Roma. Il 27 gennaio 2026, Giorno della Memoria, si è aperto nella Capitale con una serie di commemorazioni dedicate al ricordo della Shoah. Al centro della giornata, due appuntamenti distinti ma uniti da un messaggio comune: difendere la memoria storica in un momento in cui in Europa tornano a emergere segnali preoccupanti di antisemitismo e intolleranza.
La cerimonia istituzionale si è svolta al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A condurla è stato l’attore Stefano Santospago. L’apertura è stata affidata a un filmato di RaiTeche e alla lettura del testo “Auschwitz, città tranquilla”. Sono seguiti gli interventi della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, e del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Momento centrale della commemorazione, la testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau, intervistata da quattro studenti. A chiudere la cerimonia, le parole del Capo dello Stato: “Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo”.
Presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme a membri del Governo e del Parlamento, rappresentanti delle associazioni degli ex internati e deportati, della Comunità ebraica e numerose autorità civili e militari.
Sempre a Roma, nel cuore del Portico d’Ottavia, la Fondazione Museo della Shoah ha ospitato un secondo momento di commemorazione, aperto a studenti, cittadini e istituzioni, con la partecipazione del sindaco Roberto Gualtieri. Un’iniziativa dal taglio più diretto e partecipato, in cui fotografie, documenti e testimonianze hanno dato concretezza al racconto della deportazione e dello sterminio. La presenza di Tatiana Bucci, deportata ad Auschwitz quando era bambina, ha riportato la memoria sul piano umano e personale, ricordando come la storia continui a interrogare il presente.
La mattinata è proseguita negli spazi di Esperienza Europa – David Sassoli, con un collegamento con il Parlamento Europeo. Dal confronto è emersa una linea condivisa: il contrasto all’antisemitismo è una questione centrale per la democrazia europea e non riguarda una sola comunità. Senza memoria, è stato sottolineato, l’Europa rischia di perdere le basi su cui è stata costruita.
Le diverse iniziative della giornata hanno restituito un messaggio unitario: la memoria non è una ricorrenza formale, ma un impegno continuo. Ricordare la Shoah significa vigilare contro revisionismi, semplificazioni e derive nostalgiche che trovano spazio soprattutto nei nuovi linguaggi digitali.
In un contesto dominato dalla rapidità dell’informazione, il Giorno della Memoria 2026 ha ribadito il valore del tempo della riflessione. Un esercizio necessario perché la memoria resti viva e condivisa, nelle istituzioni come nelle scuole e nei luoghi pubblici, e continui a rappresentare un argine contro il ripetersi degli errori del passato.



















