Il referendum sulla giustizia 2026 sta agitando sempre più le acque nella maggioranza del Governo Meloni dato che tutti gli ultimi sondaggi danno in netta risalita il fronte del No a discapito del fronte del Sì. Le numerose, controverse, chiacchierate e clamorose dichiarazioni del ministro di Giustizia Carlo Nordio hanno svelato i reali motivi dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, mettendo a nudo una serie infinita di incongruenze. Una su tutte? La seguente ammissione del ministro Nordio a margine di un evento politico a Mestre: “Si è passati per il cosiddetto benaltrismo, che questa riforma non renderà i processi più veloci. È verissimo, nessuno ha mai detto che li avrebbe resi più veloci”. La stoccata al ministro Nordio e l’involontaria ammissione anche della deputata della Lega Simonetta Matone stanno infiammando le diatribe interne alla maggioranza dell’esecutivo Meloni.

Referendum sulla giustizia 2026: gli autogol del ministro Nordio

Tante dichiarazioni rilasciate in pubblico dal ministro Nordio sulla riforma della giustizia hanno messo in imbarazzo lo stesso Governo Meloni, ma una delle più gravi che ha irritato perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata la seguente:
“Quando si elegge il CSM, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, morto”.
Quindi, a suo dire, il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia per eleggere i rappresentanti dell’organo di autogoverno romperà “questo meccanismo para-mafioso”.
Il capo dello Stato, tirato in ballo su due fronti come presidente del Csm e indirettamente come fratello di quel Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia a Palermo nel 1980, ha dichiarato dal plenum:
“Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Per poi concludere:
Le istituzioni non attacchino altre istituzioni. Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della repubblica”.
Matone contro il ministro Nordio: “Aiuta il fronte del NO al referendum sulla giustizia”
Intervenuta ieri in videocollegamento con il direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria presieduto dal sottosegretario Claudio Durigon, l’ex magistrata e deputata del Carroccio Simonetta Matone ha confermato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio è un ottimo e involontario testimonial per il No al referendum:
“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, siamo purtroppo dieci a dieci”.
Parlando sempre di Nordio, infatti, la deputata leghista ha continuato:
“Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la ad una ripresa del fronte del No”.
È forse questo il passaggio più forte dell’intervento dell’ex magistrata la quale, infatti, ha ammesso senza troppi giri di parole che ci sono cose che “non si possono dire pubblicamente”, e che quindi devono essere nascoste ai cittadini che il 23 e 24 marzo dovranno esprimersi sulla riforma sulla giustizia.
Quando Durigon le ha fatto notare che la stampa è in sala, e anche questa sequenza è stata ripresa dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Luciano Musolino che ha poi pubblicato il video, la deputata leghista Matone ha replicato:
“Sì, sì, ma lo so, io con Nordio ho un eccellente rapporto ma bisogna stare molto molto attenti nelle nostre dichiarazioni. Io ho partecipato alle riunioni iniziali, presenti Meloni e Mantovano, si era detto che i toni dovevano essere bassi e che i politici non dovevano partecipare perché gli italiani avrebbero votato sì senza una eccessiva politicizzazione della vicenda”.



















