Non è la festa delle uova colorate né del coniglio che porta dolci. Non è nemmeno solo la domenica in cui ci si concede una pausa. La Pasqua è il giorno in cui qualcuno ha rotolato via una pietra che sembrava inamovibile.
Per chi crede, quella pietra è il sepolcro vuoto, il sigillo spezzato, la vita che vince la morte. Per chi non crede, è la possibilità di ricominciare quando tutto sembra finito. È il coraggio di alzarsi dopo una caduta, di riaprire gli occhi dopo una lunga notte, di uscire da una stanza buia senza sapere dove si andrà, ma sapendo che si deve uscire.
Questa Pasqua non vi auguro solo gioia. Vi auguro la forza di guardare la vostra pietra – quella che vi blocca, che vi pesa, che vi separa da voi stessi o dagli altri – e di chiedervi: “Chi la rotolerà via?”. La risposta non è sempre Dio. A volte siete voi. A volte è un amico. A volte è semplicemente il tempo che passa e vi restituisce il respiro.
L’amore vero, quello che non cerca applausi, non si misura in regali né in messaggi di circostanza. Si misura nelle notti in cui qualcuno resta sveglio con voi anche senza dirlo, nei silenzi che non hanno bisogno di essere riempiti, nelle mani che si tendono senza chiedere nulla in cambio.
Se oggi potessi lasciarvi una sola certezza, sarebbe questa: nulla è definitivo. Nemmeno la tomba. Nemmeno la disperazione. Nemmeno la solitudine. C’è sempre un terzo giorno, un’alba, un istante in cui la pietra, prima o poi, si sposta.
Buona Pasqua a chi cerca, a chi spera, a chi cade e si rialza. A chi non sa ancora cosa credere, ma non smette di cercare. A chi ha perso qualcosa e qualcuno, ma tiene il cuore aperto.
Che l’alleluia sia la vostra canzone, anche se stonata. Che la luce, prima o poi, trovi sempre una fessura per entrare.
Con affetto vero,
Robert




















