Venezia, 31 luglio 2025 – Condanna a un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) oltre al risarcimento del danno che sarà stabilito dal Giudice in sede civile. E’ questa la pena inflitta dal Giudice Monocratico della Sezione Penale del Tribunale di Venezia a una madre resasi responsabile di due gravi delitti, sottrazione di minore (art. 574 c.p.) e mancata esecuzione dolosa del provvedimento del Giudice (art. 388 c.p.). Una storia giudiziaria quella che ha visto il genitore della bambina ottenere il riconoscimento della penale responsabilità dell’imputata – in primo grado – all’esito di una corposa e minuziosa istruttoria dibattimentale. Il padre della minore, assistito dall’Avvocato Emilio Cordasco, del Foro di Avellino ha ottenuto anche il riconoscimento di una provvisionale sul danno patito, oltre il pagamento delle spese legali a carico dell’imputata.
Le Associazioni Adiantum, Anfi, Ankyra, Lega Uomini Vittime di Violenza, Potere ai Diritti, Primero Infancia Ong e 1523.it, che seguono da tempo il caso, rimarcano come la madre abbia di fatto impedito al padre di avere un rapporto con la figlia minore, nonostante la sentenza succitata a sfavore della madre e le altre sentenze in sede civile che lo abilitano pienamente a recuperare il rapporto con la figlia che, nonostante tutto, vive ancora con la genitrice. Si provi solo a immaginare quello che sarebbe successo se il padre fosse stato condannato al posto della madre, il che conferma pienamente l’esistenza di un gravissimo doppio standard nelle cause di separazione e in generale contro gli uomini.
La violenza sugli uomini rimane un fenomeno sottostimato e privo di adeguata attenzione mediatica e istituzionale. La narrazione pubblica, ideologica e molto spesso falsa, tende a ignorare questa realtà, impedendo un dibattito equo e inclusivo .




















