C’è chi nasce con la strada spianata e chi, quella strada, decide di complicarsela per trovare una direzione che sia davvero propria. Pietro Morandi, in arte Tredici Pietro, arriva al Festival di Sanremo tra i Big con una consapevolezza nuova e un’onestà disarmante. Bolognese, classe 1997, Pietro non è solo “il figlio di Gianni”: è un artista che ha scelto il rap per evitare filtri e scorciatoie.
Oltre il cognome: la lotta contro l’etichetta di “raccomandato”
Il peso di un cognome importante può essere una gabbia dorata, ma per Pietro è sempre stato uno stimolo alla ribellione silenziosa. “I raccomandati non mi piacciono. Ho sempre odiato i ricchi, anche se io, agli occhi di qualcuno, lo sono”, confessa con una sincerità che colpisce.
La scelta del nome d’arte non è un vezzo, ma una dichiarazione d’indipendenza:
Niente Talent: Mai ha pensato di sfruttare la scia dei programmi televisivi.
Autonomia totale: Rifiuta la protezione genitoriale, considerandola una sconfitta personale.
Identità collettiva: Il nome “Tredici” omaggia il numero fortunato del suo gruppo di amici, le radici che lo tengono ancorato alla realtà.
Il trauma come motore creativo
Il percorso che lo ha portato all’Ariston non è stato privo di ostacoli. Il trasferimento a Milano durante il lockdown e la fine di una relazione durata sette anni — segnata da profonde complessità personali e di salute mentale della compagna — hanno lasciato cicatrici profonde.
”Mi sentivo perso… ma lo shock emotivo è necessario e funzionale.”
Da questo “caos” è nato il desiderio di rimettersi in gioco, trasformando il dolore in rime. La sua musica non cerca il consenso facile, ma scava nelle difficoltà che i suoi genitori, spesso, hanno scoperto solo leggendo le cronache, a testimonianza di un pudore e di una voglia di farcela da solo che definiscono l’uomo prima dell’artista.
”Uomo che cade”: l’elogio dell’errore
Il brano presentato a Sanremo, “Uomo che cade”, è una fotografia della vulnerabilità umana. In un mondo che esige performance impeccabili, Tredici Pietro canta il diritto di inciampare.
Il tema: La vita è fatta di cadute; i successi sono l’eccezione, non la regola.
Il messaggio: Seguire i propri sogni comporta inevitabilmente il rischio di farsi male, ma è proprio in quella caduta — simile a quella di un bambino in piazza — che si ritrova la propria verità.
L’ambientazione: Una città frenetica che consuma tutto, dove però è ancora possibile fermarsi, bruciare ciò che è superfluo e rialzarsi.
Tredici Pietro arriva a Sanremo non per dimostrare di essere “figlio di”, ma per mostrare le proprie sbucciature. Porta con sé uno zaino pieno di rime e la voglia di essere guardato finalmente negli occhi, senza il riflesso di un’eredità ingombrante.
Ubaldo Santoro e Anna Rita Santoro



















