Ieri alla Camera dei Deputati si è parlato di guerre che si
insinuano nei flussi di informazione, nelle campagne elettorali, nei mercati,
nei nostri telefoni, delle guerre sotterranee che, come tutti i
conflitti, hanno l’obiettivo di distruggere il nemico, però in questo
caso si tratta di un tipo di guerra nuova: la guerra ibrida .
A moderare l’incontro il dr. Raimondo Fabbri, studioso della materia, appassionato interlocutore con i prestigiosi ospiti.
Tra i quali il generale Capitini, che durante il suo intervento si è occupato proprio di una
riflessione sulla natura e la definizione del conflitto ibrido, cercando di
fornire alcuni elementi che lo contraddistinguono rispetto ad altre
forme di conflitto convenzionale. Oppure, allo spazio in cui si
combattono queste guerre, che principalmente è rappresentato dallo
spazio cyber, quindi dal dominio cibernetico, visto lo sviluppo delle nuove
tecnologie.
Chiediamo da profani il perché si ricorre a questo tipo di conflitto, questa forma nuova di combattimento?
Fabbri ci dice che in un mondo
sempre più interconnesso, con uno sviluppo delle tecnologie straordinario,
fatto sì che oggi, come appunto ha sottolineato il generale,
tutti siano molto più vulnerabili, perché sistemi complessi sono anche
sistemi molto più fragili.
Solo che alcuni si stanno preparando,
addirittura sia in forma difensiva che in forma offensiva, perché il generale, nel suo articolo, fa ampiamente riferimento
all’attività russa in questo capo, nonché altri stati non lo facciano,
ricorso alla guerra ibrida, quindi all’utilizzo di questi strumenti.
Questa tipologia infatti è amorfa e contaminante, perché comunque ha questa capacità di contaminazione, ha
reso ancora più difficile rispondere alle basitali questioni giuridiche
relativa alla violenza, ovvero dove si situa il momento di passaggio
dalla pace alla guerra, come viene individuato l’aggressore e
l’aggredito, dato che in molti casi i colpi sferrati nell’ambito della guerra ibrida vengono portati da attori non convenzionali, da proxi, da gruppi
che sono magari a libro paga degli stati, pensiamo agli hacker, come fai
a dare una connotazione giuridica agli hacker, come fai a dire
combattono per quel paese piuttosto che per un altro.
Il conflitto in
Ucraina da questo punto di vista è stato emblematico, perché la data ufficiale
di inizio di scoppio della guerra, dell’invasione della Russia e
dell’Ucraina è il 24 febbraio 2022, però molti sanno che il giorno prima
venne lanciato un virus informatico FoxBlade che tentò di paralizzare
tutto il sistema ucraino, il sistema finanziario, le infrastrutture, le
reti energetiche, virus parato grazie anche all’intervento di Microsoft che ha
avvertito il governo ucraino e facendo in modo che tutti i dati soggetti
a questo attacco venissero messi in salvo su un altro data center,
quindi da questo punto di vista è un episodio che mi piace citare perché
restituisce quanto la guerra ibrida sia diventata ormai la forma di
conflitto con cui probabilmente dovremmo fare i conti, nonostante i carri
armati continuano ad essere le trincee, ha detto Massimo Milani nel suo
intervento, ancora ci sia la guerra di trincea insieme al conflitto
russo-ucraino, però effettivamente se ci pensiamo bene il tipo di
conflitto ibrido è proprio il tipo di conflitto che si adatta meglio ai nostri tempi in cui nessuno vuole avere perdite umane, nessuno vuole rischiare
soldati e soprattutto nessuno vuole giustificare spese enormi per aerei
che vanno a bombardare, canoni che vanno a sparare e soprattutto perché
permette di mantenere l’intensità al di sotto di quel livello critico
che oggi come oggi potrebbe essere rappresentato da un conflitto atomico che nessuno vuole perché comunque significherebbe la distruzione del genere
umano.
Riportamo per intero e per dovere di cronaca l’intervento del moderatore e studioso del fenomeno Roberto Fabbri.
” Ci sono guerre che si
insinuano nei flussi di informazione, nelle campagne elettorali, nei mercati,
nelle reti energetiche e nei nostri telefoni. Guerre sotterranee che, come
tutti i conflitti, hanno l’obiettivo di distruggere il nemico. Si tratta della guerra
ibrida, Il concetto che compare per la prima volta nella metà degli anni Novanta
dello scorso secolo per descrivere campagne militari di natura eterogenea. Come
notato puntualmente da Domenico Nocerino nel suo editoriale, è nel periodo
compreso fra il 2005 ed il 2007 che la guerra ibrida trova una sua compiuta
definizione, allorché il generale James Mattis e il teorico militare
statunitense Frank Hoffman ipotizzarono che le minacce future sarebbero state
una combinazione di diverse forme di guerra, “guerre di quarta generazione” e
“guerre composte”. Questo numero della
rivista Opinio Juris prova a offrire alcuni strumenti interpretativi del
fenomeno, a partire dal pezzo del generale Paolo Capitini, che ringraziamo per
la sua presenza ed a cui cederemo la parola al termine per una breve
riflessione sulla natura e la definizione del conflitto ibrido. Una dimensione
sfaccettata, che esiste da sempre e che soprattutto non è più appannaggio di
gruppi o organizzazioni che essendo più deboli e privi di mezzi devono far
ricorso ad armi e strumenti non convenzionali. Anche gli Stati, in foma diretta
ma perlopiù su commissione, in forma indiretta, hanno fatto ricorso e fanno
ricorso, a quei mezzi capaci di infliggere più danni che un colpo di cannone o
un missile sganciato da un aereo. Come ha nota Emanuel Pietrobon nel suo pezzo
la guerra ibrida ha mille volti e se un tempo poteva essere l’eccezione, oggi è
la norma poiché per fare la guerra “clausewitziana”, dei soldati e dei carri armati, è diventato
costoso, economicamente e umanamente. Le guerre convenzionali possono
distruggere intere nazioni a causa del progresso tecnologico occorso nel tempo,
si pensi soltanto alla bomba atomica, elevando i costi dello sforzo al punto
tale che i benefici potrebbero non essere sufficienti a giustificarlo. E così
finita la guerra fredda e svanito anche il sogno di chi credeva alla fine della
storia ovvero al trionfo dell’ordine liberale basato sulla globalizzazione dei
mercati e sulla diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione, questo
primo quarto di XXI secolo ci ha mostrato invece una realtà fatta di conflitti
che hanno favorito appunto questo tipo
di guerra non formalmente dichiarata, che può arruolare istituzioni pubbliche e
private, movimenti di opinione, che usa strategie manipolatrici e clandestine;
l’emersione di questa nuova forma di conflitto che, mescolando varie forme
belliche, ha avuto un impatto straordinario nell’attuale società liquida, ha
portato alla de-formazione della guerra che,
come notato da Alessandro Colombo, è il prodotto di un insieme molto
eterogeneo di mutamenti politico-strategici, etico-giuridici e tecnologici,
destinati a dissolvere la riconoscibilità della guerra per effetto della crescente
indistinzione fra tecnologie militari e tecnologie civili, permettendo di impiegare
queste ultime per aggiungere i fini propri delle prime e contribuire così alla
proliferazione e alla diffusione dei conflitti; inoltre questa tipologia di
conflitti amorfa e contaminante ha reso ancor più difficile rispondere alle più
basilari questioni giuridiche relative alla violenza ovvero dove situa il
momento di passaggio dalla pace alla guerra, individuare aggressore e
aggredito, chi sia coinvolto nel conflitto. In tal senso gli episodi che abbiamo osservato in questi
ultimi anni e che hanno visto prendere di mira le infrastrutture critiche di
alcuni paesi, unitamente ai tentativi di intrusione nelle industrie della
difesa oppure in quelle dei settori ad alta tecnologia dimostrano, come colto
opportunamente da Piero Visani,
l’esistenza di un nuovo spazio operativo, in cui l’assenza di regole
favorisce quei soggetti criminali privati o che agiscono come longa manus di
apparati statali, nel tentativo di minare o paralizzare il nemico senza dover
sparare un colpo. Pertanto, nel concludere il mio intervento introduttivo, nel
sottolineare quali siano divenuti gli obiettivi principali della Hybrid
Warfare, vorrei citare l’esempio fornitoci dal conflitto fra Russia e
Ucraina, poiché emblematico rispetto al tema della protezione delle reti.
Infatti, mi sembra opportuno rammentare come la guerra scatenata dalla Russia
contro l’Ucraina il 24 febbraio del 2022, non sia iniziata con il lancio di un
missile o una sventagliata di mitra, ma con il lancio, due giorni prima, di un
virus informatico di nome Foxblade che intendeva mettere in ginocchio le
istituzioni politiche ed economiche ucraine. L’inizio delle ostilità nel cuore
dell’Europa ha mostrato un tratto che potrebbe caratterizzare i conflitti del
futuro, dimostrando quanto gli attacchi informatici non siano più degli
sporadici eventi, bensì un fattore di normalità che potrà essere contrastato
solamente sviluppando notevoli capacità di resilienza per
le infrastrutture critiche, la cui compromissione potrebbe pregiudicare le
funzioni vitali dello Stato. Proprio perciò, conoscere gli aspetti salienti
della guerra ibrida come ha provato a fare questo numero di Opinio Juris,
consentirà di avere strumenti interpretativi che ci auguriamo vengano tenuti in
considerazione dai decisori politici per esercitare un vigile attività di
difesa“.
Massimiliano Pirandola


















