Si sono concluse le fashion week di Milano e Parigi. Noi di “Paese Roma” abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscerne un protagonista: un organizzatore di sfilate Paolo Distasio. L’abbiamo intervistato per i lettori delle nostre pagine.
Paolo, è un organizzatore di eventi di moda. Come ha iniziato quest’attività?
L’ho iniziata dodici anni fa organizzando piccoli eventi nel locale “Just Cavalli”, molto famoso a Milano e anche fuori. Col tempo sono cresciuto espandendosi, arrivando da una modella a venti, da un fashion designer a sette-otto. Ho stretto anche valide collaborazioni con agenzie di moda estere a Parigi e a Londra. Ho anche amici organizzatori di eventi in po’ ovunque. Mettendo insieme tutte queste risorse, crescere è stato bello ed entusiasmante perché la mia crescita portava alla crescita del team e viceversa.
Quali sono le fashion weeks alle quali solitamente prende parte?
Organizzo le fashion week di Milano, Parigi e Londra. Ci sono sempre presente di persona. Attraverso i miei collaboratori partecipo anche all’organizzazione della fashion week di New York. Queste sono, come è noto, le settimane della moda internazionali più grandi, le cosiddette Big Four.
Quali sono i criteri con cui sceglie collezioni e stilisti per le collaborazioni?
Più che avere al mio evento di moda otto stilisti italiani, preferisco prenderne un po’ da vari paesi. Gli stilisti che scelgo rappresentano tutte le fasce d’età. Le mie sfilate sono sempre in bel mix di varie culture, filosofie e modi di vivere. Questo mio interesse di creare una moda multietnica mi ha portato a diventare molto inclusivo anche. Certe volte gli stilisti che scelgo, per una loro visione della moda e/o delle proprie collezioni, preferiscono ai classici mannequins, molto alti e snelli, le modelle curvy o donne imprenditrici che si prestano alla moda per l’occasione di rappresentare proprio quel brand. Per la prima volta ciò mi è capitato con un fashion designer sostenuto dal Consolato filippino. Poi, sono arrivati gli stilisti dall’India e da tanti altri paesi. E la crescita continua.
Seleziona anche le modelle o lascia questo compito ad altri?
Si, le seleziono. Per i giovani fashion designer che ancora non ne hanno. Ho un ricco database di modelle che impiego nelle sfilate, fiere e convegni.
Come individua gli sponsor degli eventi di moda?
Secondo me, lo sponsor di una sfilata deve essere inserito nel mondo della moda o nel mondo dell’organizzazione degli eventi. I miei sponsor sono spesso produttori di makeup, creme, prodotti per i parrucchieri. Ma ho un occhio di riguardo anche per i catering perché il buon cibo è un elemento utile di ogni evento ben organizzato. Per definire gli sponsor, analizzo molto bene ogni elemento dell’evento, la location compresa. Perché, se c’è la possibilità di avere un ampio parcheggio, lo sponsor può essere preso anche dal mondo automobilistico, settore lusso: si abbina bene all’alta moda che è un bene di lusso per definizione. Ho avuto come sponsor la Porsche grazie al mio personale interessamento e al sostegno di un concessionario di quest’azienda. E non mi fermo qui.
Le ultime fashion weeks di Milano e Parigi: e’ soddisfatto dei risultati raggiunti?
Posso dire che sono soddisfatto appieno.
Che collezioni portate da Lei sulle passerelle più importanti d’Europa sono state apprezzate di più?
Ho avvertito tanti applausi dopo le sfilate dei bambini. Altrettanto successo di pubblico in sala l’hanno avuto anche le collezioni incentrate sul tema del sogno, favola, mondo fantastico. Immagino ciò sia dovuto all’immenso lavoro di fashion design che c’è dietro a una sfilata del genere. Organizzare sfilate che piacciono così tanto mi riempie di orgoglio e ricompensa i miei sforzi organizzativi. Tutte le sfilate di cui parlo si sono svolte a Parigi, all’interno della recentissima Paris Fashion Week.
Molto spazio all’interno dele Sue recenti sfilate è stato dedicato alla moda bambino. Secondo Lei, che futuro ha la moda infantile?
La moda bambino sta prendendo piede e si impone sempre di più. Le mamme sono felici di spendere per i propri bimbi in crescita, sono desiderose di far fare ai loro bimbi un’esperienza interessante:creativa, ricreativa ed educativa allo stesso tempo. Una mamma mi ha confessato: “Sto portando mia figlia a sfilare perché così non sta tutto il giorno al telefono”. E poi, è sempre meglio un viaggio che un giocattolo, dal punto di vista educativo. Il viaggio apre gli orizzonti, stimola la mente, fa praticare lingue straniere, porta a conoscere persone e culture diverse. Ciò che si impara durante un viaggio resterà per sempre nella memoria di una persona diventando il suo bagaglio culturale. Certo, la moda bambino/ a è uno svago. E non posso dire se ha futuro e quale futuro avrà. Sono i grandi brand che dettano lo sviluppo e le tendenze della moda mondiale, noi, organizzatori di sfilate, ci adeguiamo. Ma, a dire il vero, io personalmente colgo solo i risvolti positivi nel far sfilare I bambini e le bambine.
Come concepisce l’idea di una moda inclusiva? Per Lei, è un traguardo, una realtà dei fatti o solo un trend che potrà anche scomparire?
Sono convinto che il futuro della moda è l’inclusione. La legge della taglia trentasei è già abolita, le modelle curvy ormai sono presenti anche alle sfilate più importanti. Ce n’è sempre qualcuna fra le dodici modelle classiche che sfilano per un brand. Ed io ne sono contento Perché finalmente anche una bella donna di taglia 42 o 44 (o anche più grande) può scegliersi l’abito che ha visto sfilate in passerella.
Quali sono i Suoi obiettivi da raggiungere nel 2026?
Ambisco a un’ulteriore espansione. I miei obiettivi per il prossimo futuro sono allargare gli orizzonti e aumentare il numero di città e paesi in cui organizzo i miei eventi di moda.
Ringraziando Paolo Distasio per la disponibilità, invitiamo i nostri lettori a seguire i suoi eventi moda sui social ai seguentte profilo Instagram:
IG @b20events
Olga Matsyna



















