Il Decreto sicurezza del Governo guidato da Giorgia Meloni è tornato al centro del dibattito pubblico italiano dopo l’approvazione di un nuovo pacchetto di norme volute dall’esecutivo per contrastare la criminalità e rafforzare l’ordine pubblico. Tra novità legislative, proteste dell’opposizione e critiche delle associazioni per i diritti umani, il decreto si presenta come uno dei provvedimenti più controversi, criticati e discussi dell’agenda politica del 2026.

Un decreto per “sicurezza e libertà” secondo il Governo
Il Governo Meloni ha approvato il nuovo Decreto sicurezza con l’obiettivo dichiarato di “garantire sicurezza e libertà ai cittadini” attraverso una serie di strumenti legislativi per affrontare fenomeni di degrado urbano, criminalità e disordine pubblico. Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, queste norme non sono “misure spot” ma costituiscono un tassello importante della strategia di sicurezza avviata sin dall’inizio della sua legislatura.
Le principali misure introdotte includono:
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fermo preventivo e divieto di partecipazione a manifestazioni, per persone ritenute pericolose o con precedenti specifici, con trattenimento fino a 12 ore e supervisione del pubblico ministero;
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aumento delle pene per reati contro le forze dell’ordine, atti di vandalismo e blocchi stradali durante le proteste;
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sanzioni più severe per occupazioni abusive di immobili e truffe agli anziani;
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maggiore tutela legale per le forze dell’ordine e militari, con copertura fino a 10.000 euro delle spese legali per agenti in servizio sotto inchiesta;
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potenziamento di strumenti di controllo, come l’uso di bodycam e videosorveglianza da impiegare nei servizi di ordine pubblico.
Le critiche e la protesta sociale
Il decreto ha suscitato reazioni durissime da parte delle opposizioni e di numerose organizzazioni per i diritti civili e umani. Partiti come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno definito il pacchetto normativo come un esempio di “populismo punitivo” che rischia di comprimere le libertà fondamentali dell’uomo e criminalizzare forme di protesta, come i sit-in e le mobilitazioni sociali.
“Il loro obiettivo era sfruttare i fatti di Torino per soffocare il dissenso – ha scritto il leader del M5S Giuseppe Conte sui suoi social – pensando che saremmo stati tutti zitti e buoni”. Per l’ex premier, il provvedimento non risponde alla domanda di sicurezza reale: mancano investimenti su agenti, presidi e controlli sul territorio, mentre i ladri “continuano a scappare”. Nel mirino anche la decisione, assunta nello stesso Consiglio dei ministri, di andare avanti con il progetto del Ponte sullo Stretto: “Milioni e miliardi bloccati mentre imprese e cittadini colpiti dal maltempo aspettano risposte da settimane”.
Peppe De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di un nuovo tassello di una svolta securitaria e repressiva: “Limitare le libertà personali attraverso atti dell’esecutivo è preoccupante. Così si scardinano le garanzie costituzionali”. Angelo Bonelli (Avs) ha sottolineato come, nonostante decine di nuovi reati e aggravanti introdotti negli ultimi anni, rapine e furti continuino ad aumentare: “Un decreto fumogeno per nascondere il fallimento del governo sulla sicurezza”.
Critiche sono arrivate anche da associazioni internazionali e relatori Onu per i diritti umani, secondo cui alcune parti del decreto potrebbero portare a violazioni delle garanzie costituzionali e discriminazioni nei confronti di gruppi vulnerabili.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia ha asserito a Fanpage.it: “Norme bandiera, di dubbia costituzionalità e destinate a restringere ulteriormente la libertà di manifestazione”. Per poi sottolineare: “L’attenzione quasi esclusiva per la sicurezza da parte di questo governo si inserisce in una tendenza di lungo periodo verso la restrizione, la repressione e la criminalizzazione degli spazi di libertà, che ha visto contemporaneamente il suo inizio e il suo picco 25 anni fa durante il G8 di Genova del 2001. A questo proposito, ricordo che ci sono voluti da allora 16 anni per avere il reato di tortura e mancano ancora, a un quarto di secolo di distanza, i codici identificativi per le forze di politica in servizio di ordine pubblico. Sotto il governo Meloni, questa dinamica si è ulteriormente accentuata – ha aggiunto – si sono rafforzate le garanzie per le forze di polizia ed è diventata prassi ordinaria l’uso della forza contrario agli standard internazionali sui diritti umani (penso all’abnorme e illegale uso dei gas lacrimogeni) mentre si sono ridotte le tutele per chi manifesta pacificamente, il tutto accompagnato da una narrazione pubblica che tende a criminalizzare e a definire violenti interi movimenti di protesta. È un percorso verso l’autoritarismo”.
Secondo diversi opinionisti, giornalisti e critici, l’approccio del Governo rischia di inasprire il conflitto tra istituzioni e società civile, penalizzando il diritto di manifestare e aumentando ancora di più la distanza tra cittadini e autorità.



















