TORINO – Tra i padiglioni affollati del Lingotto Fiere, lo stand della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) al Padiglione 2 è diventato un crocevia fondamentale per riflettere sul futuro della professione letteraria. In occasione della 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro, incentrata sul tema “Il mondo salvato dai ragazzini”, abbiamo incontrato il Presidente della FUIS, Natale Antonio Rossi, per fare il punto sulle sfide cruciali che attendono chi scrive.
Presidente Rossi, il Salone di Torino quest’anno celebra le nuove generazioni e il futuro della narrazione. In questo scenario in rapida evoluzione, qual è lo stato di salute dell’autore italiano?
«Il Salone di Torino è sempre un termometro straordinario. Vediamo un grandissimo fermento creativo e un pubblico giovane entusiasta, il che ci fa ben sperare. Tuttavia, lo stato di salute “economico e tutelare” dell’autore richiede ancora molta attenzione. Oggi chi scrive si trova immerso in una transizione epocale: cambiano i supporti, cambiano i canali di distribuzione, ma il valore della creazione intellettuale deve rimanere il punto fermo. Come FUIS siamo qui a Torino proprio per ribadire che dietro ogni libro, ogni audiolibro o sceneggiatura, c’è un lavoratore che va tutelato.»
A proposito di transizioni, l’Intelligenza Artificiale generativa è il tema caldo del momento nel mondo dell’editoria. Come si pone la FUIS di fronte a questa sfida?
«Non possiamo e non dobbiamo avere un atteggiamento luddista di totale chiusura verso la tecnologia, ma la regolamentazione è urgente. L’Intelligenza Artificiale si nutre del lavoro degli scrittori per generare nuovi contenuti, spesso senza autorizzazione e senza riconoscere alcun compenso. La nostra battaglia culturale e sindacale è chiara: serve trasparenza sui dati di addestramento dei modelli algoritmici e, soprattutto, il pieno rispetto del diritto d’autore. Il libro non è solo un prodotto industriale, è un atto di creazione intellettuale che va difeso a monte.»
Lo stand della FUIS al Lingotto è stato un punto di incontro non solo per autori affermati, ma anche per i giovani esordienti, grazie a sinergie con progetti come Incipit Offresi. Perché per voi è così importante investire sui talenti emergenti?
«Perché la “biodiversità letteraria” è la linfa vitale della nostra cultura. Sostenere i giovani e i nuovi linguaggi significa garantire un futuro all’editoria. Spesso gli esordienti sono i più esposti a contratti svantaggiosi o a dinamiche di mercato aggressive. Offrire loro orientamento, formazione e una rete di protezione significa fare un investimento a lungo termine sulla qualità della letteratura italiana.»
Il Salone di Torino ha anche una forte vocazione internazionale. Quali ponti sta gettando la FUIS oltre i confini nazionali?
«In questi giorni abbiamo avuto incontri proficui con delegazioni straniere, istituzioni e sigle sindacali estere. L’obiettivo è consolidare una rete di corrispondenza e cooperazione che permetta di tutelare gli autori italiani anche all’estero e di favorire la traduzione delle nostre opere. La cultura italiana ha una forza attrattiva enorme, ma ha bisogno di strutture solide per viaggiare nel mondo.»
Per concludere, Presidente: qual è il messaggio principale che la FUIS lascia a questa 38ª edizione del Salone?
«Il tema di quest’anno, ispirato a Elsa Morante, ci ricorda che il mondo può essere salvato dalla freschezza e dallo sguardo dei ragazzi. Ma noi aggiungiamo che questo sguardo ha bisogno di storie, di parole curate, di pensiero critico. L’editoria può innovarsi, esplorare la crossmedialità e sperimentare, ma non può prescindere dal riconoscimento del valore economico e sociale del lavoro dell’autore. Senza la tutela della dignità di chi scrive, non c’è futuro che possa reggersi sulle pagine di un libro.»
Anna Rita Santoro



















