In piena campagna per il referendum sulla giustizia 2026, le parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, hanno scatenato durissime reazioni politiche e non solo. Alcuni familiari di magistrati uccisi da mafia e terrorismo hanno reagito con durezza alle dichiarazioni in cui la magistratura veniva paragonata a un “plotone d’esecuzione”. Secondo molti di loro, affermazioni di questo tipo dimostrerebbero “ignoranza assoluta o malafede”, soprattutto se pronunciate da chi conosce la storia della magistratura italiana.

Referendum, le dichiarazioni shock di Giusi Bartolozzi: le reazioni dei familiari dei magistrati uccisi
Il ricordo di Guido Galli e la testimonianza della figlia Alessandra
Tra le reazioni più forti c’è quella di Alessandra Galli, figlia del magistrato Guido Galli, assassinato il 19 marzo 1980 nei corridoi dell’Università Statale di Milano dai terroristi di Prima Linea.
Quel giorno fu proprio lei, allora studentessa di Giurisprudenza, a dover riconoscere il corpo del padre.
Secondo Galli, le dichiarazioni di Bartolozzi sul presunto “plotone d’esecuzione” della magistratura mostrano due possibili scenari:
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nella migliore delle ipotesi, una scarsa conoscenza della storia della magistratura italiana
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nella peggiore, indifferenza verso i magistrati uccisi mentre difendevano la Costituzione
La figlia del magistrato ha poi sottolineato un punto particolarmente delicato: anche lei, come il padre, ha scelto la carriera in magistratura, proprio come Bartolozzi.
“Posso capire che un cittadino comune ignori cosa ha fatto la magistratura in questo Paese. Ma è annichilente che non lo sappia chi ha ricoperto la stessa funzione.”
Referendum, le dichiarazioni di Giusi Bartolozzi: il caso Francesca Morvillo e la strage di Capaci
Le parole di Alfredo Morvillo
Anche Alfredo Morvillo, fratello della magistrata Francesca Morvillo, ha espresso una posizione critica.
La giudice Morvillo fu uccisa nella strage di Capaci insieme al marito Giovanni Falcone il 23 maggio 1992.
Morvillo ha commentato con amarezza la vicenda legata al Referendum Giusi Bartolozzi, sottolineando come la responsabilità non sia soltanto nelle parole pronunciate.
Secondo lui, il problema riguarda anche chi ha deciso di affidare incarichi istituzionali così importanti.
“Quelle parole si commentano da sole. Ma la colpa non è solo di Bartolozzi: è di chi l’ha portata in certi uffici, dove un tempo lavoravano persone di ben altro livello.”
Referendum, le dichiarazioni shock di Giusi Bartolozzi: il ricordo di Vittorio Occorsio
Un’altra voce critica arriva da Eugenio Occorsio, figlio del magistrato Vittorio Occorsio.
Il giudice fu il primo pubblico ministero a indagare sui legami tra eversione neofascista, massoneria e apparati dello Stato. Proprio per queste indagini venne assassinato il 10 luglio 1976 dal terrorista di Ordine Nuovo Pierluigi Concutelli, colpito da 32 colpi di mitra.
Secondo Eugenio Occorsio, parlare di magistratura come di un “plotone d’esecuzione” è profondamente offensivo:
“I veri plotoni di esecuzione sono quelli che sparavano ai magistrati.”
Occorsio ritiene inoltre che queste dichiarazioni possano riflettere il pensiero di una parte dei sostenitori della separazione delle carriere, considerata da alcuni come un modo per ridurre il potere dei magistrati.
Le dichiarazioni shock di Giusi Bartolozzi: il collegamento con il referendum sulla giustizia
Le critiche di Salvatore Borsellino
Nel dibattito sul Referendum Giusi Bartolozzi è intervenuto anche Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, assassinato nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Borsellino ha definito le dichiarazioni di Bartolozzi “aberranti”, denunciando un clima politico che, a suo avviso, rischia di delegittimare la magistratura.
Referendum giustizia 2026, Giusi Bartolozzi: “Magistratura? Plotone di esecuzione”
Le sue parole sulla magistratura, pronunciate alcuni giorni fa durante un confronto televisivo, hanno generato un forte scontro politico e istituzionale. Il dibattito sul referendum si è tenuto a Telecolor Sicilia. Ospiti della trasmissione Il Punto, condotta da Luca Ciliberti, oltre Giusi Bartolozzi anche la senatrice di Verdi Sinistra Ilaria Cucchi, l’avvocato Fabio Anselmo, il membro laico del Csm Felice Giuffre (quota Fratelli d’Italia), il consigliere togato Marco Bisogni (di Unicost, corrente di centro) e il giornalista del Fatto Quotidiano, Giuseppe Pipitone.
Giusi Bartolozzi ha lanciato il suo attacco vergognoso a un organo indipendente e autonomo dello Stato:
“Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione“.
Prima della parola plotoni, peraltro, ha scandito una mezza parola “pi-lo-ta…” ma non ha concluso la frase.
Bisogna peraltro ricordare che la stessa Bartolozzi è magistrata e ha lavorato ai tribunali di Gela e Palermo e alla Corte d’appello di Roma oltre ad essere stata deputata alla Camera dei Deputati dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022 per Forza Italia.
Referendum giustizia 2026, le dichiarazioni shock di Giusi Bartolozzi: protestano le opposizioni e l’ANM
L’Associazione nazionale magistrati (ANM) è intervenuta con una nota sul caso di Giusi Bartolozzi:
“In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L’appello all’abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi, è assolutamente opportuno. Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea”.
Protestano anche le opposizioni. L’appello al rispetto reciproco delle istituzioni da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è stato ancora una volta rispettato dagli esponenti dell’attuale Governo Meloni.
Referendum sulla giustizia 2026: gli autogol del ministro Nordio

Tante dichiarazioni rilasciate in pubblico dal ministro Nordio sul referendum sulla giustizia hanno messo in imbarazzo lo stesso Governo Meloni, ma una delle più gravi che ha irritato perfino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata la seguente:
“Quando si elegge il CSM, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, morto”.
Quindi, a suo dire, il sorteggio previsto dalla riforma della giustizia per eleggere i rappresentanti dell’organo di autogoverno romperà “questo meccanismo para-mafioso”. Il capo dello Stato, tirato in ballo su due fronti come presidente del Csm e indirettamente come fratello di quel Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia a Palermo nel 1980, ha dichiarato dal plenum:
“Non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione”.
Per poi concludere:
Le istituzioni non attacchino altre istituzioni. Come presidente della Repubblica avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della repubblica”.
Tuttavia, lo stesso ministro Carlo Nordio ha dichiarato pubblicamente che la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci, smentendo uno degli argomenti spesso associati alla riforma della giustizia.
La riforma interviene sull’architettura costituzionale senza però affrontare le vere inefficienze strutturali del sistema e senza ridurre i tempi dei processi. Inoltre non rafforza le risorse degli uffici giudiziari e non tutela l’indipendenza della magistratura, ma rispecchia molto il Piano di rinascita democratica della loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Simonetta Matone della Lega contro il ministro Carlo Nordio: “Aiuta il fronte del NO”
Intervenuta alcuni giorni fa in videocollegamento con il direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria presieduto dal sottosegretario Claudio Durigon, l’ex magistrata e deputata del Carroccio Simonetta Matone ha confermato che il ministro della Giustizia Carlo Nordio è un ottimo e involontario testimonial per il No al referendum:
“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, siamo purtroppo dieci a dieci”.
Parlando sempre di Nordio, infatti, la deputata leghista ha continuato:
“Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la ad una ripresa del fronte del No”.
È forse questo il passaggio più forte dell’intervento dell’ex magistrata la quale, infatti, ha ammesso senza troppi giri di parole che ci sono cose che “non si possono dire pubblicamente”, e che quindi devono essere nascoste ai cittadini che il 23 e 24 marzo dovranno esprimersi sulla riforma sulla giustizia.
Quando Durigon le ha fatto notare che la stampa è in sala, e anche questa sequenza è stata ripresa dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Luciano Musolino che ha poi pubblicato il video, la deputata leghista Matone ha replicato:
“Sì, sì, ma lo so, io con Nordio ho un eccellente rapporto ma bisogna stare molto molto attenti nelle nostre dichiarazioni. Io ho partecipato alle riunioni iniziali, presenti Meloni e Mantovano, si era detto che i toni dovevano essere bassi e che i politici non dovevano partecipare perché gli italiani avrebbero votato sì senza una eccessiva politicizzazione della vicenda”.




















