Non ce l’ha fatta Cesare, il micio tigrato che da anni accoglieva con un miagolio affettuoso
i viaggiatori della stazione di Colleferro.
Dopo quasi due settimane di cure intensive al Policlinico Veterinario Roma Sud, il suo cuore si è fermato.
Era stato ritrovato a gennaio in condizioni disperate; qualcuno lo aveva preso a calci, lasciandolo agonizzante al freddo.

L’associazione Gatti del Giovenzano, che da tempo si occupava dei gatti della zona, lo aveva ricoverato
e assistito grazie a una raccolta fondi. Nonostante gli sforzi, il corpo di Cesare non ha retto ai traumi e alle ferite interne. I veterinari, dopo giorni di tentativi, hanno dovuto interrompere le cure praticando l’eutanasia.
La morte del gatto ha lasciato sgomenta l’intera comunità dei pendolari e dei volontari che lo conoscevano.
Sui social, è nata una pagina dedicata alla sua memoria, dove ogni giorno vengono condivise foto e ricordi.
Ma insieme alla commozione cresce anche la rabbia, «Una targa in stazione sarebbe un segno importante, perché ricordi a tutti che il maltrattamento animale è un reato grave», afferma Elisa Tocca, che insieme all’associazione ha avviato una petizione rivolta a Ferrovie dello Stato Italiane.
I volontari denunciano inoltre che già a fine 2024 erano stati segnalati rischi per la sicurezza del gatto, senza che venissero presi provvedimenti. E accusano i Carabinieri di aver minimizzato la gravità dell’aggressione al momento della denuncia, scoraggiando chi voleva sporgere querela.
Il sindaco di Colleferro dichiara: «L’uccisione di Cesare è un atto criminale. Chi ha compiuto questo gesto va identificato e portato davanti alla giustizia. Abbiamo deciso di intitolargli lo sportello per i diritti degli animali che apriremo all’Auditorium dello Scalo, come simbolo di rispetto e tutela verso tutte le creature.»
Inoltre il primo cittadino ha poi voluto precisare i limiti delle competenze comunali dichiarando:
«La stazione non dipende dal Comune e l’ordine pubblico è affidato alla Polizia di Stato. Tuttavia, chiediamo al Ministero dell’Interno di potenziare la presenza delle forze dell’ordine e di riaprire il presidio della Polfer. E al Ministero delle Infrastrutture di installare sistemi di videosorveglianza efficaci. La sicurezza non si garantisce con le parole, ma con uomini e strumenti sul campo.»
Cesare non era solo un gatto randagio: era parte del paesaggio quotidiano, un piccolo punto fermo per chi ogni giorno attraversava la stazione. La sua morte ha acceso una riflessione profonda su quanto ancora la crudeltà sugli animali resti impunita.
Oggi la sua storia è diventata un simbolo di civiltà e di memoria: perché ricordarlo significa chiedere rispetto, giustizia e una società più umana.


















