Roma. Si avvicina il debutto dello spettacolo “Eduardo, parliamoci chiaro” scritto da Claudio Proietti e diretto da Giancarlo Sammartano. Invitandovi al Teatro di Villa Lazzaroni a vederlo, abbiamo parlato con il regista dell’opera.
Giancarlo, come nasce la Sua collaborazione con l’autore di drammaturgia e di narrativa Claudio Proietti, regista anch’egli?
Claudio Proietti – colpa mia – l’ho incontrato da poco, in occasione di questo spettacolo. Visti e presi. Una bella, meglio giusta, capacità di invenzione, una lingua asciutta, teatrale. Generoso nel convenire che dalla pagina alla scena qualcosa si perde e molto si trova. Ma questo è possibile solo se chi scrive conosce il Teatro, le sue trappole, i suoi gesti, i suoi silenzi. Siamo tutti servi di scena.
Lei ha messo in scena il teatro di un’infinità di lingue, culture ed epoche. Chi è per Lei Eduardo De Filippo e come lo mette in scena?
Eduardo è sempre stato l’Oriente del teatro che amo. L’ho letto tutto – La cantata dei giorni pari e di quelli dispari – a vent’anni. Nel suo teatro c’è la memoria di figure irripetibili, la pena di vivere così, la lacrima sul ciglio, la risata che la ricaccia in petto. Un’identità totale tra vita e teatro. Questo sta in quella. Che grande, meravigliosa e ordinata confusione.
Secondo Lei, cos’hanno in comune il teatro eduardiano e quello antico?
Apparentemente, nulla. Eppure, hanno in comune la radice dell’uomo, cioè, l’uomo stesso. Dall’epoca al quotidiano è un passo. I grandi personaggi della tragedia attica raccontano di un ordine infranto, di una perduta felicità (lo scrive Aristotele nella sua “Poetica”) e della battaglia mortale per riconquistarla. Le idee grandi viaggiano sotto (mentite) spoglie diverse.
È direttore artistico del Teatro di Villa Lazzaroni di Roma. Quali sono i principi in base a cui seleziona gli spettacoli per il repertorio di questo teatro?
Semplice: niente scarti televisivi, veri attori, autori, registi di Teatro. Storia, società, costume. Niente psicologismi d’accatto, il proprio ombelico non è il centro del mondo.
Come si iscrive “Eduardo, parliamoci chiaro” nel repertorio della stagione 2025-2026?
Ci sta da re. Passato, ma non trascorso, l’oggi di un attore straordinario, Nicola Acunzo. Uno spettacolo umanistico, sorprendente, aristocratico per eleganza, popolare (mai Pop) per tutti coloro che stasera hanno fatto il gesto rivoluzionario di spengere la televisione e uscire.
Che distribuzione e che vita scenica avrà lo spettacolo “Eduardo, parliamoci chiaro”? Perché, secondo Lei, il pubblico dovrebbe vedere questo spettacolo?
Su questo non ho potere, ma solo motivate speranze. È uno spettacolo commovente che non spaccia emozioni, ma trasmette sentimenti, racconta come la finzione del Teatro può essere più vera della realtà. Si entra in teatro col muso e si esce con la voglia di altro. Penso che lo spettacolo avrà una lunga vita. Non ha additivi, non ha scadenza.
Proporrebbe questo spettacolo agli allievi attori per un progetto di formazione come docente?
Ma questo è uno spettacolo per ragazzi! D’età e d’animo. Le allieve e gli allievi della Scuola dell’attore di “Fondamenta” (il gruppo che gestisce il Teatro di Villa Lazzaroni) saranno tutti invitati, ma, certamente, non precettati. Dovranno capire da soli che “de te fabula narratur”.
Porterebbe questo testo di Claudio Proietti alla radio se ne avesse l’opportunità?
Purtroppo, la Radio – che passione! Avrò fatto, negli anni ottanta e novanta, una cinquantina di regie – non potrebbe rendere con la sola voce lo sdoppiamento del personaggio dell’umile attore primario Raffaele La Pena, nell’autorevole fantasma di Eduardo. Ma chissà.
È stato assistente teatrale dei registi che sono ormai leggende del teatro italiano: Vito Pandolfi, Sergio Tofano, Mario Ferrero, Luigi Squarzina. C’è qualche insegnamento dei grandi che Le è tornato in mente mentre metteva in scena lo spettacolo tratto dal testo di Claudio Proietti?
Tutti, ma proprio tutti i registi di cui sono stato assistente, mi hanno insegnato senza dirlo, spiegarlo, che la regia ha a che fare con la visione di un futuro che ancora non c’è. Lo spettacolo devi averlo in testa e spingere con delicatezza, anche apparente incoscienza, tutte le materialità di cui lo spettacolo sarà fatto, in una stessa organica forma. Si tratta di fare convivere ragione e ritmo.
La Sua prossima regia sarà..?
Un adattamento da un meraviglioso racconto di Marina Cvetaeva, “Sonecka”. Con Giorgia Trasselli. Capitoli diversi delle mille e una sera a teatro.
Auguriamo al regista molti nuovi spettacoli da mettere in scena e invitiamo i nostri lettori a vedere “Eduardo, parliamoci chiaro” dal 15 al 17 maggio al Teatro di Villa Lazzaroni di Roma.
Olga Matsyna




















