Si è tenuto oggi a Roma, nella prestigiosa Sala degli Imperatori presso il Vicariato, l’incontro “Operatori di Pace”, un momento di profonda riflessione su come il messaggio di San Francesco possa guidare il lavoro quotidiano in ambito penitenziario. L’evento, promosso dal Ministero della Giustizia, ha unito istituzioni e spiritualità per parlare di una giustizia che non si limiti alla pena, ma guardi alla rinascita dell’uomo.

L’incontro ha visto l’alternarsi di voci autorevoli della società civile, della Chiesa e dell’accademia. Attraverso gli interventi di Padre Enzo Fortunato e del Professor Marco Bartoli, è emersa la necessità di guardare oltre la colpa per riconoscere l’uomo nella sua interezza.
Anche il mondo della garanzia dei diritti e della formazione, rappresentato da Annamaria Giannini e Irma Conti, ha ribadito che il cambiamento è possibile solo se l’ambiente penitenziario diventa un luogo di cura e ascolto, dove la psicologia e il diritto camminano insieme verso l’obiettivo comune del reintegro sociale.
Il momento più alto della giornata è stato segnato dal contributo di Francesco Salemi, Comandante di Reparto di Regina Coeli. Le sue parole hanno emozionato la platea raccontando una visione che spoglia la divisa da ogni fredda burocrazia per metterne a nudo la missione umana.
Salemi ha ricordato a tutti che la pace non si firma sui trattati internazionali, ma si costruisce con fatica ogni mattina nei corridoi di un carcere complesso come quello romano. Succede in quel momento preciso in cui un Comandante decide che il detenuto davanti a lui non è un nemico, ma un uomo da accogliere e, un giorno, da riconsegnare alla società. È una prospettiva che trasforma il ruolo della Polizia Penitenziaria in uno strumento di prossimità: l’umanità del Comandante diventa la chiave per gestire le tensioni, dimostrando che la vera sicurezza non è data dalla solidità delle sbarre, ma dalla capacità di restare fratelli nonostante tutto.
L’incontro, moderato con sensibilità dalla Dott.ssa Maria Luisa Tattoli e Padre Vittorio Trani, è stato impreziosito dagli interludi musicali del violinista Tommaso Quaranta, che ha dato voce al bisogno di armonia espresso anche dall’Eminenza Baldassare Reina e da Don Raffaele Grimaldi.

Il messaggio finale che resta è chiaro: il carcere può e deve essere un cantiere di pace, dove il rigore delle regole non deve mai spegnere la luce dell’umanità.



















