Sono passati esattamente 48 anni. Mezzo secolo, o quasi, ci separa da quella mattina di marzo in cui l’orologio della storia d’Italia si fermò bruscamente all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa, a Roma. Era il 16 marzo 1978: il giorno in cui il Paese si risvegliò nel pieno degli “Anni di Piombo” e scoprì la vulnerabilità della sua democrazia.
L’agguato che cambiò tutto
In pochi, violentissimi minuti, un nucleo armato delle Brigate Rosse annientò la scorta di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. Persero la vita cinque servitori dello Stato: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Moro fu rapito, dando inizio a un sequestro durato 55 giorni che avrebbe tenuto il mondo intero con il fiato sospeso, concludendosi tragicamente il 9 maggio in via Caetani.
Una memoria che non sbiadisce
A distanza di 48 anni, il “caso Moro” non è solo un capitolo dei libri di storia. È una ferita che continua a interrogare la coscienza collettiva per diverse ragioni:
Il valore politico: Quel giorno Moro si recava in Parlamento per la fiducia al governo Andreotti, sostenuto per la prima volta dal PCI. Il rapimento colpì al cuore il progetto del “compromesso storico”.
Il dilemma dello Stato: La scelta tra la “linea della fermezza” e quella della trattativa divise partiti e famiglie, segnando un solco profondo nel dibattito pubblico.
I misteri irrisolti: Nonostante i numerosi processi, restano ancora zone d’ombra sulle dinamiche del rapimento e sulle possibili interferenze esterne.
Perché ricordare oggi?
Oggi, 16 marzo 2026, ricordare via Fani significa onorare il sacrificio di chi cadde nell’adempimento del dovere e riflettere sulla fragilità delle istituzioni. In un’epoca di sfide globali diverse, la lezione di Aldo Moro sulla necessità del dialogo e della tutela democratica rimane di una modernità disarmante.
Quarantotto anni dopo, l’Italia non dimentica. Perché via Fani non è solo una strada di Roma, ma un luogo dell’anima repubblicana dove, per un istante, il futuro sembrò svanire nel fumo dei proiettili.
Una frase dello statista.
”Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità.”
— Aldo Moro.
Per approfondire l’argomento, potete consultare il libro ‘Prospetto psicografico di Aldo Moro’ di Anna Rita Santoro, dove troverete l’analisi di tutte le 87 lettere scritte dallo statista durante i 55 giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Rosse. Per acquistare il volume, potete inviare una richiesta via email a: ciakartetv.international@gmail.com
Ubaldo Santoro




















