Con un solo voto di scarto (188 contrari e 187 favorevoli), un’imboscata di circa trenta franchi tiratori ha bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia che proponeva il capolista bloccato e la tripla preferenza di genere.
Mentre le opposizioni esultano e chiedono le dimissioni del governo, il centrodestra minimizza e punta a blindare il testo, che ora manterrà le liste bloccate senza preferenze.
La rabbia di Giorgia Meloni e la strategia del Senato
La premier, che si era esposta in prima persona sfidando gli avversari a viso aperto, non ha nascosto l’amarezza: «Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude». Meloni ha ammesso i problemi interni alla coalizione, sottolineando la necessità di un chiarimento.
Tuttavia, i vertici della maggioranza serrano i ranghi:
Antonio Tajani liquida l’accaduto come un semplice «incidente di percorso».
Ignazio La Russa lancia la scialuppa di salvataggio: a Palazzo Madama non è previsto il voto segreto, lasciando aperta la strada per reintrodurre le modifiche durante il secondo passaggio parlamentare.
Caos e ostruzionismo nella notte
Dopo il voto, i lavori alla Camera sono proseguiti in un clima infuocato fino a mezzanotte:
La protesta dei video: Le opposizioni hanno occupato l’Aula denunciando alcuni deputati della Lega che avrebbero filmato la propria scheda per smentire l’accusa di essere franchi tiratori.
Le accuse in Aula: Tensioni anche per presunti insulti e riferimenti a Hitler attribuiti a Domenico Furgiuele (Lega/Futuro Nazionale).
La mossa dei partiti di minoranza: PD, M5S, AVS, Italia Viva e Più Europa hanno ritirato quasi tutti i loro emendamenti per protesta, salvando solo i dossier sui fuorisede, sulle firme digitali e sulle regole di accesso alle elezioni.
Massimiliano Pirandola

















