Cayetana Álvarez de Toledo torna a scuotere il dibattito politico spagnolo con un duro intervento contro il governo di Pedro Sánchez. La deputata del Partito Popolare accusa l’esecutivo di aver avviato una progressiva degradazione istituzionale che metterebbe a rischio l’equilibrio democratico del Paese. Secondo Álvarez de Toledo, la separazione dei poteri sarebbe stata indebolita e il Parlamento ridotto a un organo di mera ratifica delle decisioni governative.
Nel mirino c’è la strategia del PSOE, fondata – a suo avviso – su polarizzazione e manipolazione del linguaggio, strumenti che avrebbero consentito a Sánchez di mantenere una maggioranza fragile, sostenuta da accordi definiti “moralmente discutibili”. Particolarmente critico il passaggio sui patti con le forze indipendentiste catalane, considerati una rottura politica e morale perché concedono benefici a chi ha messo in discussione l’ordine costituzionale, alimentando un pericoloso senso di impunità.
La deputata ha attaccato anche il ministro della Presidenza Félix Bolaños, descritto come l’“architetto dell’impunità” e responsabile di riforme che minerebbero la legalità costituzionale e la trasparenza dell’azione di governo. Non sono mancate accuse di pressioni sui media: Álvarez de Toledo ha difeso la libertà di stampa come pilastro irrinunciabile della democrazia e ha invitato a recuperare un linguaggio politico chiaro, lontano da propaganda e ambiguità.
L’intervento rafforza il profilo autonomo e combattivo della deputata, spesso critico anche verso la leadership del suo partito, ma capace di incidere nel dibattito pubblico. Le sue parole arrivano in una fase di forte tensione politica, segnata da equilibri parlamentari instabili e da compromessi che, secondo Álvarez de Toledo, mettono a rischio la salute democratica della Spagna.



















