Il 2 giugno 1946, rappresenta lo spartiacque della storia italiana contemporanea. In quel giorno di inizio estate, i cittadini e, per la prima volta, le cittadine italiane non vengono chiamati soltanto a scegliere tra Monarchia e Repubblica. C’è un altro compito monumentale da assolvere: “eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente”, le menti e le braccia a cui affidare il compito di scrivere le regole della nuova Italia democratica.
Tra i banchi di quell’assemblea straordinaria siede un giovane pugliese, destinato a diventare uno dei volti simbolo della storia repubblicana: “Aldo Moro”.
Il giovane professore alla Commissione dei 75. Nato a Maglie nel 1916, nel 1946 Moro non è ancora lo statista maturo e il leader politico che tutti ricordiamo. È un brillante “giurista e docente universitario di trent’anni”, uno dei più giovani membri dell’Assemblea.
La sua terra lo sostiene con vigore: viene eletto con quasi “28 mila preferenze”. Un consenso che lo proietta immediatamente al centro dei lavori più delicati. Moro entra infatti a far parte della prestigiosa “Commissione dei 75”, l’organismo ristretto incaricato di redigere materialmente il testo della Carta costituzionale.
L’architetto dei diritti e dei doveri
A Moro viene affidato un ruolo cruciale nella “Prima Sottocommissione”, quella che ha l’arduo compito di definire i “diritti e i doveri dei cittadini”. È qui che il giovane giurista pugliese lascia un’impronta indelebile:
Contribuisce attivamente alla stesura dei “principi fondamentali” (i primi 12 articoli della Costituzione).
Lavora per tradurre in norme l’ossatura della nostra democrazia, mettendo al centro la dignità umana, la solidarietà e il pluralismo.
“Il 2 giugno 1946 , Aldo Moro è un giovane professore pugliese che partecipa alla costruzione dell’Italia democratica nata dalle macerie della guerra.”
Da quel battesimo del fuoco inizierà la parabola politica che lo porterà ai vertici delle istituzioni italiane, fino al tragico e doloroso epilogo del “1978”, con il rapimento e l’uccisione per mano delle Brigate Rosse.
Destini incrociati: Moro e Di Vittorio
L’Assemblea Costituente del 1946 è un formidabile laboratorio di pluralismo. Accanto al raffinato intellettuale democristiano Aldo Moro, siede un altro grande figlio della Puglia: “Giuseppe Di Vittorio.
Le loro biografie non potrebbero essere più diverse:
Aldo Moro: Nato a Maglie (LE) – Estrazione borghese, giurista e accademico. Rappresentante del mondo cattolico (DC)
Giuseppe Di Vittorio: Nato a Cerignola (FG) – Figlio di braccianti, autodidatta. Leader sindacale e voce del mondo operaio (PCI/CGIL)
Due parabole umane ed esperienze politiche opposte, eppure **uniti dallo stesso storico mandato**: superare le macerie del fascismo e della guerra per dare all’Italia una Costituzione solida, democratica e antifascista.
Il loro incontro a Roma, sotto il cielo del 2 giugno, resta il simbolo più bello di un’Italia che, pur divisa nelle idee, seppe riscoprirsi unita nella fondazione di un futuro comune.
Anna Rita Santoro e Ubaldo Santoro

















