Il dibattito attorno al Disegno di Legge n. 896/2023, che propone la criminalizzazione della cosiddetta “misoginia” in Brasile, ha ormai superato i confini nazionali e inizia a suscitare preoccupazione anche a livello internazionale. Come già chiarito in un recente articolo che ha analizzato i possibili impatti giuridici e istituzionali della proposta, anche sotto il profilo della libertà di espressione e dell’espansione del diritto penale, il tema rivela ora una nuova dimensione. Si tratta degli effetti diretti sugli stranieri che visitano il Paese e, quindi, sul turismo straniero che rappresenta una fetta importante del PIL del Brasile.
Qualora approvato, infatti, il testo potrebbe produrre conseguenze non solo per i cittadini brasiliani, ma anche per gli stranieri che entrano nel territorio nazionale, anche temporaneamente, come turisti o visitatori. Dal momento che secondo l’ordinamento giuridico brasiliano vige il principio di territorialità, qualsiasi condotta posta in essere sul territorio nazionale è soggetta alla legge penale brasiliana, indipendentemente dalla nazionalità dell’autore. In pratica, ciò significa che uno straniero, compreso un cittadino europeo, potrà essere indagato, processato ed eventualmente condannato in Brasile sulla base di questa nuova fattispecie penale che ha generato un dibattito molto acceso in relazione al pericolo di introdurre una fattispecie di “reato di opinione”, e quindi una misura penalmente rilevante solo nelle dittature di stampo fascista.
MISURE CHE POSSONO COLPIRE GLI STRANIERI – In caso di accusa, le conseguenze non sono meramente teoriche. Lo straniero potrà essere sottoposto a: apertura di indagine penale; accompagnamento presso una stazione di polizia per chiarimenti; avvio di un procedimento penale; imposizione di misure cautelari. Tra queste misure, si evidenziano quelle di maggiore impatto: divieto di lasciare il Paese; trattenimento o sequestro del passaporto; restrizioni di contatto o di circolazione. Tali misure sono ampiamente utilizzate nel sistema giuridico brasiliano, e possono essere applicate anche prima di una condanna definitiva, sulla base di una valutazione giudiziaria del rischio.
IL PUNTO PIÙ CRITICO: LA VAGHEZZA DELLA FATTISPECIE PENALE – La principale preoccupazione giuridica risiede nella possibile formulazione aperta della fattispecie penale, che potrebbe includere espressioni come: “ostilità”, “avversione”, “disprezzo”. Si tratta di concetti indeterminati, che non delimitano con precisione quali condotte siano effettivamente criminali. Questo scenario solleva questioni rilevanti: incertezza giuridica; rischio di interpretazioni soggettive, mentre nel diritto penale è richiesto che la legge descriva in modo chiaro e preciso la condotta vietata. Quando ciò non avviene, si apre lo spazio per accuse (con il naturale corollario di possibili false accuse calunniose) e decisioni basate su percezioni individuali e non su criteri oggettivi.
IMPATTO AGGRAVATO PER GLI STRANIERI – Per gli stranieri, questo problema assume contorni ancora più gravi. Questo perché essi non conoscono il contesto culturale e giuridico brasiliano, non hanno familiarità con l’interpretazione locale di determinate espressioni e costumi della popolazione, e possono essere colti di sorpresa da accuse derivanti da comportamenti non chiaramente definiti come illeciti. In altre parole, il rischio non è solo giuridico, è anche comunicativo e culturale.
UNO SCENARIO POSSIBILE – Si immagini la seguente situazione: un cittadino italiano visita il Brasile. Durante una conversazione con una donna brasiliana, egli formula un commento che, nel proprio contesto culturale, non presenta alcuna connotazione criminosa, ma che viene da lei interpretato come “misogino”, con il supporto della normativa vigente. A quel punto, la donna presenta denuncia, e da quel momento l’ignaro turista italiano può essere condotto presso una stazione di polizia, venire sottoposto a indagine, chiamato a rispondere in un procedimento penale e, per motivi precauzionali, gli si potrà persino impedire di lasciare il Paese, poichè in questo caso la nazionalità non offre alcuna protezione.
In conclusione, e considerando che il progetto è già stato approvato all’unanimità dal Senato ed è attualmente in corso di approvazione alla Camera dei Deputati, il rischio di entrata in vigore della nuova normativa appare concreto e imminente, così come concreto e imminente è il pericolo tale progetto possa esporre anche cittadini stranieri a conseguenze penali gravi e immediate. Uomini che visitano il Brasile, anche per turismo, potrebbero essere sottoposti a indagini, restrizioni della libertà e divieti di lasciare il Paese sulla base di accuse fondate su concetti ampi e interpretativi, in un contesto normativo che tende ad equiparare la cosiddetta “misoginia” a reati della massima gravità, come il razzismo.

Ciò significa, in concreto, che una parola, un commento o un’espressione, se interpretati come offensivi, possono assumere rilevanza penale con effetti immediati sulla libertà personale. Non si tratta più, pertanto, soltanto di un dibattito interno, è un segnale chiaro alla comunità internazionale: chi entra in Brasile dovrà confrontarsi con un sistema in cui i confini tra opinione e reato rischiano di diventare incerti, e quando la legge perde chiarezza, non è solo il diritto a essere compromesso, è la libertà stessa a diventare imprevedibilmente insicura. È proprio per questo che gli uomini stranieri devono essere consapevoli dei rischi, e adottare la massima cautela anche nelle interazioni con donne brasiliane, al fine di evitare possibili conseguenze giudiziarie.




















