
Il 30 luglio 2021 l’avvocata Prudenza Ninivaggi (64 anni), viene ricoverata in condizioni critiche al San Camillo di Roma, probabilmente già incapace di intendere e di volere, e muore il 4 agosto. La sorella Palma Ninivaggi, 78 anni, e i suoi figli, i fratelli Lorenzo, Leonardo Vittorio e Saverio Alessandro Cappiello di 41, 49 e 53 anni, suoi parenti di Altamura (Bari) avrebbero approfittato delle restrizioni anti-COVID, che imponevano una sola persona alla volta nelle stanze di degenza, per isolarla dal compagno e dal figlio, impedendo loro l’ultimo saluto. Al 32enne Alberto Infante, figlio di Prudenza e parte offesa nel processo, non è stato consentito nessun contatto verbale o visivo, nemmeno la possibilità di stringere la mano alla propria madre e dirle addio.
Palma Ninivaggi rimasta sola in compagnia della sorella avrebbe manipolato le volontà testamentarie della malata, alterato il contenuto e la firma del suo testamento, ed intestando a lei e ai suoi figli diversi beni che spettavano di diritto ad Alberto Infante. Tra i quali un appartamento di 67 metri quadrati a Civitavecchia, al momento ancora di proprietà degli imputati. Inoltre, Palma deve rispondere anche di furto aggravato per aver sottratto chiavi dell’auto e del garage, cellulare, carte di credito, bancomat e infine prelevato denaro per tremila euro. Beni che sarebbero spettati di diritto all’istante Alberto Infante, che adesso aspetta che la giustizia faccia il suo corso.
Richiesta processuale:
La difesa chiede che il processo venga trasferito da Roma a Bari per competenza territoriale, sebbene tutto sia accaduto a Roma, poiché il testamento autografo fu depositato da un notaio a Bari. Pubblico ministero e avv. di Alberto Infante si oppongono al trasferimento, citando precedenti della Cassazione. Il giudice deciderà il 13 maggio.


















