“La presentazione del libro Mia o di nessun altro diventa all’Università di Foggia un’intensa giornata di testimonianza, cultura e riflessione profonda sul femminicidio e sulla lotta alla violenza di genere.”
Foggia, 3 ottobre 2025 – Aula Magna “G. Cipriani”, Dipartimento di Studi Umanistici (Via Arpi 176)
L’Università di Foggia apre le porte a una delle più urgenti e dolorose sfide sociali del nostro tempo: la violenza di genere. Venerdì 3 ottobre, con il patrocinio del Comune di Foggia, l’Ateneo ospita la presentazione del libro “Mia o di nessun altro” (Frascati & Serradifalco Editori) dello scrittore e giornalista Mirko Giudici, che racconta la storia di Filomena Di Gennaro, donna sopravvissuta alla furia di chi scambia l’amore con il possesso.
Un’opera che ha già ricevuto un importante tributo: il 27 settembre scorso, il volume è stato insignito del Premio Internazionale Spoleto Festival Art, con il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Spoleto, riconoscimento che sottolinea la forza narrativa e il valore sociale del racconto.
Quella di Filomena non è solo una vicenda individuale: è il riflesso di un dramma collettivo, che in Italia continua a mietere vittime. Ogni pagina del libro è una ferita che si apre, ma anche una mano tesa a chi non vuole più tacere.
Il programma della giornata
L’evento si aprirà alle 9.30 con la registrazione dei partecipanti e proseguirà dalle 10.00 con i saluti istituzionali delle docenti e delle rappresentanti delle istituzioni cittadine: Barbara De Serio, Isabella Loiodice, Lucia Monacis, Simona Mendolicchio, Anna Grazia Lopez e Manuela Ladogana.
Alle 10.30, interverrà il Tenente Colonnello Giuseppe Bonadonna, Presidente nazionale SIM Carabinieri, a testimoniare il ruolo delle forze dell’ordine nella prevenzione e nel sostegno alle vittime.
Il cuore dell’incontro sarà alle 10.45, quando la prof.ssa Lucia Monacis introdurrà il dialogo tra l’autore Mirko Giudici e la protagonista Filomena Di Gennaro. Seguirà alle 11.45 una performance artistica a cura di Mirna Colecchia, preludio a un focus sulla rete territoriale di supporto (ore 12.00) con gli interventi di Maria Rosaria Bianchi, Ester Di Gioia e Franca Dente, figure chiave del welfare e dei centri antiviolenza locali.
Nel pomeriggio, dalle 14.45, spazio alle testimonianze: l’avv. Daniela Gentile, Alfredo Traiano, la psicoterapeuta Ivana Catapano e Alice Rizzi dell’associazione “ARIA” offriranno esperienze dirette di resilienza e ricostruzione. La chiusura dei lavori è prevista alle 16.30.
Una riflessione necessaria: il femminicidio come ferita sociale
Il libro Mia o di nessun altro è molto più di una cronaca: è un atto di denuncia e, insieme, un invito alla responsabilità collettiva. Giudici racconta con lucidità come la violenza di genere nasca spesso in silenzio, tra le mura domestiche, mascherata da gelosia o da un malinteso senso di amore.
Il titolo stesso, con quel possessivo assoluto – “mia o di nessun altro” – racchiude il germe del femminicidio: l’idea che una donna possa appartenere a qualcuno, che il legame affettivo diventi una catena, e che la libertà dell’altro possa essere negata fino all’estremo.
Il femminicidio non è un fatto privato: è una questione culturale e politica. Significa educare alla parità sin dall’infanzia, insegnare che l’amore è scelta e rispetto, mai controllo. Significa riconoscere i segnali del possesso – isolamento, svalutazione, minacce – e intervenire prima che sia troppo tardi.
Nel racconto di Filomena, la violenza non è solo fisica: è psicologica, quotidiana, logorante. Ma c’è anche la forza della rinascita, la possibilità di ricostruire la propria identità. Leggere questo libro è un’esperienza che scuote e insieme infonde speranza, perché mostra che uscire dall’incubo è possibile, soprattutto quando la comunità, le istituzioni e le reti di sostegno si fanno presenti e solidali.
Cultura come presidio di libertà
L’incontro del 3 ottobre, parte del ciclo “Relazioni tossiche e contrasto alla violenza di genere”, vuole essere più di una presentazione letteraria: un momento di coscienza collettiva.
Grazie al lavoro del Comitato Scientifico (Lucia Monacis, Anna Grazia Lopez, Francesco Sulla) e del Comitato Organizzativo (Angelica Padalino, Giuseppe La Selva, Manuela Longo), la giornata unirà testimonianze, arte, analisi accademica e impegno civile.
In un tempo in cui le cronache continuano a registrare troppe vite spezzate, la cultura diventa uno strumento di resistenza e prevenzione. Parlare di femminicidio in un’aula universitaria significa riaffermare che l’educazione è l’argine più solido contro la violenza, e che il coraggio delle vittime, come quello di Filomena Di Gennaro, può trasformarsi in una luce capace di guidare altre donne verso la libertà.
Partecipare a questa giornata non è solo assistere a una presentazione, ma compiere un gesto di responsabilità collettiva. Perché la violenza di genere non riguarda “l’altra”, ma tutte e tutti noi.




















