La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati e Israele, istituita nel 2021 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha pubblicato un nuovo rapporto che solleva accuse estremamente gravi sulle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza e in altre aree palestinesi.
Secondo il documento, esisterebbero “ragionevoli motivi” per ritenere che le autorità israeliane possano essere responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Il rapporto ONU e le accuse sulle operazioni militari israeliane
Il rapporto, intitolato “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta: il deliberato attacco di Israele contro i bambini palestinesi nel Territorio Palestinese Occupato dal 7 ottobre 2023”, è stato presentato dalla Commissione presieduta da Srinivasan Muralidhar.
Secondo le conclusioni della Commissione, vi sarebbero elementi che suggeriscono che bambini palestinesi siano stati “deliberatamente presi di mira e uccisi” dalle forze di sicurezza israeliane. Le operazioni militari in corso presenterebbero inoltre caratteristiche sistematiche e un impatto senza precedenti sulla popolazione infantile palestinese.
Gaza: morti, feriti e impatto sulla popolazione civile
Il rapporto evidenzia come la situazione nella Striscia di Gaza abbia generato una crisi umanitaria estremamente grave.
Secondo i dati riportati dalla Commissione ONU, oltre 20.000 bambini sarebbero stati uccisi e più di 44.000 feriti. Il documento segnala anche un numero crescente di minori con disabilità permanenti.
La Commissione sottolinea che molti bambini feriti “affronteranno una vita di disabilità”, con effetti a lungo termine sulla struttura sociale e demografica della popolazione. Le condizioni imposte a Gaza avrebbero inoltre contribuito a una “mortalità infantile prevenibile” e al collasso dei sistemi sanitari.
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“Distruzione dell’infanzia” e sistema sanitario al collasso
Secondo il rapporto, le operazioni militari e le condizioni di vita nella Striscia avrebbero “cancellato l’infanzia” di una generazione.
Il collasso del sistema sanitario e la distruzione delle infrastrutture civili avrebbero “eroso le condizioni necessarie per una generazione futura sana”, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria.
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Accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra
La Commissione ONU sostiene che vi siano “ragionevoli motivi per ritenere” che le autorità israeliane abbiano continuato a commettere crimini di guerra, crimini contro l’umanità e possibili atti riconducibili al genocidio secondo il diritto internazionale.
Secondo quanto riportato nel materiale fornito e in alcune parti del dibattito internazionale, sotto accusa non vi sarebbero solo i militari dell’Israel Defense Forces, ma anche il governo e i coloni israeliani. Questi ultimi, secondo varie denunce di organizzazioni per i diritti umani, sarebbero coinvolti in episodi di assalti a case, terreni agricoli e allevamenti palestinesi, con distruzione di proprietà e appropriazione di beni, spesso in contesti in cui viene segnalato il coinvolgimento o la presenza delle forze di sicurezza.
Nella “Sintesi delle conclusioni del diritto penale internazionale” (paragrafo 329) si legge che «la condotta delle autorità, delle forze di sicurezza e dei coloni israeliani descritta in dettaglio in questo rapporto non costituisce un mero danno incidentale o un danno collaterale arrecato ai bambini palestinesi. Al contrario, le forze di sicurezza israeliane e i coloni israeliani hanno preso di mira direttamente e intenzionalmente i bambini palestinesi in molti casi, uccidendone decine di migliaia e lasciando decine di migliaia di altri con danni irreversibili, inclusi danni fisici e mentali a lungo termine».
Nello specifico, «Israele ha preso di mira i bambini palestinesi a Gaza in due modi distinti: direttamente, sparando ai loro organi vitali con armi di precisione come droni e cecchini; e attraverso l’uso di armi ad alto impatto, causando attacchi diffusi e sistematici contro edifici residenziali, scuole e campi profughi affollati di bambini. Israele è inoltre legalmente responsabile per non aver protetto i bambini palestinesi dall’essere presi di mira da soldati e coloni israeliani in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e per aver permesso, agevolato e incoraggiato la continua violenza dei coloni, che serve a consolidare gli insediamenti, annettere terre palestinesi e costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie terre».
Per la commissione, «un cessate il fuoco che consente alle forze di sicurezza israeliane di aprire il fuoco sui bambini che attraversano un confine mal definito non può essere considerato credibilmente una cessazione delle ostilità. La segnaletica vaga, l’assenza di chiari avvertimenti e la mancanza di corridoi sicurihanno trasformato l’area in una trappola mortale, soprattutto per i bambini».
La posizione di Israele
Le autorità israeliane hanno respinto con fermezza il rapporto, definendolo “diffamatorio” e una “farsa calunniosa”.
Cisgiordania e Gerusalemme Est nel rapporto ONU
Il documento include anche analisi sulla situazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, evidenziando episodi di violenza, terrore e tensioni crescenti.
Secondo la Commissione, tali dinamiche potrebbero configurare ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario.
Il dibattito internazionale e le indagini in corso
Il rapporto dell’ONU si inserisce in un contesto di crescente attenzione internazionale.
Organismi come la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale stanno esaminando varie procedure legate alle accuse mosse nel conflitto israelo-palestinese.
Il rapporto sollecita Israele a interrompere immediatamente gli attacchi e l’assedio a Gaza e le violenze sui bambini. Chiede, tra le altre cose, di «restituire immediatamente le salme di tutti i bambini deceduti ai loro familiari e porre fine alla pratica di trattenere le salme di bambini e altre vittime palestinesi».
Si sollecitano la mobilitazione della comunità internazionale e l’intervento dell’Onu per «proibire ogni scambio commerciale bilaterale di natura militare con Israele e imporre sanzioni immediate e complete, inclusi divieti di viaggio, congelamento dei beni e restrizioni finanziarie, ai funzionari israeliani in posizioni di comando, ai vertici delle forze di sicurezza israeliane e a coloro che ricoprono posizioni di comando militare, nonché ai soldati in servizio a Gaza a partire da ottobre 2023 che abbiano commesso o possano aver commesso crimini internazionali».



















