Si sono spenti i riflettori sulla 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, ma l’eco del suo successo risuona ancora forte nel panorama culturale. Ispirata al celebre manifesto di Elsa Morante, “Il mondo salvato dai ragazzini”, la rassegna guidata da Annalena Benini non ha solo lanciato uno slogan, ma ha tracciato una rotta precisa per il futuro dell’editoria. E i risultati hanno dato ampiamente ragione a questa visione.
L’onda verde che ha travolto il Lingotto
I numeri di quest’anno parlano chiaro e segnano un record storico assoluto per la manifestazione: 254.000 visitatori in soli cinque giorni. A impressionare, però, non è solo la quantità, ma l’identità del pubblico. Quasi la metà dei biglietti staccati (il 49%) è stata acquistata da under 35, a dimostrazione di come la lettura sia tutt’altro che un passatempo generazionale in via d’estinzione.
I picchi di affluenza hanno registrato momenti straordinari:
40.000 presenze già nel giovedì inaugurale.
Un sabato da record con 70.000 ingressi e il sold out totale per la Sala Oro e l’area Romance Pop Up.
Oltre 34.500 studenti che hanno riempito i padiglioni grazie alle visite scolastiche.
Anche le infrastrutture hanno dovuto superare i propri limiti per accogliere questa marea umana: per la prima volta nella storia del Salone, l’Auditorium è stato aperto contemporaneamente in ogni suo settore (platea, galleria, coro e palchi), permettendo a 1.900 spettatori di assistere in simultanea a un singolo evento.
Grandi Maestri e Nuove Promesse: Un dialogo a specchio
Se da un lato il Lingotto ha visto sfilare colossi della cultura internazionale — da pilastri della divulgazione e della narrativa come Alessandro Barbero, Alberto Angela, Dacia Maraini ed Emmanuel Carrère, fino a ospiti d’eccezione come il Nobel Abdulrazak Gurnah, il senatore statunitense Bernie Sanders e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco — dall’altro il vero miracolo del Salone è avvenuto nelle retrovie, tra i piccoli stand.
”La letteratura di rilievo non è una questione di numeri, ma di voce.”
È proprio in questo contesto monumentale (da oltre 500 stand e 2.600 eventi) che la micro-editoria ha dimostrato il suo valore terapeutico e sociale. Accanto ai colossi industriali, hanno brillato le realtà indipendenti. Ne è un esempio la poesia di frontiera portata in fiera da autori come Mario Pino Toscano (presente con le sue tre sillogi pubblicate da Gambini Editore), Antonietta Siviero e Nunzio Buono.
Il valore della “bibliodiversità”
Essere a Torino, per questi poeti e per i piccoli editori che li sostengono, significa molto più che “esporre”. Significa rivendicare un posto al tavolo della cultura diffusa. Se è vero il proverbio «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei», quest’anno la piccola editoria ha dimostrato di poter camminare a testa alta, con passo sicuro, di fianco ai giganti sacri della letteratura mondiale. Il Salone 2026 ci lascia questa certezza: il futuro dei libri è giovane, indipendente e straordinariamente pluralista.
Anna Rita Santoro




















