SETTIMO VITTONE – Vi è un legame indissolubile, quasi sotterraneo eppure straordinariamente fecondo, che stringe la grande poesia crepuscolare italiana alle terre del Canavese. Questo nodo intimo e malinconico è tornato a sciogliersi in un racconto vivo e vibrante nel corso di un incontro speciale, ospitato nell’antico giardino della Pieve di San Lorenzo a Settimo Vittone. Una serata dedicata a Guido Gozzano, il “poeta canavesano” per eccellenza, che attraverso versi, fiabe, aneddoti e musiche d’arpa è stato restituito alla sua dimensione più autentica e umana.
L’appuntamento letterario, che ha visto la narrazione di aneddoti e racconti a cura di Lilita Conrieri e Bruno Quaranta, con l’interpretazione artistica dell’attrice Anna Stante e l’accompagnamento musicale dell’arpista Elisa Giola, ha scavato a fondo nella biografia e nella produzione di un autore che ha saputo fare delle “buone cose di pessimo gusto” e della nostalgia una cifra stilistica inconfondibile, elevando la provincia piemontese a palcoscenico dell’anima.
L’alfa e l’omega: Torino e l’orizzonte d’Agliè
Guido Gozzano nasce a Torino il 19 dicembre 1883 e nel capoluogo sabaudo si spegne prematuramente il 9 agosto 1916, stroncato dalla tubercolosi a soli trentadue anni. Eppure, fra queste due date fatidiche che delimitano la sua breve parabola terrena, lo spazio geografico ed emotivo più autentico è occupato dai suoi soggiorni altrove, con una predilezione assoluta e struggente per Agliè, definito «il dolce paese che non dico».
Ad Agliè si legano i primi versi o leggende metropolitane che volevano un Gozzano già poeta a soli quattro anni – ma anche l’infanzia sfarina nell’adolescenza ed ecco un Guido ancora sano cavalcare la bicicletta con l’amico Ettore Colla e gli altri amici del borgo. La vivace “banda Gozzano” non risparmiava alcun paese del circondario: da Caluso a Rivarolo, da Ozegna a Castellamonte, lasciando tracce di memorabili e spensierate “bricconate”.
Crescendo, la vita cittadina torinese gli riserva l’incontro con Amalia Guglielminetti a Torino, ma è ad Agliè e nel verde canavese che il giovane cerca la sua via del rifugio. Siamo nel 1907 quando questa urgenza interiore si traduce in poesia edita da Streglio: nasce ufficialmente il poeta, ma contemporaneamente arriva la malattia, la TBC a minargli il futuro.
Il Meleto: la «cascina volgare» popolata di stramberie
Il fulcro geometrico e sentimentale del mondo gozzaniano ad Agliè è indubbiamente Il Meleto. Questa casa di campagna fu fatta costruire nella seconda metà dell’Ottocento dal nonno materno, il deputato Massimo Mautino, e venne successivamente abbellita con motivi liberty nei primi anni del 900, con la caratteristica meridiana sulla facciata che recita la celebre massima «che non segna che le ore liete».
Poche, purtroppo, le ore liete: con la morte del padre, l’ingegnere Gozzano che muore di polmonite nel 1900, la mamma che viene colpita da paresi e Guido che si ammala di TBC. La malattia e la morte del padre disperdono finanze ed averi ed i Gozzano sono costretti ad erodere il loro patrimonio immobiliare vedendo i terreni e il rustico del Meleto e, infine, la nuda proprietà della villa lasciando la madre usufruttuaria a vita.
Il Meleto, dunque, diviene testimone anche delle ore tristi e che non si offende quando Guido esasperato dai lacci della malattia che gli impediscono la vita cittadina con i suoi teatri, le confetterie, le modiste… la definisce:
«una cascina volgare e senza sogni se io non la popolassi con tutte le mie stramberie»
Eppure, proprio quella dimora divenne il laboratorio della sua immortalità. È il Meleto della poesia e della malattia, delle farfalle e delle favole, il Meleto con il suo salotto di nonna Speranza e le sue buone cose di pessimo gusto, il Meleto della signorina Felicita e di Amalia Guglielminetti. Ed è il Meleto delle prose e delle lettere, il Meleto di Guido Gozzano affacciato alla finestra della sua stanza a rimare il tiglio che a novembre non vuole ingiallire e che l’inverno lo coglierà ancora con tutte le sue foglie verdi e che lo fa concludere: «io e quel tiglio ci assomigliamo un poco».
L’abbraccio eterno del Canavese
Agliè, il paese che non darà i natali a Guido ne lo sorprenderà nella morte ma che conserva le sue spoglie mortali. Gozzano è infatti sepolto ad Agliè, inizialmente nel cimitero del paese e poi traslato nella Chiesa di San Gaudenzio.
Un legame indissolubile che la suggestiva serata di Settimo Vittone, svoltasi sabato 13 giugno 2026 alle ore 18:00, ha saputo far risuonare ancora una volta, dimostrando come l’universo lirico e fiabesco di Gozzano continui ad abitare stabilmente la memoria profonda del Canavese.
Anna Rita Santoro






















