Ogni anno Più Libri Più Liberi si presenta come una celebrazione della pluralità editoriale italiana: un luogo dove piccoli e medi editori portano voci nuove, dibattiti, sperimentazioni, visioni. Per questo motivo la notizia della partecipazione di Passaggio al Bosco – etichetta nota per titoli e posizioni riconducibili all’area dell’estrema destra neofascista – ha sollevato un’ondata di reazioni immediate.
Quest’anno si è aperta una discussione sulla presenza di un editore che propone e pubblica libri e contenuti legati all’ideologia fascista ha sollevato una discussione pubblica. Una scelta che molti autori e autrici contestano, perché una fiera dedicata alla cultura non può considerarsi neutrale quando offre visibilità a ideologie antidemocratiche.
In poche ore decine di autori e autrici, studiosi, intellettuali e figure del mondo culturale hanno chisto un appello in cui chiedono una riflessione seria sull’opportunità di concedere spazio, all’interno di una fiera che si vuole democratica, a un editore che costruisce parte significativa del proprio catalogo su narrazioni apologetiche di esperienze, simboli e protagonisti dei fascismi Europei. Non si tratta, sostengono i firmatari, di testi accademici o saggi critici: il rischio percepito è quello di un’operazione di rivalutazione ideologica, presentata in forma editoriale.
Il punto centrale della discussione non è censurare idee sgradite, né limitare la libertà di pubblicazione. È invece interrogarsi sul ruolo delle istituzioni culturali: quali valori intendono promuovere? Quali linee di responsabilità decidono di adottare? Qual è il confine tra pluralismo e legittimazione di visioni che negano i presupposti stessi della convivenza democratica?
Una fiera non è un tribunale, ma non è neanche un terreno neutrale. È un palcoscenico pubblico, e come tale contribuisce a definire ciò che una società considera accettabile. Per questo la presenza di un editore che attinge esplicitamente all’immaginario fascista non può essere trattata come un dettaglio organizzativo: è un fatto politico e culturale.
Chi chiede l’esclusione di Passaggio al Bosco non invoca bavagli né divieti generalizzati. Domanda piuttosto che un evento dedicato alla cultura condivida una scelta di campo: quella che respinge la normalizzazione di ideologie che storicamente hanno prodotto persecuzioni, violenze, discriminazioni sistematiche e la cancellazione delle libertà civili.
In un Paese democratico la memoria non dovrebbe essere una formalità. E difenderne i valori non significa limitare il confronto, ma proteggerne le condizioni di possibilità. Le fiere editoriali hanno il diritto – e forse il dovere – di assumersi questa responsabilità.
La discussione è aperta. Ma una cosa è certa: la cultura non è mai soltanto esposizione di libri. È un atto pubblico di scelta. E scegliere di non dare spazio a ciò che nega i fondamenti della democrazia non è esclusione: è coerenza.
Anna Rita Santoro

























