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Roma ricorda le vittime dell’eccidio di Mogadiscio

Celebrata la messa per commemorare i caduti in Somalia l'11 gennaio 1948

Olga Matsyna by Olga Matsyna
12 Gennaio 2025
in Attualità
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Roma ricorda le vittime dell’eccidio di Mogadiscio
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L’undici gennaio 2025 si è tenuta a
la commemorazione dei caduti in Somalia. L’Associazione Nazionale dei Reduci Rimpatriati d’Africa (ANRRA) ente che pubblica il periodico “Reduce d’Africa”,  ha organizzato, presso il Sacrario del Perpetuo Suffraggio sito in piazza Salerno 4, Roma, la celebrazione eucaristica per commemorare le vittime dei tragici eventi avvenuti settantasette anni prima. La messa è stata dedicata anche a tutti coloro che hanno operato e operano per l”Africa e per l’Italia.

A seguito della disfatta d’Italia in Africa Orientale, dal 1941 le truppe britanniche occupavano militarmente l’ex Somalia italiana. Nei primi giorni del 1948
arrivò a Mogadiscio la Commissione ONU composta da membri delle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale. La delegazione aveva per incarico verificare l’idoneità dell’ex colonia italiana al passaggio ad una eventuale Amministrazione fiduciaria italiana per condurla all’indipendenza nel giro di alcuni anni. All’arrivo i delegati furono accolti da numerose manifestazioni di somali entusiasti e favorevoli ad un ritorno, sia pur temporaneo, di un governo italiano; questo destò notevole sorpresa sia nell’ambito della British Military Administration che negli ambienti somali più nazionalisti come la Lega dei Giovani Somali.

L’11 gennaio 1948 erano previste nella capitale della Somalia due manifestazioni: una della Lega dei Giovani Somali, l’altra degli italiani. La mattina dello stesso giorno il vice comandante della Gendarmeria Somala, R.E. Thorne, ritirò l’autorizzazione, precedentemente accordata, al corteo italiano, consentendo solo quello della Lega. Intorno alle 11 di mattina il corteo somalo si diresse dalla periferia della città verso il centro di Mogadiscio. La manifestazione, senza apparente motivo, degenerò, ed i somali iniziarono ad attaccare gli italiani.

I manifestanti entrarono nelle case di proprietà di cittadini italiani e colpirono a bastonate o a colpi di coltello gli abitanti, passando poi a saccheggiare e devastare tutto ciò che faceva riferimento alla comunità italiana in Somalia: negozi, associazioni, ritrovi sportivi e luoghi frequentati dagli italiani. Nel massacro non vennero risparmiati neanche anziani, invalidi, bambini e donne. Nessuno degli italiani poté difendersi con armi perché queste, con l’arrivo degli inglesi nel 1941, erano state confiscate e non più restituite. Altri somali, invece, tentarono di proteggere gli italiani, pagando questo coraggioso gesto con la vita (le 14 vittime somale sono tra questi). Il solo luogo ad essere risparmiato fu la cattedrale di Mogadiscio: circa 700 italiani residenti nella città trovarono riparo al suo interno mentre si celebrava la Messa.

Durante gli scontri fu uccisa la rappresentante della Lega dei Giovani Somali, Hawo Tako (Xawa Taako o Hawa Osman), che, secondo una parte della storiografia, avrebbe cercato di impedire la strage degli italiani. In suo onore, nel 1972, è stato eretto un monumento, dislocato dinanzi al Teatro Nazionale.

Fra i responsabili dell’eccidio oggi si annoverano le autorità dell’allora Somalia Britannica e le forze militari del Kenya e di altri paesi africani legati politicamente al Regno Unito del secondo dopoguerra. Secondo quanto rivelato molti anni dopo a Claudio Pacifico, consigliere italiano in Somalia fino al 1991, gli autori della strage sarebbero stati militari e civili fatti affluire dalle vicine colonie appositamente dal Comando Inglese. Da parte del Governo italiano ci fu un’energica reazione ufficiale, con l’accusa delle locali autorità britanniche d’occupazione.

Molti italiani, che avevano perso tutto, dopo i disordini furono internati, per ragioni di sicurezza, in un campo di concentramento e dovettero pagare le spese di vitto e alloggio all’amministrazione britannica prima di rimpatriare via nave per l’Italia. Il primo scaglione di profughi italiani dalla Somalia arrivò all’inizio di marzo 1948 a Napoli.

A seguito dei fatti di Mogadiscio, Londra ordinò l’istituzione di una commissione di inchiesta presieduta dal maggiore Flaxman cui partecipò, a titolo di mero osservatore, il Console italiano a Nairobi, Della Chiesa. Vennero ascoltati più di 100 testimoni italiani che accusarono i comandi militari del Regno Unito di responsabilità dirette ed indirette. Il Rapporto Flaxman non ebbe conseguenze sugli ufficiali, e nessuno venne ritenuto responsabile dell’eccidio; tuttavia il suo contenuto venne subito reso “top secret” e declassificato solo nei primi anni 2000.

Il 14 gennaio 1948, all’Assemblea costituente, in merito all’eccidio di Mogadiscio, l’on. Girolamo Bellavista, eletto nelle file dell’Unione Democratica Nazionale, ebbe a dichiarare: “con un colpo di spada o di coltello non si uccide né si fa indietreggiare la storia” Lo stesso Bellavista, tra gli applausi generali dell’Assemblea, espresse il proprio sdegno per la strage e la protesta verso chi l’aveva incoraggiata.

A distanza di settantasette anni da quel giorno, alla fine della messa solenne sono stati letti i nomi di tutti i caduti fra cui cinquantaquattro cittadini italiani e quattordici cittadini somali.

L’evento ha visto la partecipazione dell”Ambasciatore della Repubblica Federale di Somalia in Italia, Sua Eccellenza Nur Hassan Hussei, e l’Ambasciatore della Repubblica Italiana presso la Repubblica Federale di Somalia, Sua Eccellenza Pier Mario Dacco’ Coppi.

Ogni partecipante della cerimonia ha avuto dall’Associazione Nazionale dei Reduci Rimpatriati d’Africa in omaggio un prezioso souvenir con il logo dell’Associazione.

Olga Matsyna

Olga Matsyna

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