Non c’erano lingue di fuoco sulle teste degli apostoli, quel mattino, nella sala al piano alto di Gerusalemme. Eppure qualcosa accadde. Un vento che si leva dal fondale della storia, una lingua che improvvisamente si fa comprensibile a tutti, un coraggio che non apparteneva alla vigilia.
La tradizione cristiana chiama quell’evento Pentecoste: la discesa dello Spirito, la nascita della Chiesa, l’inizio di un cammino che dura da duemila anni. Ma se guardiamo la Pentecoste del 2026, quella che stiamo vivendo oggi tra guerre, epidemie, crisi climatiche e aggressioni scolastiche, potremmo pensare che lo Spirito abbia smesso di scendere da un pezzo. E invece no. Perché il paradosso di questa domenica è che proprio nel bel mezzo del caos più fitto, qualcosa si scioglie.
I giornali hanno raccontato di un ventunenne che si credeva Dio e ha sparato alla Casa Bianca. Hanno raccontato di un caldo anomalo che trasforma maggio in agosto, di un virus che allarga il suo cerchio mortale in Africa, di due docenti picchiati da un branco di studenti fuori da una scuola di Parma. Hanno raccontato la cronaca della follia, e hanno fatto bene. Ma la cronaca non coglie mai il respiro profondo delle cose. Non vede i nodi che si sciolgono in silenzio, mentre i riflettori sono puntati altrove. Eppure, in questa Pentecoste segnata dal sangue e dal sudore, c’è un filo invisibile che si riannoda.
È qualcosa di più piccolo e insieme di più grande: è la consapevolezza che ogni nodo, prima o poi, viene al pettine.
La follia del ventunenne armato è il nodo di una società che ha dimenticato la cura del malato mentale, che lascia che i giovani si perdano nei labirinti della loro psiche senza una rete, che interviene solo quando è troppo tardi. È un nodo che stringe la gola di ogni paese civile. Ma la Pentecoste insegna che la lingua dello Spirito si fa comprendere da tutti, anche dai più lontani. Forse, dopo questo ennesimo allarme, qualcuno si deciderà a finanziare la salute mentale con la stessa urgenza con cui finanzia i missili. Forse no. Ma il nodo, almeno, è stato mostrato. Non è più nascosto sotto il tappeto della rassegnazione.
Il caldo anomalo è il nodo di un pianeta che ha la febbre, di una civiltà che ha bruciato il futuro per un pugno di petrolio. Trentacinque gradi a fine maggio non sono un evento metereologico, sono un atto di accusa. La Pentecoste, però, è anche il racconto di un vento che soffia dove vuole. E il vento dei cambiamenti climatici, per quanto distruttivo, sta finalmente spazzando via le ultime resistenze negazioniste. I governi non possono più fingere. I cittadini non possono più distrarsi. Il nodo del clima è sotto gli occhi di tutti, e anche se la soluzione è lontana, la consapevolezza è finalmente diventata collettiva.
L’Ebola che avanza in Africa è il nodo di una sanità globale che non esiste, di un’indifferenza cronica verso i paesi poveri, di un sistema che aspetta che il virus bussi alla porta dell’Occidente per muovere risorse. La Pentecoste parla di una lingua che si fa capire da tutti, ma anche di una comunità che condivide i beni. Non c’è comunità che tenga se i malati dell’Africa sono considerati un problema altrui. Il nodo è lì, e questa epidemia, come le precedenti, lo sta mettendo in evidenza. Forse un giorno impareremo che un virus non ha passaporto. Forse. Ma intanto il nodo si mostra, e mostrarsi è il primo passo per sciogliersi.
La violenza dei ragazzi di Parma sui loro professori è il nodo di un’educazione fallita, di una scuola abbandonata a se stessa, di una società che ha smesso di trasmettere il rispetto per l’altro. Il branco che picchia e filma, le risate sullo sfondo, la logica del branco che sostituisce quella della comunità. È un nodo che stringe il cuore di chiunque creda nell’istruzione come strumento di libertà. La Pentecoste, però, è anche la festa della parola che diventa comprensibile. Forse, dopo questo ennesimo episodio, la parola della scuola tornerà a essere ascoltata. Forse i genitori capiranno che non si tratta di “provvedimenti disciplinari”, ma di ridare senso a un patto educativo che si è lacerato. Il nodo è qui, davanti a noi.
La Pentecoste del 2026 non ha le lingue di fuoco. Ha i roghi delle guerre, le fiamme dell’odio, gli incendi del pianeta. Eppure, in mezzo a tutto questo, qualcosa si scioglie. Ogni nodo che emerge dalla cronaca è un nodi che viene al pettine. E venire al pettine significa che non si può più ignorare. La follia, il clima, le epidemie, la violenza: sono tutti nodi che abbiamo stretto noi, con le nostre mani, negli anni dell’indifferenza e della distrazione. Ora sono lì, grossi come macigni, pronti a essere sciolti. Non sarà una domenica a risolverli. Ma questa domenica, almeno, ha il coraggio di guardarli in faccia.
Lo Spirito di cui parlano le scritture non è una soluzione magica. È una forza che spinge a non restare fermi, a non chiudere gli occhi, a non accontentarsi delle mezze verità. È quella forza che ha spinto i discepoli a uscire dalla sala al piano alto e a parlare a tutti, senza più paura. Oggi, la sala siamo noi, chiusi nelle nostre case, nei nostri smartphone, nelle nostre paure. Il vento della Pentecoste è quello che ci spinge a uscire. A parlare. A denunciare. A chiedere. A non rassegnarci.
Finalmente ogni nodo è sciolto? No, non ancora. Ma ogni nodo è stato mostrato.
E mostrarlo, alla fine, è il primo atto dello scioglimento.
RVSCB
Bibliografia
Atti degli Apostoli, cap. 2, vv. 1-13 (la discesa dello Spirito e il dono delle lingue).
Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 24 novembre 2013, nn. 83-86 (sulla gioia dello Spirito anche nel dolore del mondo).
Kierkegaard, Søren, Briciole filosofiche, trad. it. di C. Fabro, Sansoni, Firenze 1970 (sul momento in cui l’istante diventa eterno).
Weil, Simone, La pesantezza e la grazia, trad. it. di C. Zappone, SE, Milano 1995 (sulla tensione tra nodo e soluzione).
Pasolini, Pier Paolo, Lettere luterane, Einaudi, Torino 1976 (sul disfacimento della società italiana e la necessità di uno sguardo nuovo).
Jung, Carl Gustav, Risposta a Giobbe, trad. it. di M. Baccianini, Bollati Boringhieri, Torino 1994 (sul nodo del male e la sua funzione rivelatrice).
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 24 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”



















