Nel primo Defence Summit 2025 — promosso il 04/12/2025 solo da remoto da Il Sole 24 Ore e Istituto Affari Internazionali (IAI), con il supporto del Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) — si è dispiegata una visione della difesa che travalica il tradizionale concetto di esercito e armi. Interlocutori politici, vertici militari, rappresentanti dell’industria della difesa e analisti strategici hanno affrontato l’esigenza di un salto di paradigma: la difesa non come mera protezione dai conflitti convenzionali, ma come presidio quotidiano di resilienza e sovranità, in un’Europa esposta a minacce complesse che superano le linee del fronte.
L’esigenza di fondo richiamata nel corso dell’evento si inserisce in un contesto di Guerra ibrida — una modalità di conflitto che la Federazione Russa, già dal 2022, implementa sistematicamente contro l’Unione Europea e i paesi NATO, usando mezzi che vanno dal sabotaggio dei cavi sottomarini e delle infrastrutture critiche, agli attacchi informatici, alla manipolazione informativa, fino al targeting deliberato di obiettivi civili ed economici. Recenti comunicazioni delle istituzioni europee denunciano perturbazioni delle reti elettriche, assalti a comunicazioni digitali e tentativi di compromettere infrastrutture strategiche come ferrovie, reti dati, energia e trasporti: mosse che puntano a erodere la coesione, la stabilità e la fiducia nelle istituzioni.
Questo allarme — ricorrente negli ultimi mesi — è stato accolto oggi al Summit come monito e sprone a costruire una difesa strutturale e permanente, capace di rispondere non solo alle minacce militari convenzionali, ma a quelle “silenziose e quotidiane” che aggrediscono lo spazio digitale, energetico, infrastrutturale dell’Europa. Il ministro della Difesa ha richiamato il concetto di minaccia stratificata, osservando che le sfide tradizionali non scompaiono, ma convivono con forme più insidiose di aggressione — cyber, disinformazione, sabotaggio tecnologico — che richiedono preparazione, resilienza e cooperazione internazionale.
Parallelamente, l’industria della difesa e aerospazio italiana ha rilanciato il tema della sovranità tecnologica, presentandosi come leva strategica per garantire alla nazione — e all’Europa — la capacità di monitorare, difendere, intervenire: investimenti in sistemi satellitari di sorveglianza, infrastrutture spaziali, cyber‑security, capacità autonome di risposta sono stati indicati come elementi chiave per presidiare la sicurezza nazionale in un contesto ibrido. L’evento ha quindi cercato di ridefinire la difesa non come eccezione in tempo di guerra, ma come sistema continuo di sicurezza e protezione, integrato con l’economia, l’industria, la tecnologia, la diplomazia.
In questo quadro, la dimensione della guerra ibrida — non dichiarata, spesso negata o negabile — impone un cambio di paradigma: non si tratta di prepararsi a un conflitto futuro, ma di difendersi ogni giorno da attacchi che possono arrivare sotto forma di blackout, interruzioni di rete, sabotaggi invisibili, disinformazione, intrusioni digitali. In pratica, la nazione e l’Europa sono in uno stato di allerta permanente, dove la resilienza civile, la protezione delle infrastrutture critiche e la cooperazione internazionale diventano frontiere di un’altra guerra, silenziosa ma strategica.
Il Defence Summit 2025 ha dunque messo sul tavolo una domanda politica cruciale: l’Europa è pronta a difendersi — non solo con le armi, ma con sistemi, strategie, alleanze e investimenti — contro un nemico che non si mostra con carri armati o missili, ma con codici informatici, manipolazione dell’informazione e sabotaggio di infrastrutture civili. Se la risposta sarà sì, la difesa europea dovrà diventare parte integrante — quotidiana e strutturale — della vita civile, economica e istituzionale.
Con questo orizzonte, per l’Italia e per l’Europa la difesa non è più un costo straordinario da mettere in campo solo in momenti di crisi, ma un investimento permanente di sovranità, sicurezza e resilienza.



















