La vicenda giudiziaria tra Laura Massaro e Giuseppe Apadula rappresenta uno dei casi più emblematici in Italia in tema di affidamento dei minori, responsabilità genitoriale e complesse implicazioni dell’alienazione parentale. Dal 2013 a oggi, il caso ha attraversato diversi gradi di giudizio in Italia, fino ad arrivare alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), coinvolgendo, nel tempo, anche il Parlamento Europeo e attirando l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. Temi centrali sono stati la tutela effettiva dei diritti dei minori e dei genitori, il rispetto delle decisioni giudiziarie e la responsabilità delle istituzioni pubbliche e mediatiche di fronte alla disfatta di un rapporto parentale che, prima della separazione e della violenza giudiziaria subita, era bello e appagante sia per il padre che, soprattutto, per il figlio.
Il caso nasce nel 2013 e riguarda la questione della responsabilità genitoriale e dell’affidamento del minore. I giudici italiani hanno affrontato la vicenda con pronunce che si sono susseguite fino alla Cassazione. Al centro della vicenda vi è stata la discussione sul fenomeno della manipolazione del minore da parte della madre contro il padre (alienazione parentale): la Cassazione ha sottolineato la necessità di valutare concretamente i comportamenti e le capacità genitoriali, a prescindere dal riconoscimento scientifico della sindrome. La tutela dei diritti delle parti impone, inoltre, che i procedimenti – soprattutto quelli che riguardano i minori – si svolgano in tempi ragionevoli, come previsto sia dalla Costituzione italiana che dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
Di fondamentale importanza, e di monito per tutti i servizi sociali che troppo spesso vengono incaricati senza agire concretamente, è stato l’intervento della CEDU: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver garantito in modo effettivo e tempestivo il diritto del padre alla vita familiare, alle visite e a un processo in tempi ragionevoli, rilevando l’inerzia delle istituzioni – compresi i servizi sociali del Comune – e la conseguente compromissione del rapporto padre-figlio. Lo Stato italiano è stato pertanto sanzionato perché chi avrebbe dovuto proteggere il minore e garantirgli entrambi i rapporti parentali ha fallito, causando un danno incalcolabile.
In una valutazione complessiva della vicenda, è necessario interrogarsi su come sia possibile che, nelle maglie di un procedimento civile e attraverso l’operato di professionisti del settore, possa consumarsi una irreparabile lesione dei rapporti familiari per effetto di manipolazioni materne. Questo purtroppo avviene spesso, per troppi genitori impossibilitati a reclamare il loro ruolo di genitori.
Emerge in modo cristallino anche la responsabilità della stampa e delle istituzioni politiche: la corretta informazione e la responsabilità dei media sono fondamentali per evitare ulteriori danni all’immagine dei soggetti coinvolti e per garantire un dibattito pubblico equilibrato, specie su tematiche delicate come l’alienazione parentale e la tutela dei minori.
La vicenda Apadula, da sempre seguita da Lega Uomini Vittime di Violenza, dimostra come la tutela dei diritti dei minori e dei genitori richieda l’effettiva applicazione delle norme sulla responsabilità genitoriale e il rispetto delle decisioni giudiziarie, nel quadro di un processo equo e con tempi ragionevoli.
Tuttavia, il cammino resta lungo, perché sono molte le battaglie ancora aperte, a partire dal rafforzamento degli strumenti per garantire la bigenitorialità e contrastare i fenomeni di alienazione parentale, fino all’attuazione effettiva delle decisioni giudiziarie anche in ambito internazionale, con particolare attenzione ai casi di sottrazione o trattenimento illecito del minore. È necessaria anche una radicale sensibilizzazione della stampa e delle istituzioni sulla portata sociale della violenza sugli uomini e sugli abusi della cosiddetta vittimizzazione secondaria, spesso strumentalizzata per contrastare le false accuse agitate da troppe donne (peraltro in danno delle vere vittime) e per ostacolare l’esecuzione dei provvedimenti giudiziari.
Lega Uomini Vittime di Violenza ha espresso la volontà di continuare a offrire pieno supporto al caso Apadula. Tramite il proprio ufficio legale, presenterà una formale richiesta di intervento al Presidente del Senato, al fine di valutare le eventuali responsabilità di alcuni esponenti politici particolarmente esposti sul caso concreto e che, nel corso degli anni, hanno sostenuto pubblicamente e politicamente Laura Massaro, dichiarando persino espressamente che ‘stiamo facendo tutto quanto in nostro potere. Tutto, forse e forse oltre’ ovvero ‘che stiamo provando a giocare con tutte le armi, in nostro potere formali e informali’”. L’obiettivo è promuovere un confronto istituzionale sulla correttezza e l’opportunità dei comportamenti dei rappresentanti politici, anche in relazione alle implicazioni che tali appoggi possono avere sull’efficacia delle decisioni giudiziarie e sulla tutela dei diritti delle parti coinvolte.
Parallelamente, sarà presentata un’esplicita richiesta alla Città Metropolitana di Roma per ottenere chiarimenti sulle prassi operative adottate dai servizi sociali nei casi di “genitore ostativo”, colui che sottrae il figlio all’altro genitore senza alcuna giustificazione, e per avviare un confronto con le istituzioni e magistratura minorile. L’associazione intende chiedere conto delle ragioni per cui, nel caso specifico di Apadula, non sia stata offerta una tutela adeguata e tempestiva, nonostante la gravità della situazione e le reiterate pronunce dell’autorità giudiziaria. L’iniziativa mira a fare luce sulle modalità di intervento dei servizi e a sollecitare un riesame delle procedure, affinché in futuro sia garantita una maggiore attenzione all’interesse superiore del minore e al rispetto dei diritti di entrambi i genitori, come previsto dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza nazionale ed europea.
L’avvocato Rita Ronchi, difensore di Giuseppe Apadula per un caso di diffamazione subito nel corso della vicenda, sottolinea con forza come il caso sia stato amplificato da una vera e propria “caccia al mostro” sui social, con campagne di violenza verbale di inaudita intensità, talvolta sostenute da figure istituzionali e politiche le quali, in sede di mediazione, si sono rifiutate di partecipare con ciò dimostrando la volontà di proseguire la narrazione di una “mascolinità tossica”. Secondo l’avv. Ronchi, questi interventi pubblici e questa narrazione unilaterale hanno creato un clima che ha favorito gravi violazioni di legge nell’intervento sociale delegato dalla magistratura. È evidente che non sia mai stato realizzato e verificato un progetto di tutela reale, e che non si sia mai intervenuti con la dovuta fermezza e tempestività per salvaguardare il rapporto padre-figlio, aderendo ciecamente allo slogan “siamo tutti Laura Massaro”.
L’avv. Ronchi sottolinea inoltre che, in materia di diritti assoluti – come quello alla famiglia e ai rapporti parentali – non è ammissibile che le decisioni siano fondate su opinioni o valutazioni soggettive degli operatori, soprattutto considerando che gli interventi e le prese in carico comportano costi rilevanti per la collettività. Ronchi afferma: “Di fronte a interventi così disastrosi, appare evidente che una soluzione fosse possibile e doverosa, ma si è preferito non intervenire. Non è accettabile che gli operatori dei servizi non siano sottoposti a verifiche sugli effettivi interventi svolti e sull’utilizzo della spesa pubblica conseguente”. Nel caso Apadula, infatti, vi è stata una presa in carico del nucleo familiare, con significativi costi sociali sostenuti per anni, mentre il rapporto parentale si consumava nell’indifferenza generale.
Per questi motivi, l’avv. Ronchi anche su specifico incarico di LUVV annuncia che verrà formalmente chiesta piena contezza degli interventi effettuati, sia agli enti preposti sia ai servizi sociali coinvolti, e che sarà richiesta al Ministro della Giustizia una severa verifica amministrativa e ispettiva sulle condotte e omissioni riscontrate. L’obiettivo è garantire che, in futuro, i diritti fondamentali della famiglia e dei minori siano tutelati in modo effettivo, nel rispetto della legge e dell’interesse pubblico.
Queste iniziative si inseriscono nel solco delle battaglie ancora aperte da parte di LUVV per il rafforzamento della bigenitorialità e della responsabilità istituzionale nella gestione dei casi di conflitto familiare, in linea con i principi sanciti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali.
Oggi sembra essere un tabù impronunciabile, ma l’uomo è vittima di violenza istituzionale, politica e giudiziaria, e questo caso ne è la prova concreta.




















