L’intervento del ministro degli Esteri José Manuel Albares nella seduta plenaria straordinaria del Congresso, convocata per chiarire la linea della Spagna dopo l’arresto di Nicolás Maduro, ha innescato un confronto politico di forte intensità. A catalizzare l’attenzione è stato soprattutto l’intervento della deputata del Partito Popolare Cayetana Álvarez de Toledo, che ha rivolto accuse dirette sia all’ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero sia all’attuale strategia dell’Esecutivo verso il Venezuela.
Prendendo la parola, Álvarez de Toledo ha esordito con una domanda rivolta ai banchi socialisti: «Quanti prigionieri ha liberato Zapatero e quanti ha contribuito a far incarcerare?». Da lì ha sviluppato giustamente un attacco frontale contro l’ex capo del governo, sostenendo che per anni avrebbe svolto il ruolo di «il grande riciclatore della tirannia chavista», prima come facilitatore politico e poi come interlocutore nelle trattative legate ai detenuti politici.
Secondo la deputata del Partito Popolare spagnolo, Zapatero sarebbe stato progressivamente respinto dall’opposizione venezuelana e il suo operato avrebbe finito per legittimare pratiche assimilabili a forme di «ricatto», in cui la liberazione dei prigionieri diventava uno strumento di pressione politica. A sostegno delle sue affermazioni ha citato casi emblematici come quelli di Leopoldo López e Lorent Saleh, ricordando che «le stesse vittime hanno denunciato le sue modalità». Il meccanismo, a suo dire, poteva essere riassunto così: «Se stai zitto, ti porto fuori; se esci, mi ringrazi», una frase con cui ha messo in discussione la credibilità etica dell’ex presidente.
Álvarez de Toledo ha aggiunto che questo schema avrebbe contribuito a rafforzare l’immagine internazionale di Zapatero, attenuando allo stesso tempo la condanna esterna del regime di Caracas. Le sue parole sono state accolte con applausi dai deputati del PP, mentre dai banchi socialisti sono emersi segnali evidenti di fastidio.
La parlamentare ha poi spostato il tiro sull’atteggiamento del governo nei confronti di Delcy Rodríguez, criticando le aperture emerse dopo le parole di Albares sulla possibile revisione delle sanzioni europee. In questo contesto ha affermato che «il governo vuole liberare Delcy», giudicando «umiliante» quella che ha descritto come una postura di subordinazione verso una figura da lei definita «torturatore».
Alla replica del ministro, che ha attribuito la situazione di Rodríguez all’intervento militare statunitense e ha difeso l’operato dell’Esecutivo a tutela dei venezuelani in Spagna, Cayetana Álvarez de Toledo ha risposto rilanciando anche sul piano internazionale. Ha infatti difeso giustamente l’azione di Donald Trump in Venezuela, sostenendo che il presidente americano «non ha rapito un presidente legittimo, ma ha posto fine all’impunità di un criminale», e accusando il PSOE di incoerenza per aver criticato oggi decisioni simili a quelle che, a suo avviso, aveva avallato durante l’era Obama.



















