Ci sono luoghi in cui il tempo non si limita a passare, ma decide di fermarsi, di farsi custode e complice di un’epoca. Uno di questi angoli di mondo si trova ad Agliè, nel cuore verde e silenzioso del Canavese: è Villa Il Meleto, la dimora estiva in cui Guido Gozzano visse la sua stagione letteraria più intensa e ispirata. Visitare questa villa oggi non significa semplicemente varcare la soglia di una casa museo, ma compiere un vero e proprio pellegrinaggio sentimentale all’origine della poesia crepuscolare italiana.
Un Santuario Intatto nel Cuore del Canavese
Acquistata nella seconda metà dell’Ottocento dalla famiglia del poeta, Villa Il Meleto divenne per Gozzano il perfetto “rifugio di quiete”, un eremo lontano dai clamori della vita cittadina di Torino e un argine contro l’avanzare della malattia che lo tormentava.
La villa si presenta ancora oggi come un’oasi sospesa, un’architettura che dialoga armoniosamente con la natura circostante. Ma la vera magia si compie una volta varcato il portone d’ingresso: le stanze sono rimaste miracolosamente identiche a come il poeta le ha lasciate. Gli arredi, i quadri, i tappeti e gli oggetti personali non sono stati musealizzati o protetti da fredde teche di vetro; sono lì, al loro posto, disposti secondo quel gusto Liberty e tardo-ottocentesco che ha marchiato a fuoco l’immaginario gozzaniano.
La Poesia delle “Buone Cose di Pessimo Gusto”
Passeggiando per il salotto buono della villa, è impossibile non lasciarsi sopraffare da una forte emozione letteraria. Tra quelle mura si respira l’essenza stessa di una delle sue liriche più celebri, L’Amica di nonna Speranza.
Le stanze sono popolate da ciò che Gozzano definiva, con affettuosa ironia, le “buone cose di pessimo gusto”:
I pappagalli impagliati sotto campane di vetro;
I vecchi astucci foderati di velluto sbiadito;
Le stampe d’epoca raffiguranti eroi del passato e scene galanti;
Gli specchi opacizzati dal tempo che sembrano trattenere i riflessi di chi li ha guardati un secolo fa.
Ogni oggetto, pur nella sua apparente e provinciale modestia, viene riscattato dall’occhio del poeta, che ne coglie l’anima segreta e la trasforma in pura, struggente bellezza.
Il Giardino Romantico e il Viale dei Sospiri
Se l’interno della villa custodisce la memoria intima e domestica, l’esterno ne accoglie la malinconia romantica. Il giardino del Meleto è un trionfo di natura sapientemente spettinata, lontana dai rigidi schemi geometrici dei parchi nobiliari.
Passeggiando tra i frutteti (i meli che danno il nome alla proprietà), i cespugli di rose e i viali ombrosi, Gozzano amava sostare per ore, cercando sollievo nella scrittura o dedicandosi alla sua insolita passione per l’entomologia (la collezione di farfalle è ancora visibile all’interno). È sotto queste fronde che sono nati i versi della Signorina Felicita ovvero la Felicità, dove il paesaggio canavesano diventa specchio di un amore impossibile e di una giovinezza che sfiorisce troppo in fretta.
Un’Emozione Sospesa nel Tempo
Ciò che rende la visita al Meleto un’esperienza quasi vibrante e, a tratti, cinematografica, è la sensazione fisica della presenza. Non c’è la distanza accademica che si avverte di solito nei luoghi di culto letterari. Seduti idealmente di fronte alla sua scrivania, dove sono ancora conservati i calamai e i manoscritti, si ha l’impressione che Guido Gozzano si sia allontanato soltanto da un momento, forse per fare una passeggiata in giardino o per guardare il tramonto sulle colline di Agliè.
Villa Il Meleto non è solo una tappa per appassionati di letteratura; è un invito a rallentare, a riscoprire il valore delle piccole cose, della nostalgia e di quella malinconia aristocratica e ironica che è stata la culla del Crepuscolarismo. Un luogo dove, ancora oggi, la poesia continua a respirare.
Anna Rita Santoro 



















