A febbraio, nel periodo di San Valentino, le sale cinematografiche fanno vedere i film d’amore. Noi del Paese Roma, dedichiamo i nostri spazi all’amore per la fotografia, per la ricerca e la creazione di immagini. Vi presentiamo un fotografo, Massimo Perelli, la cui opera racconta l’Italia per un mezzo secolo di storia.
Non pochi sono i fotografi che hanno curato servizi fotografici di attualità e cronaca, hanno documentato figure imprescindibili della politica, economia, arte e cultura. Ma noi viviamo in un’epoca in cui conosciamo solo ciò che conosce il web – le immagini analogiche stampate su carta sono in via di sparizione dall’immaginario collettivo. Per ridare vita alle immagini di una volta, Massimo Perelli digitalizza i suoi archivi e si racconta nel libro “La mia vita da fotografo” curato da Monica Di Giacinto e pubblicato da Edizioni Rosebud 2.
Massimo, come nasce la Sua passione per le immagini e il settore audiovisivo?
Nasce con il mio amore per la musica jazz e le belle foto che vedevo nelle copertine dei dischi, così, alla fine degli anni 70, iniziai a fotografare i grandi musicisti della musica jazz.
Come nasce l’idea del libro “La mia vita da fotografo” e che ruolo ne ha Marcello Mencarini?
L’idea del mio libro autobiografico “La mia vita da Fotografo” nasce dopo oltre quarant’anni di carriera. Insieme al mio amico, collega ed Editore Marcello Mercatini abbiamo deciso di creare quest’opera che raccontasse la mia carriera.
Lei inizia a lavorare nell’audiovisivo come fotoreporter. Che cosa può raccontare sul proprio esordio e sui primi passi nel mestiere?
İl mio esordio come Fotoreporter è iniziato fotografando e seguendo i grandi musicisti Jazz, per poi vendere le prime foto ad un IMPORTANTE quotidiano alla redazione spettacoli, scoprendo così questa nuova via professionale iniziando a lavorare con impegno sempre maggiore.
Nel cinema italiano esistono almeno due personaggi ispirati ai fotografi di un tempo: Paparazzo, famosissimo personaggio creato da Federico Fellini in “Dolce vita”, e i fotogiornalisti di “Blow Up” e “Professione reporter” di Michelangelo Antonioni. Fra i due atteggiamenti, quelli del “rubare” le immagini alla realtà e dell’osservarle, indagando cosa c’è oltre e cosa c’è dietro, dove si posiziona Lei?
İo mi riconosco come vero Fotoreporter sia nei ritratti che nel reportage ispirato, in particolare, alla figura di Henry Cartier-Besson.
Ci racconti la Sua collaborazione con i quotidiani rinomati.
La mia collaborazione con “La [REPUBBLICA” nasce fin dai primi numeri della sua uscita (il 14 gennaio 1976 N.d.R) e così ha continuato per molti anni.
A quali argomenti si è interessato per proporre il Suo materiale fotografico alle testate italiane più conosciute?
Gli argomenti principali a cui io ero interessato per proporre a Il Messaggero, La REPUBBLICA L’ESPRESSO e il Panorama erano personaggi, interpreti della musica (jazz, pop-rock, classica e lirica) oltre che vari ritratti.
Cosa La affascina ne mondo della musica? Quali sono i Suoi generi preferiti? Chi sono i musicisti che ha immortalato?
La mia musica preferita è il jazz, poi anche la classica, qualcosa di lirica e pop-rock. Sono tanti i musicisti che ho ritratto per il Jazz: Miles Davis, D. Gillespie, per la lirica posso citare Pavarotti e molti altri.
Ha lavorato free-lance e per agenzie. Come funzionava, ai tempi, un’agenzia fotografica, e perché, per la Master Photo, per esempio, ha lavorato solo per un anno? Quando è durata la collaborazione con l’agenzia “Marka” di Milano?
Ho iniziato prima come freelance e poi entrando in un’agenzia di Roma dove ho lavorato intensamente per un solo anno per apprendere velocemente le basi del fotogiornalismo per poi andarmene perché non soddisfatto del prestigio dell’agenzia, con la MARKA di Milano ho lavorato fino a qualche anno fa, ora sono rappresentato da un’altra agenzia.
Che cosa fotografava per interessare i redattori di “Stern”, “Der Spiegel”, “Time”, “Life” e “New York Times”?
“Stern” mi ha pubblicato uno speciale sullo scandaloso omicidio avvenuto all’interno delle guardie svizzere, Time – il servizio su un ballerino russo rifugiatosi in Italia per poi esibirsi al festival di Spoleto e i materiali sugli importanti cardinali del Vaticano, per il NEW YORK TIMES hanno preso delle immagini delle Terme di Caracalla per la stagione di lirica estiva.
Che cosa si ricorda della Sua collaborazione con l’agenzia internazionale Sipa Press con sede a Parigi?
Ricordo con certa passione il mio ingresso nel mondo fotogiornalistico internazionale. La Sipa di Parigi mi ha venduto vari immagini e servizi in vari giornali dalla Francia al Brasile.
Ha fotografato il Dalai Lama e ha fatto svariati servizi fotografici al Papa Voityla. Che rapporti ha con la fede, religione e chiesa?
Il mio rapporto con la religione mi viene tramandato da mia madre che era una fervida religiosa, io sono cattolico, ma non molto osservante, ed ho simpatia per il buddhismo: ho avuto il piacere di conoscere, fotografare e abbracciare il Dalai Lama.
Perché ha fotografato le guardie svizzere del Vaticano?
Essendo per lunghi anni vaticanista, ho caparbiamente deciso di fotografare con un lungo reportage le guardie svizzere con immagini rare: in famiglia, cosa tuttora mai vista – perché trovo che siano le figure più iconiche e rappresentative all’interno del mondo dello Stato del Vaticano.
Chi sono le star del cinema che ha fotografato?
Per il cinema ho fotografato alcune edizioni del festival cinematografico di Venezia negli anni 80, dove erano presenti attori come John Travolta Ben Gazzara, Clio Goldsmith ecc., Registi come Marco Ferreri, Luigi Comencini, Michelangelo Antonioni a Roma per la presentazione della sua mostra di pittura e molti altri.
Ci parli del mondo letterario. Quali scrittori si sono lasciati immortalare dalla Sua macchina fotografica?
Ho seguito l’itinerario letterario sia per la mia passione che per la mia professione fotografando vari scrittori famosi come Italo Calvino, Borges, Leonardo Sciascia, Edoardo Sanguineti, Ken Follett, John Le Carrè, Alberto Moravia, il premio strega e molti altri.
Ci siamo conosciuti a una mostra fotografica di Gabriel Rifilato curata da Bruna Condoleo. Da quando conosce Gabriel e cosa pensa della sua rivista Roman Walks?
Ho conosciuto Gabriel Rifilato come direttore della rivista “Fare musica” in quanto io ero fotografo ufficiale insieme a un mio collega Mencarini. Ho visto l’ultima rivista di Gabriel. È interessante, ha una buona grafica.
Che cosa è per Lei la fotografia? Come deve essere uno scatto per essere reputato bello e riuscito?
La fotografia è un’importante elemento che lascia vedere le persone e i fatti di varia importanza. Le immagini fotografiche hanno il potere di fermare il tempo, nei momenti anche delicati, ma non da perdere. Lo scatto riuscito è quello che fa palesemente vedere tutti questi concetti.
Ringraziamo Massimo Petrelli per la disponibilità e invitiamo i nostri lettori a conoscere la sua arte fotografica. Seguitelo sui social e leggere il libro “Massimo Perelli: la mia vita da fotografo”.
Le foto sono Massimo Petrelli,in alto il ritratto del Papa Voityla,in basso -John Travolta al Festivals di Venezia negli anni ottanta.
Olga Matsyna



















