al Maestro e critico d’arte abruzzese Leo Strozzieri. Proprio questo studioso, per illustrare la pittura dell’artista friulana ha coniato il termine Bottiart, ed è riuscito a convincere Giovanna a pubblicare una suite di liriche che forse da anni giacevano in un cassetto abbandonato del suo studio. Recentemente è uscito un elegante e prezioso volume dal titolo “ Giovanna Carbone, Poesie” (edizioni Teaternum ISBN 979-1289702-47-0), un vero e proprio libro d’arte in quanto riccamente illustrato con opere inedite della stessa scrittrice, oltre che di Leo Strozzieri, e dello scultore laziale Paolo Marazzi rinomato per le sue eccezionali tarsie policromatiche con cui ha anche eseguito una mirabile Via crucis i cui cartoni preparatori andranno collocati in una chiesa attualmente in costruzione nella città di Montesilvano, ridente località balneare in provincia di Pescara.
Come scrive Leo Strozzieri nella prefazione del volume: «Arazzi composti da coriandoli carichi di letizia, suppongo francescana, quelli che vengono proposti da Giovanna Carbone, dotata del potere della fascinazione, in grado di ammaliare sia il fruitore dei suoi dipinti con la tecnica del collage, che il lettore dei suoi idialliaci versi». L’opera poetica della Carbone, di indubbia validità, è certificata dal fatto che uno scrittore e critico letterario come Dante Marianacci abbia scritto una dotta prefazione al volume, arricchito poi da un saggio della storica dell’arte Chiara Strozzieri. Si faceva cenno poc’anzi al termine Bottiart con chiaro riferimento a Botticelli e precisamente al suo capolavoro più noto ovvero la Primavera. Tutte le composizioni pittoriche di Giovanna hanno la freschezza primaverile che poi si riscontra anche nei suoi versi con i quali in tono minore riesce a lumeggiare la quotidianità. Per fare un semplice esempio citiamo l “Inno al sole” che così recita: « Lontane le nubi grigie di nebbia per il sole ritrovato. A guisa di rivoli d’oro i suoi fili di luce spengono gli angoli bui del firmamento e altresì dell’anima».
Concludiamo con le parole di Leo Strozzieri che ha dichiarato : «Esiste tra i due segmenti, quello artistico e quello poetico una sostanziale coerenza fatta di tenerezza, intimità mai gridata ma rivestita direi di misticismo claustrale. Se volessimo collocare il suo registro linguistico entro un sentiero del novecento letterario, non dovremmo far riferimento al dannunzianesimo trionfante, ma a quel filone di poesia crepuscolare molto studiata dal Borgese».
di Daniela Paties Montagner, Socia effettiva Club Unesco di Udine
immagine in evidenza: Giovanna Carbone a Trieste accanto alla statua del “sommo poeta”, il pescarese Gabriele D’annunzio















