Il dibattito politico sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 si è nuovamente acceso dopo alcune dichiarazioni scioccanti di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Le sue parole sulla magistratura, pronunciate durante un confronto televisivo, hanno generato un forte scontro politico e istituzionale. Il dibattito sul referendum si è tenuto a Telecolor Sicilia. Ospiti della trasmissione Il Punto, condotta da Luca Ciliberti, oltre Giusi Bartolozzi anche la senatrice di Verdi Sinistra Ilaria Cucchi, l’avvocato Fabio Anselmo, il membro laico del Csm Felice Giuffre (quota Fratelli d’Italia), il consigliere togato Marco Bisogni (di Unicost, corrente di centro) e il giornalista del Fatto Quotidiano, Giuseppe Pipitone.

Referendum giustizia 2026, Giusi Bartolozzi: “Magistratura? Plotone di esecuzione”
Giusi Bartolozzi ha poi lanciato il suo attacco vergognoso a un organo indipendente e autonomo dello Stato:
“Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione“.
Prima della parola plotoni, peraltro, ha scandito una mezza parola “pi-lo-ta…” ma non ha concluso la frase.
Bisogna peraltro ricordare che la stessa Bartolozzi è magistrata e ha lavorato ai tribunali di Gela e Palermo e alla Corte d’appello di Roma oltre ad essere stata deputata alla Camera dei Deputati dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022 per Forza Italia.
Referendum giustizia 2026, le dichiarazioni shock di Giusi Bartolozzi: protestano le opposizioni e l’ANM
L’Associazione nazionale magistrati (ANM) è intervenuta con una nota sul caso di Giusi Bartolozzi:
“In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L’appello all’abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi, è assolutamente opportuno. Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea”.
Protestano anche le opposizioni. L’appello al rispetto reciproco delle istituzioni da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è stato ancora una volta rispettato dagli esponenti dell’attuale Governo Meloni.
Referendum sulla giustizia 2026: gli autogol del ministro Nordio

Tante dichiarazioni rilasciate in pubblico dal ministro Nordio sul referendum sulla giustizia hanno messo in imbarazzo lo stesso Governo Meloni, ma una delle più gravi che ha irritato perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata la seguente:
“Quando si elegge il CSM, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, morto”.
Quindi, a suo dire, il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia per eleggere i rappresentanti dell’organo di autogoverno romperà “questo meccanismo para-mafioso”. Il capo dello Stato, tirato in ballo su due fronti come presidente del Csm e indirettamente come fratello di quel Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia a Palermo nel 1980, ha dichiarato dal plenum:
“Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Per poi concludere:
Le istituzioni non attacchino altre istituzioni. Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della repubblica”.
Tuttavia, lo stesso ministro Carlo Nordio ha dichiarato pubblicamente che la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci, smentendo uno degli argomenti spesso associati alla riforma della giustizia.
La riforma interviene sull’architettura costituzionale senza però affrontare le vere inefficienze strutturali del sistema e senza ridurre i tempi dei processi. Inoltre non rafforza le risorse degli uffici giudiziari e non tutela l’indipendenza della magistratura, ma rispecchia molto il Piano di rinascita democratica della loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Simonetta Matone della Lega contro il ministro Carlo Nordio: “Aiuta il fronte del NO”
Intervenuta alcuni giorni fa in videocollegamento con il direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria presieduto dal sottosegretario Claudio Durigon, l’ex magistrata e deputata del Carroccio Simonetta Matone ha confermato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio è un ottimo e involontario testimonial per il No al referendum:
“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, siamo purtroppo dieci a dieci”.
Parlando sempre di Nordio, infatti, la deputata leghista ha continuato:
“Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la ad una ripresa del fronte del No”.
È forse questo il passaggio più forte dell’intervento dell’ex magistrata la quale, infatti, ha ammesso senza troppi giri di parole che ci sono cose che “non si possono dire pubblicamente”, e che quindi devono essere nascoste ai cittadini che il 23 e 24 marzo dovranno esprimersi sulla riforma sulla giustizia.
Quando Durigon le ha fatto notare che la stampa è in sala, e anche questa sequenza è stata ripresa dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Luciano Musolino che ha poi pubblicato il video, la deputata leghista Matone ha replicato:
“Sì, sì, ma lo so, io con Nordio ho un eccellente rapporto ma bisogna stare molto molto attenti nelle nostre dichiarazioni. Io ho partecipato alle riunioni iniziali, presenti Meloni e Mantovano, si era detto che i toni dovevano essere bassi e che i politici non dovevano partecipare perché gli italiani avrebbero votato sì senza una eccessiva politicizzazione della vicenda”.



















