L’Unione Europea ha compiuto un passo senza precedenti nel contrasto alla propaganda russa, approvando un pacchetto di sanzioni che colpisce dodici tra analisti, giornalisti e accademici, oltre a due entità considerate strumenti di influenza del Cremlino. Nel mirino finiscono cinque esponenti del Valdai Club, il think tank caro a Vladimir Putin, insieme al 142° Battaglione di Guerra Elettronica Separata e all’International Russophile Movement. Bruxelles riconosce così la disinformazione come un’arma di destabilizzazione, equiparandola alle minacce militari e cyber, e manda un segnale forte: la manipolazione dell’informazione non è più tollerata come semplice propaganda, ma trattata come un attacco diretto alla sicurezza europea.
La Francia ha spinto con decisione per queste misure, rivendicando l’iniziativa e sottolineando la necessità di colpire i canali di propaganda e gli autori delle ingerenze digitali. Tra i sanzionati figura anche Xavier Moreau, ex militare franco-russo residente a Mosca, noto per diffondere narrazioni filo-Cremlino in Europa. Parigi ha voluto includere anche compagnie marittime legate a Lukoil e Rosneft, accusate di aggirare le restrizioni sul petrolio attraverso la cosiddetta “flotta fantasma”.
L’Italia ha sostenuto il blocco degli asset russi congelati, ma ha mantenuto una linea prudente sull’utilizzo diretto di quei fondi per finanziare l’Ucraina. Roma ha ribadito la necessità di evitare fughe in avanti e di garantire decisioni condivise, temendo ripercussioni economiche e diplomatiche. Al tempo stesso, il governo italiano riconosce la propaganda come parte integrante della guerra ibrida russa e sostiene la necessità di contrastarla anche quando viene diffusa da cittadini europei con legami a Mosca. In questo senso, si moltiplicano le richieste di vigilanza su eventi culturali e mediatici che potrebbero fungere da veicolo di narrazioni filo-russe, e cresce l’attenzione sul ruolo di piattaforme come Russia Today, che continuano a raggiungere l’Italia nonostante le sanzioni.
Il nuovo pacchetto segna un cambio di paradigma: mai prima d’ora l’Ue aveva colpito un numero così ampio di individui e organizzazioni in un’unica tranche. La disinformazione viene trattata come una minaccia strategica, e il messaggio è chiaro: chiunque, dentro o fuori i confini europei, contribuisca a diffondere la propaganda del Cremlino sarà considerato parte di un attacco alla stabilità del continente. La risposta di Mosca non si farà attendere, ma Bruxelles ha scelto di alzare il livello dello scontro, consapevole che la battaglia per l’informazione è ormai un fronte decisivo della guerra in corso.

















