TORINO, 20 GIUGNO 2026 – I recenti dati economici diffusi dalla Banca d’Italia hanno riacceso i riflettori su un tema cruciale per il futuro del Paese: la debolezza della crescita economica italiana nel contesto internazionale ed europeo. Un monito che ha trovato sponda immediata nei vertici di Confindustria e dei sindacati, unanimi nel richiedere uno scatto di crescita di almeno due punti percentuali all’anno.
Proprio oggi, per analizzare questa complessa congiuntura, ci si è ritrovati con l’ex Sottosegretario GIACHINO nella storica Saletta Cavour del Caffè Fiorio a Torino. Un luogo dal profondo valore simbolico: in questo salotto, infatti, il Conte di Cavour riceveva i più importanti personaggi italiani ed europei del suo tempo per tracciare il futuro del Paese. L’incontro odierno ha offerto l’occasione per rimettere al centro del dibattito le tesi contenute nel libro di Giachino, “PERCRESCEREDIPIU’”, presentato oltre un anno fa alla Camera dei Deputati insieme al dottor Gianni Letta. Riflessioni che, alla luce dell’odierna relazione di Bankitalia, si rivelano quanto mai attuali, specialmente per il territorio piemontese.
La parabola del PIL piemontese: un ventennio di arretramento
L’analisi storica dei dati macroeconomici fotografa una vera e propria inversione di marcia per la regione. Nel 2003, il PIL pro capite piemontese si attestava a quota 120, ben al di sopra della media europea (fissata a base 100). A distanza di poco più di vent’anni, quel vantaggio competitivo si è azzerato, con l’indicatore sceso sotto la soglia dei 100 punti.
Una perdita netta di oltre venti punti che non rappresenta solo un dato statistico, ma una crisi sociale tangibile che colpisce soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, riducendone drasticamente il potere d’acquisto. Poiché l’area metropolitana di Torino e la sua provincia generano da sole il 55% dell’economia regionale, la stagnazione del capoluogo finisce inevitabilmente per trascinare verso il basso l’intero territorio.
L’errore strategico della “deindustrializzazione”
Al centro del dibattito politico locale vi è l’ammissione, arrivata anche da parte del sindaco di Torino Stefano Lo Russo durante un recente congresso sindacale, dello stato di declino in cui versa la città. Le radici di questa crisi strutturale vengono fatte risalire alle scelte urbanistiche e programmatiche dei primi anni ’90.
La transizione da una forte identità manifatturiera a un’economia fortemente sbilanciata su turismo, cultura e tempo libero — inaugurata dalle giunte dell’epoca — viene oggi riletta da diversi osservatori come un grave errore strategico. Il settore industriale, infatti, garantisce un valore aggiunto nettamente superiore ai servizi turistici; averne assecondato il ridimensionamento ha privato il territorio del suo principale motore di ricchezza.
I tre pilastri per la ripartenza: Logistica, TAV e Intelligenza Artificiale
Per invertire la rotta e agganciare i mercati europei, il dibattito si sposta sui progetti infrastrutturali e tecnologici non più rimandabili:
Piani di intervento per la logistica: Potenziare i nodi logistici è considerato il passo fondamentale per rendere il territorio piemontese nuovamente attrattivo e competitivo per gli investimenti esteri.
Accelerazione della TAV e dei corridoi transalpini: Il completamento della linea ad alta velocità Torino-Lione è ritenuto strategico per intercettare i flussi merci che, grazie alla Nuova Diga del porto di Genova e al Terzo Valico, si muoveranno verso la Svizzera e l’Europa centrale.
Intelligenza Artificiale nelle fabbriche: La modernizzazione del tessuto manifatturiero superstite deve passare attraverso l’adozione massiccia dell’IA, l’unico strumento in grado di incrementare rapidamente la produttività industriale.
Il quadro politico e le difficoltà di un accordo bipartisan
Nonostante le sollecitazioni del mondo sindacale (in particolare della CISL) per la nascita di un patto bipartisan finalizzato alla crescita, i recenti confronti tra le forze politiche regionali evidenziano distanze ancora marcate. Con la giunta regionale guidata dal governatore Alberto Cirio chiamata a ottimizzare il proprio programma di sviluppo, le forze centriste come l’UDC si dicono pronte a presentare proposte concrete in consiglio. Resta da vedere se la politica locale saprà trovare la quadra per superare le divisioni ideologiche in nome del rilancio economico di Torino e del Piemonte.
Anna Rita Santoro



















