Di Antonella Baiocchi, Presidente del Comitato, Psicoterapeuta Esperta in Criminologia.
Il 12 aprile a Napoli, abbiamo annunciato la costituzione del Comitato “Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere”, un gruppo composto da professionisti e attivisti decisi a rompere il silenzio imposto dal politicamente corretto sulle vittime dimenticate della violenza relazionale: le vittime maschili e le persone discriminate per orientamento affettivo o identità.
Nel direttivo siamo in cinque: io nel ruolo di Presidente, l’avvocato Angelo Pisani (noto anche per aver difeso Diego Armando Maradona) e l’avvocato Antonella Esposito (entrambi nel ruolo di Vicepresidenti) , Vincenzo Spavone (ideatore del termine Bigenitorialità, nel ruolo di Responsabile delle Comunicazioni Istituzionali) e Remo Bibbiani, attivista instancabile per i diritti dei padri separati e delle vittime escluse dalla tutela.

Un comitato, il nostro, nato non per togliere diritti a qualcuno ma per estendere la tutela a TUTTI i vulnerabili, in quanto una società civile non può continuare a decidere quali vittime meritino ascolto e quali invece debbano restare invisibili.
Noi diciamo NO alla mentalità divisiva e profondamente miope che ancora oggi domina il dibattito pubblico, compreso quello televisivo.
Nei programmi televisivi in cui andiamo ospiti, troppo di consueto ci vediamo interrompere, ridicolizzare e zittire mentre cerchiamo di affermare un concetto tanto semplice quanto scomodo: che la violenza non è una questione di sesso, ma di distruttività relazionale, di potere, di fragilità psicologica e di incapacità di gestire la divergenza.
Ci viene ripetuta la solita narrazione: “gli uomini uccidono, le donne no”, “sì, la violenza è trasversale ma i numeri delle donne violente sono irrilevanti”.
Ebbene siamo decisi a denunciare che siamo di fronte ad una gigantesca rimozione culturale!
La realtà, quando si ha il coraggio di guardarla senza ideologie, racconta qualcosa di molto diverso: che la violenza non ha sesso e che uomini e donne possono essere carnefici, donne e uomini posso essere vittime.
Il fatto è che le vittime maschili e le carnefici femminili vengono sottaciuti, nascosti e non studiati.
Quando si prova a denunciare questa assenza di rilevazioni specifiche, per negare questa realtà e affermare che “non è vero che le violenze subite dagli uomini in ambito relazionale non vengano studiate” viene spesso citato il cosiddetto “Portale Scudo”, un applicativo interforze del Ministero dell’Interno utilizzato per tracciare situazioni di rischio e potenziali profili di vittime e autori di violenza.
Ebbene, è profondamente fuorviante ritenere questo strumento una prova del fatto che “la violenza sugli uomini viene già studiata” !
Perché il PORTALE SCUDO:
• non nasce come rilevazione statistica scientifica specifica della violenza maschile domestica e relazionale;
• non raccoglie dati comparabili alle indagini ISTAT dedicate alla violenza contro le donne;
• e soprattutto non risulta alimentato in modo omogeneo da tutte le forze dell’ordine.
Di fatto, secondo numerose segnalazioni operative, l’inserimento dei dati avverrebbe prevalentemente tramite Polizia di Stato e Carabinieri, mentre altre realtà territoriali e forze operative risulterebbero scarsamente rappresentate o assenti.
Questo significa che oggi non abbiamo un quadro reale del fenomeno “uomini vittime” e “donne carnefici”.
E quando un fenomeno non viene misurato correttamente, culturalmente tende a non esistere.
Nel frattempo migliaia di uomini vittime di violenza domestica o relazionale continuano a vivere nel silenzio più assoluto.
Oggi abbiamo solo il sito lafionda.com un progetto che tenta una rilevazione sistematica della violenza femminile contro uomini, minori e anziani raccogliendo certosinamente tutti gli articoli di cronaca che la testimoniano: unico tentativo sistematico di monitoraggio in un deserto statistico quasi totale.
Le rilevazioni raccolte da Lafionda.com mostrano un quadro incompatibile con la narrazione secondo cui la violenza sarebbe esclusivamente maschile.
Dall’inizio del 2026 al 20 maggio 2026, ha rilevato il seguente quadro di donne violente:
• 170 episodi di violenza contro uomini;
• 312 casi di false accuse;
• 203 episodi di violenza su minori e anziani.
E tra le violenze contro uomini risultano:
• 22 omicidi;
• 44 lesioni gravi;
• 9 tentati omicidi;
• 36 casi di stalking.
Numeri certamente incompleti, perché in Italia non esiste alcun osservatorio istituzionale realmente dedicato alle vittime maschili nell’ambito relazionale né alla violenza agita dalle donne.
Un quadro drammatico, che racconta di centinaia di uomini lasciati soli nel dolore.
E pochi cittadini sanno che i Centri Antiviolenza accolgono esclusivamente donne, lasciando gli uomini completamente privi di strutture equivalenti di protezione:
i nostri padri, figli, fratelli, nonni se subiscono violenza sono abbandonati a se stessi solo perché “di sesso maschile”.
Il nostro Comitato intende denunciare:
• la discriminazione verso le vittime maschili,
• l’uso strumentale delle false accuse,
• l’assenza di una tutela realmente inclusiva,
• e la riduzione ideologica della violenza a semplice questione di sesso.”
La violenza riguarda tutte le persone in quanto è questione di “cultura tossica” (Analfabetismo Psicologico-Relazionale) che rende incapaci di riconoscere l’altro come persona autonoma, diversa e degna di rispetto ed impedisce di gestire le divergenze attuando il rispetto reciproco. Questa dinamica induce al Debolicidio : la prevaricazione (fino all’omicidio) dell’interlocutore divergente in posizione di vulnerabilità, da parte di un interlocutore in posizione di potere incapace di promuovere il reciproco rispetto a causa di un profondo Analfabetismo Psicologico.
Finché continueremo a legare la violenza al sesso maschile e a negare la matrice del “Debolicidio” ci saranno sempre Vittime di serie A e vittime di serie B e una società ingiusta, incapace di proteggere davvero tutti i vulnerabili.
Riconoscere tutte le vittime non significa negarne alcune. Significa finalmente avere il coraggio di guardare in faccia la complessità reale della violenza umana.




















