Mancano ormai pochi giorni alla conclusione della raccolta firme per il referendum che punta ad abolire il finanziamento pubblico diretto all’editoria. L’iniziativa, promossa dall’associazione Schierarsi, fondata da Alessandro Di Battista, sta attraversando la fase decisiva della campagna, con centinaia di banchetti organizzati in tutta Italia e la possibilità di aderire anche online tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica.
L’obiettivo dei promotori è raggiungere le 500.000 firme necessarie affinché il quesito referendario possa proseguire il suo iter istituzionale. Con l’avvicinarsi della scadenza cresce anche l’appello rivolto ai cittadini affinché partecipino a quella che gli organizzatori definiscono una battaglia per la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Gli ultimi giorni della raccolta firme sono decisivi
Come spesso accade nelle campagne referendarie, la fase finale rappresenta il momento più importante. Molti cittadini decidono infatti di aderire proprio negli ultimi giorni disponibili, quando la mobilitazione sui territori si intensifica.
Secondo i promotori, nelle ultime settimane migliaia di volontari hanno organizzato banchetti nelle principali città italiane, affiancando alla presenza nelle piazze una campagna di informazione attraverso i social network e gli incontri pubblici.
L’iniziativa può essere sottoscritta sia online sia presso gli uffici comunali abilitati o nei punti di raccolta autorizzati, modalità che ha consentito una partecipazione più ampia rispetto al passato.
Alessandro Di Battista: “Sempre più persone vogliono decidere come vengono spesi i soldi pubblici”

Tra i principali promotori della campagna c’è Alessandro Di Battista, vicepresidente dell’associazione Schierarsi, che negli ultimi giorni ha rilanciato più volte l’appello alla firma.
In occasione delle iniziative organizzate nelle piazze italiane, Di Battista ha dichiarato che il “Firma Day” rappresenta “un momento importante di partecipazione democratica” e che “sempre più persone chiedono di poter decidere direttamente sull’utilizzo del denaro pubblico e sul futuro del sistema dell’informazione”.
L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle sostiene inoltre che il referendum rappresenti un’occasione per restituire ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente su una questione che riguarda il rapporto tra politica, informazione e risorse pubbliche.
Le critiche di Di Battista al sistema dei contributi pubblici
Nel corso della campagna referendaria, Di Battista ha ribadito più volte la propria contrarietà ai contributi pubblici destinati ad alcune imprese editoriali.
Secondo il promotore dell’iniziativa, il sistema avrebbe progressivamente perso la funzione originaria di garantire il pluralismo dell’informazione, trasformandosi invece in un meccanismo che, a suo giudizio, finisce per sostenere economicamente testate già riconducibili a grandi gruppi editoriali o politici.
Tra gli slogan utilizzati durante la campagna compare anche l’espressione “basta soldi ai giornali”, con cui gli organizzatori chiedono l’abolizione dei contributi pubblici diretti all’editoria.
“Una proposta dal basso”
Negli ultimi aggiornamenti sulla raccolta firme, Di Battista ha parlato di una mobilitazione costruita esclusivamente attraverso il lavoro dei volontari.
Commentando l’andamento della campagna, ha affermato che si tratta di “una proposta dal basso” che avrebbe raccolto centinaia di migliaia di adesioni nonostante, secondo la sua opinione, abbia ricevuto scarsa attenzione dai principali mezzi di informazione.
Sempre secondo Di Battista, la partecipazione dimostrerebbe l’interesse di una parte significativa dei cittadini verso una revisione del sistema dei finanziamenti pubblici destinati all’editoria.
Quante firme sono state raccolte
Nel corso delle ultime settimane il numero delle firme è cresciuto costantemente.
Secondo gli aggiornamenti diffusi dai promotori, la raccolta ha superato quota 270.000 sottoscrizioni, avvicinandosi progressivamente all’obiettivo delle 500.000 firme richieste dalla normativa per la presentazione del referendum.
Proprio per questo motivo gli organizzatori stanno intensificando gli eventi sul territorio e invitano chi non ha ancora aderito a firmare prima della scadenza prevista.
Perché i promotori chiedono l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
Le motivazioni illustrate dal comitato promotore sono diverse.
Secondo Schierarsi, i contributi pubblici diretti destinati ai giornali non sarebbero più giustificati nell’attuale contesto dell’informazione digitale.
I promotori ritengono che:
- le imprese editoriali dovrebbero sostenersi principalmente attraverso il mercato e i propri lettori;
- le risorse pubbliche potrebbero essere destinate ad altri settori considerati prioritari;
- il rapporto tra cittadini e informazione dovrebbe essere regolato soprattutto dalla libera scelta dei lettori.
Si tratta naturalmente della posizione sostenuta dai promotori del referendum e non di una valutazione condivisa da tutto il mondo politico o giornalistico.

Come firmare
Chi desidera aderire all’iniziativa può ancora farlo fino alla scadenza prevista.
La firma può essere apposta:
- Online con SPID tramite il portale del Ministero della Giustizia:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004; - Presso i banchetti fisici organizzati sul territorio;
- Recandosi al proprio Comune di residenza.
I promotori invitano i cittadini a verificare le modalità operative disponibili nel proprio territorio e a non attendere gli ultimi giorni utili.
Una campagna destinata a far discutere
Indipendentemente dal risultato finale della raccolta firme, l’iniziativa promossa da Schierarsi ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema del finanziamento statale all’editoria.
Per Alessandro Di Battista, la consultazione rappresenta uno strumento di partecipazione popolare e un’occasione per rimettere nelle mani dei cittadini una scelta sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Per i sostenitori dell’attuale sistema, invece, il finanziamento pubblico continua a rappresentare una garanzia per il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione.
Con gli ultimi giorni della raccolta ormai alle porte, sarà il numero finale delle firme a stabilire se il quesito referendario potrà proseguire il proprio percorso previsto dalla legge. In ogni caso, il confronto sul rapporto tra Stato, informazione e utilizzo del denaro pubblico è destinato a rimanere uno dei temi più discussi del panorama politico italiano nei prossimi mesi.
















