A San Lorenzo di Roma, più precisamente in via degli Etruschi 4, presso la Libreria Tomo, si terrà la proiezione della “Trilogia della devianza” di Gianfranco Tomei. L’evento si svolgerà il 20 marzo alle 18.30
İ più recenti femminicidi e atti di violenza commessi da giovani ci fanno pensare a una devianza che nasce fra gli adolescenti e giovanissimi come una reazione alla realtà che non riescono ad affrontare. Ne parliamo con Gianfranco Tomei, docente universitario di psicologia, coach e regista cinematografico. La sua Trilogia della devianza, che inizia un quarto di secolo prima e termina nel 2026, sembra fotografare fedelmente tutto ciò che succede al fine di proporre soluzioni…
Gianfranco, come nasce la Trilogia sulla devianza, per te un lavoro distribuito in un periodo di tempo così notevole?
Il primo corto, “Notte in città”, nasce dalla sceneggiatura di venti pagine per un fumetto italiano horror, erano storie ad episodi sull’onda del successo di Dylan Dog (erano gli anni novanta). Poi conservai questa sceneggiatura e nel duemila decisi di farne un corto. Mi sono poi sempre occupato di violenza e devianza nelle mie successive ricerche universitarie. Quindi, ho realizzato gli altri due corti sulla stessa falsariga.
È vero che nella tua Trilogia ci sono anche i richiami ai files di Epstein?
Non ci sono richiami diretti, prima queste cose non si sapevano o si intuivano solo. Nel terzo corto, quello sulla massoneria deviata, qualche cosa è accennata o almeno intuita.
Sei un esperto di psicologia e di devianze giovanili. Raccontaci dei pericoli della gioventù dal punto di vista della stabilità mentale e psicofisica.
Sarebbe ovvio dare la colpa alla modernità (gli smartphone, il web ecc.) e ciò è anche, in parte, vero. Pero’, la devianza c’è sempre stata: negli anni novanta era la reazione a status sociali e standard che non si riusciva ad emulare, ed anche oggi buona parte dei giovani violenti sono tali in reazione ad una società che impone modelli irraggiungibili che molti non sanno compensare e reagiscono con frustrazione. La violenza è spesso frustrazione esibita.
Viviamo in un’epoca dei bambini e adolescenti che non diventano mai adulti. Secondo te, è un pregio o un difetto della società odierna?
La sindrome di Peter Pan è tipica dei nostri giorni. Sessantenni che guardano al fitness e al fisico come e più dei ventenni, che corteggiano donne (o uomini) poco più che adolescenti, che non riescono a vivere con saggezza la propria età. Questo ci dice che il senso del limite ha perso valore, la cultura del No-limits pervade tutto. Poi, il limite arriva con prepotenza e molti non sono preparati.
Sei anche un creativo: scrittore di romanzi, autore di saggi, regista di spettacoli e film. Che necessità avverti nell’ambito creativo: è davvero d’aiuto una mente di un bambino o adolescente per creare storie e opere d’arte in genere?
L’artista è sempre un po’ bambino, pensiamo a Fellini, a Spielberg, a tanti cantautori. Però, quando questo sguardo un po’ infantile si mischia anche con una sensibilità matura e razionale, i risultati artistici possono essere pregevoli.
Quali sono le particolarità della Trilogia della devianza che colpiscono il pubblico delle fasce d’età lontane fra di loro?
In questa Trilogia c’è un me ancora un po’ naif (il primo corto l’ho scritto nel ’94 e girato nel 2000, avevo poco più di venti anni). Gli altri più recentemente. Si mischiano varie sensibilità.
Cosa unisce i tre film della Trilogia e cosa distingue ognuna di queste opere cinematografiche?
I primi due corti sono storie di violenza metropolitana, violenza fatta da giovani. Nel terzo corto ci addentriamo in una violenza più sottile, quella dei salotti borghesi, della massoneria deviata, delle sette, che, però, può avere la stessa influenza nefasta su ogni fascia sociale, se non altro per emulazione e per effetti collaterali
Che accoglienza sta avendo la Trilogia della devianza? Come l’ha presa la massoneria (se ne hai qualche feedback)?
Il pubblico è interessato e incuriosito. Sulla massoneria, ho qualche conoscenza in questi ambienti, massoneria assolutamente regolare e legale, ma non ho avuto ancora riscontri, forse sono un po’ imbarazzati (ride).
Che sviluppo ha la Triogia della devianza nelle tue opere successive: a teatro, nel cinema, nella narrativa e nella saggistica?
Sto attualmente scrivendo un saggio accademico sulla Devianza. Proverò con questo ad avere la abilitazione a professore ordinario. Molti dei temi presenti nei cortometraggi, li trasporterò nel saggio, che, però, ovviamente, avrà un taglio scientifico e meno spettacolare.
Auguriamo a Gianfranco Tomei ispirazione per la scrittura del saggio e invitiamo i nostri lettori a conoscere la Trilogia della devianza che possono vedere il 20 marzo alle 18.30 presso la Libreria Tomo in via degli Etruschi 4 a Roma (quartiere San Lorenzo).
Olga Matsyna



















