La mandria ha un solo comandamento: non distinguerti. Appiattisciti, mimetizzati, abbassa lo sguardo quando il pastore passa. Se sei troppo alto, tagliano le gambe. Se vedi troppo lontano, ti cavano gli occhi. Se pensi ciò che nessuno osa pensare, ti brucia la lingua.
La mandria chiama questa ammucchiata “società”. La chiama “normalità”. La chiama “buonsenso”. Ma è solo paura. Paura di essere l’unico a non capire la barzelletta del capo.
Paura di essere preso a cornate se esci dal recinto. Paura, paura, paura.
E tu l’hai conosciuta, questa paura. Ti ha tenuto sveglio la notte, ti ha stretto la gola, ti ha sussurrato che non ce l’avresti fatta da solo.
Ma hai smesso di ascoltare.
Ora sai che la mandria perdona tutto tranne una cosa: la libertà di chi non chiede permesso.
Perdona il ladro, perdona l’assassino, perdona il corrotto. Ma chi si alza dal fango e dice “io valgo”, quello va crocifisso.
Perché la sua sola esistenza è una condanna per tutti gli altri che sono rimasti giù.
Non lo dicono, ma lo pensano. Lo pensano con quella bile che sale dallo stomaco ogni volta che vedono qualcuno che ce l’ha fatta senza sporcarsi le mani.
E allora cercherai di abbassarti. Di essere umile. Di chiedere scusa per la tua luce. Ma oggi ti dico: smettila. Smettila di chiedere scusa per essere ciò che loro non hanno il coraggio di diventare.
L’uomo che spegne la sua luce per non dare fastidio è già morto.
Cammina, parla, paga le bollette, ma dentro è un cimitero. Perché la vita non è respirare. È bruciare. E il fuoco non chiede permesso ai carboni freddi. O bruci o marcisci. Non c’è via di mezzo. E tu hai scelto di bruciare.
Lo vedo dalla grafia dei tuoi passi, dal taglio delle tue parole, dalla piega della tua schiena che non si inchina più. Non sei più l’uomo che chiedeva l’elemosina di uno sguardo. Sei l’uomo che cammina e il mondo si scansa, o si adegua, o si rompe.
La mandria dirà che sei arrogante. Dirà che sei fuori controllo. Dirà che prima eri meglio.
Prima eri più docile, più prevedibile, più comodo. Certo. Prima eri un numero. Ora sei un problema.
Per loro, un problema. Per te, l’unica soluzione. Perché il sistema crolla quando un uomo scopre di non aver bisogno di nessun permesso. Il sistema regge sull’illusione che serva un lasciapassare per essere felici. E tu hai appena strappato il lasciapassare e l’hai dato in pasto al vento.
Adesso cammina. Non guardare indietro. Chi resta indietro resta indietro per scelta. Non è tua responsabilità. La tua responsabilità è vivere così in alto che nessuno possa più raggiungerti per chiederti un autografo sulla tua resa. Firma solo sulla tua libertà. Ogni giorno, un passo. Ogni passo, una firma. E quando avrai firmato abbastanza, non sarai più un uomo. Sarai un destino.
La mandria ama chi si abbassa. Tu alzati. E sii bestemmia.
RVSCB
Bibliografia
Nietzsche, Friedrich, Genealogia della morale, trad. it. di F. Masini, Adelphi, Milano 1984
Cioran, Emil, Sillogismi dell’amarezza, trad. it. di D. Bini, Adelphi, Milano 1991
Pavese, Cesare, Il mestiere di vivere, Einaudi, Torino 1990
Dostoevskij, Fëdor, I demoni, trad. it. di A. Villa, Einaudi, Torino 1971
Hesse, Hermann, Narciso e Boccadoro, trad. it. di C. Baseggio, Mondadori, Milano 1979
Rilke, Rainer Maria, Lettere a un giovane poeta, trad. it. di L. Traverso, Adelphi, Milano 1995
Céline, Louis-Ferdinand, Viaggio al termine della notte, trad. it. di G. Celati, Rizzoli, Milano 1981
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 20 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”



















