San Vito Lo Capo, Sicilia.
Il 26 maggio 2026 andrà in scena lo spettacolo diretto da Anna Graziano. Il testo è di Claudio Proietti. Abbiamo intervistato la regista per saperne di più.
Anna, ha mai messo in scena la drammaturgia di Luigi Pirandello?
No, non ho mai messo in scena un’opera di Luigi Pirandello, ma è un autore che ho letto e studiato profondamente nel corso degli anni. Gli ho dedicato anche la mia tesi, perché considero Pirandello uno dei drammaturghi più importanti e affascinanti della storia del teatro. Amo profondamente il suo concetto di ironia, quel confine sottile in cui il sorriso si trasforma improvvisamente in una smorfia di dolore, come accade nell’immagine della “vecchia imbellettata”, una delle riflessioni più intense e umane della sua poetica, che infatti citerò anche nello spettacolo. La sua capacità di indagare l’identità umana, le contraddizioni dell’esistenza e il rapporto tra realtà e apparenza continua ancora oggi a colpirmi profondamente.
Questo, invece è uno spettacolo in cui Luigi Pirandello è fra i protagonisti. Qual è, per Lei, la specificità di questa invenzione per la messa in scena?
Vedere Luigi Pirandello come personaggio e non solo come autore gli restituisce una dimensione pienamente umana e tridimensionale: non più soltanto voce e pensiero, ma corpo, emozioni e relazioni. In scena appare inizialmente come un fantasma, una vibrazione che fatica a incarnarsi — “è faticoso rientrare nel proprio corpo, faticosissimo” — poi lentamente prende forma e diventa uomo. In questa dimensione umana e concreta entra in relazione con il giovane autore Nino, non come figura astratta ma come guida viva. Infine, il percorso si richiude: dall’uomo torna al fantasma, fino a dissolversi nuovamente in pura vibrazione.
Chi è per Lei Luigi Pirandello e come lo rappresenta sul palcoscenico?
Luigi Pirandello per me è profondamente legato alla mia terra: è la Sicilia, la sua luce e le sue ombre, il nostro modo di guardare il mondo e di attraversarlo. In lui riconosco il nostro umorismo, quella capacità tutta siciliana di sorridere mentre si sente il dolore, di vivere le contraddizioni senza mai smettere di interrogarle. Sul palcoscenico lo porto attraverso la forza, la passionalità, l’intelligenza e l’ironia del popolo siciliano, come se fosse una voce antica che ancora respira e continua a raccontarsi.
Come è nata la Sua collaborazione con Claudio Proietti, autore del testo su Pirandello?
La nostra collaborazione è nata quasi per caso: ci siamo conosciuti grazie al mio compagno Giuseppe Battiloro e ad amici comuni, e da lì è nato un dialogo immediato, una sintonia artistica naturale. Sono stata io a proporre a Claudio Proietti il progetto di una mia regia sul suo testo.
Chi sono gli attori di questo spettacolo e come li ha selezionati?
Gli attori di questo spettacolo sono Giuseppe Battiloro, il mio compagno ed Emanuele Modica, un giovane attore che ho visto crescere anche grazie al rapporto di amicizia con sua madre. In realtà la scelta è nata in modo naturale: da un lato, la fiducia e la sintonia artistica con Giuseppe, dall’altro, l’attenzione e la curiosità verso il percorso di Emanuele, che ha portato in scena energia, sensibilità e autenticità.
Come si iscrive questo spettacolo nel Suo percorso registico?
“Pirandello e il giovane autore” è la mia quarta regia, dopo uno stacco di dieci anni da “Vola libero” (da Pina Maisano Grassi ad Anna Giordano), scritto e diretto da me. Con Luigi Pirandello arrivo dopo un lungo tempo di attesa interiore: un testo che ho sempre sentito vicino e che oggi sembra aver finalmente trovato il suo respiro. Lo leggo in una dimensione quasi “quantistica” dell’esistenza, dove vita e morte si sfiorano e coesistono su frequenze invisibili, come nella sua frase: “noi morti e voi vivi coesistiamo, Nino, sotto altre frequenze, altre vibrazioni, te ne accorgerai e ti stupirai”.
È una tappa profondamente poetica del mio percorso registico, in cui la scena diventa uno spazio dell’anima più che della rappresentazione, sostenuta anche dalla mia formazione in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, che mi porta a pensare lo spazio come materia viva del pensiero e dell’emozione.
Perché Pirandello è ancora d”attualità?
Perché Luigi Pirandello ha saputo raccontare l’essere umano nella sua continua frattura interiore, e questa frattura oggi è ancora più evidente. Viviamo immersi in realtà sempre più “virtuali” e in immagini di noi stessi spesso costruite, dove è difficile abbandonare le maschere imposte dallo sguardo sociale. Ma la maschera è finzione, rappresentazione: e proprio per questo diventa ancora più urgente provare a riconoscerla e superarla. Oggi più che mai abbiamo bisogno di “gettare via” queste maschere e riconnetterci con l’autenticità dell’esistenza, con un contatto vero e profondo con ciò che siamo. Pirandello ci ricorda che non siamo mai uno, ma molti, e che tra ciò che siamo e ciò che appariamo esiste uno spazio instabile, sempre in trasformazione. È per questo che non è solo attuale, ma universale: perché non racconta un’epoca, ma la condizione stessa dell’essere umano.
Quali sono i risvolti più riusciti dello spettacolo tratto dal testo di Proietti?
Credo siano l’armonia d’insieme, il taglio estetico e il dialogo costante tra le sue parti: scene, costumi, luci, atmosfera e musica si intrecciano in un unico linguaggio, sostenuto da una visione precisa e coerente. Al centro c’è l’idea della non linearità e della relatività del tempo, resa attraverso una scena sospesa, onirica, in cui lo spazio e il tempo si dilatano anche nei movimenti scenici, tra rallentamenti e improvvise accelerazioni emotive. È un continuo passaggio tra la lentezza contemplativa del pensiero poetico e la forza più concitata e drammatica dell’azione: una sorta di equilibrio instabile, una bilancia viva di forze opposte che si cercano e si rispondono.
La Sua prossima regia sarà…?
Ho in mente quattro progetti che spero possano diventare le mie prossime regie: “La santa con la scopa” di Luigi Magni, il “Macbeth” di William Shakespeare, e “Il dio del massacro” di Yasmina Reza, oltre a “Il viaggio di Cristo” di Claudio Proietti. Sono percorsi molto diversi tra loro, ma tutti attraversati dallo stesso interesse per le fragilità umane e per le tensioni invisibili che legano i personaggi alle loro verità più profonde.
Dove sarà rappresentato lo spettacolo dedicato a Pirandello dopo il 26 maggio, giorno del debutto?
Dopo il debutto del 26 maggio, auspichiamo di portare lo spettacolo in tournée in tutta Italia, a partire dalla Sicilia: Agrigento, Trapani, Marsala e Palermo. Stiamo lavorando anche per alcune date in Puglia, poi Napoli e Roma, con l’idea di risalire progressivamente lungo il territorio nazionale. Parallelamente, sono in fase di definizione anche alcune possibili tappe all’estero, in particolare, in Tunisia e negli Stati Uniti. Sono progetti su cui stiamo lavorando con attenzione e che speriamo possano concretizzarsi.
Ringraziamo Anna Graziano dell’intervista e invitiamo i nostri lettori a vedere lo spettacolo
” Pirandello e il giovane autore” in scena al teatro comunale di San Vito Lo Capo il 26 maggio.
Olga Matsyna


















