Ian Art unisce arte, comunicazione e spiritualità. Artista concettuale, fotografo, gallerista, direttore creativo: Ian Art è uno di quei rari talenti che non si lascia racchiudere in una sola definizione. Lo abbiamo incontrato per esplorare il suo universo creativo – e la filosofia profonda che lo attraversa tutto.
Artista e creativo multidisciplinare il cui lavoro si fonda su tre pilastri: etica, ricerca, essenzialità. Le sue opere, presenti in collezioni private da Tokyo a Londra, da Dubai a Los Angeles, nascono da una costante ricerca dell’essenza più pura, della verità assoluta, e dal desiderio di rendere il mondo un posto migliore.
Attraverso Ian Art (la sua produzione artistica), Ian Art Gallery (spazio fisico-virtuale per arte, cultura e spiritualità) e Ian Art Photo (fotografia internazionale di moda e brand), Ian esplora nuovi modi di connettere persone, discipline e culture. Abbiamo parlato con lui di arte, innovazione e del suo approccio unico alla creatività.
Ian, ti presenti spesso come artista multidisciplinare. Ma cosa significa davvero, per te, lavorare attraverso tanti linguaggi diversi?
Significa che non ho mai accettato di essere una sola cosa. La curiosità è la mia vera disciplina, il motore di tutto. La fotografia, la pittura, il suono, il video, il design: per me non sono settori separati, sono facce diverse dello stesso solido. Ogni progetto sceglie il linguaggio più adatto per dire ciò che ho da dire. C’è un filo che attraversa ogni cosa che faccio: la ricerca dell’essenza. Non mi interessa aggiungere strati – mi interessa togliere tutto ciò che è artificioso, tutto ciò che non serve, fino ad arrivare alla verità più pura del messaggio. Essenzialità non è semplificazione: è andare al cuore delle cose.
Le opere di Ian Art sono in collezioni private di tutto il mondo. Come si costruisce una presenza artistica così globale?
Le arti parlano una lingua universale: se tocchi qualcosa di vero, passa le dogane senza problemi. Non ho mai inseguito il mercato: ho continuato a fare il mio lavoro con onestà, e il mercato mi ha trovato. E poi, c’è un aspetto che per me è non negoziabile: l’etica. In ogni relazione commerciale, in ogni collaborazione, in ogni scelta – cerco di agire in modo integro, sostenibile, rispettoso. Non è solo un valore personale: è parte del messaggio che voglio che il mio lavoro porti nel mondo.
Arte e mercato: come convivono nel tuo percorso?
In modo naturale. Sono due dimensioni diverse, ma compatibili. L’arte è libera, il lavoro con i brand ha obiettivi precisi. Ma in entrambi i casi c’è un principio comune: altissima qualità, coerenza, libertà creativa, visione. Non vedo conflitto se c’è chiarezza.
Quanto conta oggi la ricerca per un creativo?
È tutto. La ricerca e lo studio devono essere continui. Viviamo in un mondo che cambia costantemente: bisogna essere capaci di “surfare” queste onde. Ma non basta seguire: bisogna anche portare qualcosa di nuovo. Io cerco sempre di evitare la ripetizione di formule già viste. Innovazione per me significa evoluzione consapevole.
La fotografia è uno degli strumenti che usi come artista – ma tieni a precisare che Ian Art non è un fotografo. Cosa intendi?
La macchina fotografica è uno strumento meraviglioso, ma è solo uno dei tanti strumenti che posso pensare di utilizzare. Come oggi l’AI. Quando lavoro come Ian Art – l’artista – la fotografia diventa concetto, astrazione, domanda aperta. Non mi interessa documentare la realtà: mi interessa interrogarla. Quando invece lavoro come Ian Art Photo – il fotografo di moda e brand – entra in gioco un’altra competenza: creare immagini che comunicano, che raccontano un’identità aziendale o personale con forza e precisione. Sono due ruoli distinti, con grammatiche diverse. Confonderli sarebbe limitante per me e fuorviante per chi mi cerca.
Ian Art Photo ha pubblicato oltre 200 editoriali su riviste di moda internazionali come freelance in soli tre anni. È un record mondiale!
Si, credo proprio di sì. Ma conta la qualità. Ogni editoriale è una storia da raccontare in poche immagini – è una disciplina narrativa serrata, quasi cinematografica. Nel tempo ho imparato che la vera qualità non è tecnica, è visiva: avere un punto di vista chiaro, riconoscibile. Ho sviluppato un approccio che chiamo Zero-to-Cover: accompagno brand e persone dalla costruzione dell’immagine visiva fino alla presenza editoriale internazionale. È consulenza strategica, direzione creativa e fotografia insieme. I brand e le riviste che scelgo oggi sono quelli con cui sento una vera affinità di linguaggio e di valori – la sostenibilità, l’autenticità, il rifiuto del superfluo sono criteri che contano quanto l’estetica.
Ian Art Gallery è uno spazio che definisci “phygital” e “phyrtual”. Puoi spiegare questi concetti a chi non li conosce?
Ian Art Gallery ha una sede fisica alle porte di Milano – ma si rivolge a un pubblico mondiale. Ogni mostra è progettata per essere vissuta in modo completo anche a distanza: le opere sono esposte e perfettamente fruibili online, acquistabili come in galleria, e durante i vernissage chi partecipa da remoto può interagire in chat con l’artista esattamente come se fosse in presenza. La mostra online continua, inoltre, a vivere anche dopo la chiusura fisica in sede. Molti eventi sono in live streaming. Phygital è questo: fisico e digitale non come alternative, ma come un unico spazio integrato. Phyrtual è un concetto che ho sviluppato oltre: il virtuale non come copia impoverita del reale, ma come dimensione con una sua dignità e autenticità. Non è un compromesso – è un’estensione genuina dell’esperienza.
Hai citato valori come etica, sostenibilità, spiritualità. Quanto contano davvero nel tuo lavoro quotidiano?
L’arte ha una responsabilità: non può essere solo estetica, deve trasmettere anche messaggi che provochino impatti positivi negli individui e che siano utili alla società nel suo insieme. Rischiano di restare belle parole se non le incarni nelle scelte concrete. Per me etica vuol dire dal riflettere sul fine ultimo della mia ricerca e valore artistico fino nel concreto nel selezionare con chi voglio collaborare, come mi relaziono con le persone. Sostenibilità vuol dire pensare alle conseguenze di ciò che produco – non solo in termini ambientali, ma culturali. Cosa aggiungo al mondo con questo lavoro? È utile, è bello, è onesto? E poi c’è la dimensione che chiamo spirituale – non in senso tradizionale religioso, ma come volontà di andare in profondità, oltre la superficie e la forma. L’arte concettuale, nella mia pratica, nasce sempre da una domanda esistenziale. Se tolgo quella domanda, mi resta solo esecuzione tecnica. Non mi basta.
Sei anche formatore: tieni corsi e workshop su tutte le tue discipline. Come si insegna la creatività?
La creatività non si insegna nel senso stretto del termine – si crea lo spazio perché emerga. Il mio approccio è molto pratico: mostro i miei processi reali, compresi gli errori e i vicoli ciechi. Demitizzare la creazione è il primo passo. Il secondo è restituire alle persone fiducia nel proprio sguardo – tutti hanno un punto di vista originale, ma spesso è sepolto sotto anni di approvazione esterna cercata. Aggiungo che per me la formazione non è mai separata dalla ricerca: studio in modo costante e continuo, perché il mondo cambia in modo rapido e chi si ferma si trova presto a ripetere formule già consumate. Il mio obiettivo non è insegnare le mie soluzioni: è aiutare ogni persona a trovare le proprie.
Musica, video, design, fashion styling, media, formazione… e il blog Qooalivi. Come fai a non disperderti?
Non mi disperdo perché non sono attività separate: sono linguaggi di una sola ricerca. E alla base c’è studio e ricerca costante. È necessario. Il mondo cambia ogni giorno, e se vuoi apportare qualcosa di nuovo, innovativo e utile non puoi ripetere formule già usate. Devi surfare l’onda, non inseguirla. Se compongo come Ian Art Sound, quel brano può diventare ambiente sonoro per una mostra in Ian Art Gallery o per un video di un cliente aziendale. Se sviluppo progetti come Ian Art Design, creo esperienze, non solo forme. Qooalivi racconta lo stile di vita che unisce tutto: creatività, benessere, spiritualità, etica. Il filo rosso è sempre portare valore.
Cosa significa per te lavorare a livello internazionale, mantenendo base a Milano?
Milano è una base strategica, molto viva sul piano creativo. Ma il mio lavoro è globale: collaboro con clienti, artisti e collezionisti in tutto il mondo. Questo mi permette di avere uno sguardo aperto e di non chiudermi in una sola prospettiva.
Allo stesso tempo, avere uno spazio fisico come la galleria d’arte dà concretezza a tutto questo.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi sviluppi dei tuoi progetti?
Continuo ed espando la mia ricerca artistica. Sto lavorando per far crescere ulteriormente Ian Art Gallery come piattaforma internazionale, integrando sempre di più esperienza fisica e digitale. Ho numerosi progetti in corso con brand e media, esplorando anche nuovi linguaggi come AI, ovviamente. L’obiettivo è evolvere, offrendo sempre qualcosa di innovativo, mantenendo coerenza e libertà creativa, ma strategicamente e concretamente utile e di valore.
Una domanda finale: se dovessi descrivere Ian Art con un’unica frase – non una lista di attività, ma un’essenza – cosa diresti?
Qualcuno che non ha mai smesso di fare domande, e ha trovato nell’arte il modo più onesto di condividerle. Tutto il resto, Ian Art Photo, Ian Art Gallery, il suono, il design, la comunicazione – sono declinazioni di questa filosofia di fondo. Sono curioso del mondo e curioso degli esseri umani. Finché lo sarò, avrò qualcosa da fare e da mostrare, con il desiderio, ogni giorno, di lasciare il mondo un posto un po’ più bello, più buono e più utile di come l’ha trovato.
Ringraziamo IAN ART per la disponibilità e invitiamo i nostri lettori a conoscere tutte le sfaccettature della sua creatività ai seguenti siti e link:
Ian Art:
Arte: ian-art.net • @ian.art_official
Galleria d’Arte: ianartgallery.com • @ianartgallery
Fotografia: ianartphoto.com • @ian.art.photo
In foto:
Renzo Chiesa espone le sue foto in Ian Art Gallery
Ian, fondatore e direttore della Ian Art
Dante Battaglia espone i suoi quadri in Ian Art Gallery
Olga Matsyna



















